LA SOLIDARIETA’. UNICA SPERANZA DEL POPOLO GRECO

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DI  ALFONSO D’ALESSIO

Lucida analisi sulla situazione ellenica,di un Uomo di Chiesa, da sempre dalla parte dei più deboli. 
Ci sono due nemici apparentemente invisibili, ma senza combattere i quali la soluzione della crisi è utopistica. Lo spunto di riflessione viene per entrambi dalla Grecia. Qualche mese or sono, con strascichi ancora attuali e che fanno la notizia dell’ultima ora, sono stati concessi aiuti per 130 miliardi di euro alla Grecia. Basteranno? Ne serviranno altri? Chi lo sa! Fatto sta che si è costretto il popolo greco a vivere ore di attesa con il fiato sospeso sotto un ricatto che non dava alternative. Eppure tutta l’Europa dovrebbe guardare a loro con riconoscenza, fosse anche per il solo fatto di aver immesso nel dna del continente i principi della democrazia. E invece? Oblio semi totale. E’ vero, non si vive solo di eredità, ma mi pare che nella fattispecie ci troviamo di fronte alla completa indifferenza delle sofferenze di una comunità nazionale sacrificata al dio denaro e alle dure leggi che esso impone. E’ toccato alla Grecia, ma nemmeno nazioni che ora fanno la parte del leone possono dormire sonni tranquilli. La crisi è di sistema, e nessuno è immune da rischi fino a quando non si rimoduleranno le regole restituendo il mercato al servizio dell’uomo e non viceversa. La morale è semplice e la riflessione di conseguenza quasi scontata. Senza dare il giusto valore alle origini, continuando ad emarginarle a funzione di mero ricordo da tirare in ballo se acquistano valore asservito all’economia del turismo, il futuro non avrà vita. Scontato davvero? Certo! Ma la cecità è impressionante. Altra riflessione deriva da quanto la Chiesa greca sta facendo. I cattolici in Grecia sono una minoranza, circa 200 mila su una popolazione di 11 milioni di abitanti. Il resto, a parte qualche sparuta minoranza ancora più piccola di quella cattolica, è cristiana ortodossa. Ma le diocesi cattoliche non sono passive di fronte alle gravi difficoltà che il paese sta attraversando, e tramite la Caritas cercano di fare tutto quanto è possibile per aiutare i fratelli di qualunque etnia e religione. Interessantissimo, anche per una lettura che va oltre il fattore religioso, è il documento che i vescovi hanno consegnato ai cattolici. Colpisce la lucida analisi: “come Chiesa Cattolica, nonostante le poche forze e la voce debole, sentiamo di aiutare ad affrontare la crisi economica del nostro paese, che affonda le sue radici nella mancanza di principi morali cristiani e nella vita pubblica e privata del paese”. I vescovi esprimono preoccupazione di come, nonostante la drammaticità della situazione, le parti politiche e sociali continuino a curare i loro interessi partigiani. I cittadini, invece, “si aspettano che le forze politiche trovino l’unione necessaria e il rispetto dei valori morali per condurre la Grecia fuori dalla crisi”. Dunque crisi morale, perdita di valore, smarrimento dall’orizzonte del bene comune, sono le ragioni di fondo che senza demagogia si intravedono sia nella classe politica che nella società più in generale. Da qui l’appello ai cattolici di intensificare i loro sforzi attraverso il volontariato, “la nostra solidarietà – scrivono ancora i vescovi – non vuole essere solo verbale o rimanere un’idea astratta, ma si concretizza attraverso le istituzioni e i membri della nostra chiesa”. Ovviamente la comunità di fedeli è consapevole che da sola non può cambiare molto, ma sa anche di essere quel seme di speranza per il futuro, e quella goccia d’acqua senza la quale il mare non sarebbe tale. Ecco il secondo nemico: pensare ognuno a se stesso. Vale solo per la Grecia? Mi permetto di dubitarne.

Pubblicato il 10 agosto 2012