IL MONDO DEI SOCIAL NETWORK.

Mariagiovanna Fanelli

DI MARIA GIOVANNA FANELLI

Tutti amiamo facebook, diciamolo. Anche chi lo vilipende, chi ne sta apparentemente alla larga, chi ne sente il peso, in fondo, lo ama da morire. Facebook soddisfa le necessità di narcisi e voyeur, di timidi e spavaldi, di colti e ignoranti. È un grande palcoscenico con la scena in perenne mutazione, un caleidoscopio di ruoli in continuo alternarsi fra loro. Da protagonisti si passa velocemente ad antagonisti, poi comparse, poi spalle, senza mai dismettere il ruolo di spettatori. E ci si diverte un mondo, inutile negarlo. Su facebook, persino le assenze diventano studiate presenze e l’occhio incessante di chi non scrive mai, forse, è quello più critico. Così sappiamo tutto di tutti e siamo contenti di far sapere nel frattempo di noi: dove siamo, dove andiamo, cosa mangiamo, se e quanto gioiamo o soffriamo. Ed è persino meglio di un curriculum formato europeo, ché possiamo far sapere a tutti ( …oddio, ad un paio…ma corriamo volentieri il rischio lo sappiano tutti) quale musica ci piace, che autori leggiamo -se leggiamo- chi sono i nostri amici preferiti e quale cantante rosoleremmo volentieri assieme alle caldarroste. E poi, volete mettere il piacere di avere fra i propri amici il mito del cuore? Certo, non è detto che sia proprio lui in persona a gestire il profilo, ma l’illusione di sapere cosa abbia mangiato a colazione il VIP tal dei tali non ha prezzo. E, mentre ci facciamo belli agli occhi del mondo virtuale, magari diamo una sbirciatina alle notizie, leggiamo un paio di curiosità e ci strafoghiamo di frasi fatte, realmente dette o no. Non c’è nulla che non si possa scoprire grazie al social network più amato dagli italiani: anche i profili più blindati, se oggetto di morbosa curiosità per qualsivoglia motivo, possono essere studiati e desunti da collegamenti con terzi. Eh sì, perché tutti abbiamo almeno un amico caro senza alcuna restrizione della privacy e, se il motivo che spinge a farlo è d’amore o di guerra, anche la casalinga di Voghera diventa uno spietato agente segreto…no,senza 00, però…ché la licenza d’uccidere facebook di certo non la dà. Celebri frasi proverbiali o mutuate da pubblicità icone dei nostri tempi descrivono in poche parole il concetto. Esempi? Eccone un paio: “ci sono cose che proprio non puoi sapere, per tutto il resto c’è facebook!” oppure “occhio non vede, facebook te lo racconta!” È un guaio? Non sono un sociologo né uno psicologo né un massmediologo ma, in linea di massima, direi di no. Anche questo è un modo di socializzare e, soprattutto, di tenere i contatti con persone lontane che magari si vorrebbero sempre a portata di mano. Naturalmente ci si presenta con la veste migliore, quando si socializza o, per esser più precisi, quella che noi riteniamo migliore per noi stessi. Ed è fantastico così, perché se c’è qualcuno tendente a qualche stato d’animo che proprio a noi non va giù, mentre per la persona in questione tale stato d’animo è persino piacevole da mostrare, beh!, siamo liberissimi di girarne alla larga, proprio perché vige la regola del “mi piace!”, una sorta di sentenza momentanea ma ripetibile ad libitum per tutti gli status, i post e i video che i nostri amici vanno pubblicando nell’arco di una giornata. Basta solo farsi un tantino furbi ( chi non lo è si sforzi, per cortesia!) e ricordarsi di editare solo ed esclusivamente ciò che si vuol far sapere: omettere non è un peccato.

Pubblicato il 25 ottobre 2012.