OBAMA VINCERA’ CONTRO L’INCUBO ROMNEY.

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

Stavolta non sarà un’elezione qualsiasi. Le Presidenziali americane,  che si decidono oggi, rappresentano infatti lo spartiacque tra due mondi diversi. Due idee diverse della vita. Obama contro Romney. Nello scontro per la Casa Bianca più infuocato della storia recente. E la sfida, sia ben chiaro,  non riguarda solo gli Stati Uniti. Riguarda tutti noi. Perchè se vincesse Romney si materializzerebbe il progetto avviato dopo il crollo del muro di Berlino, carezzato da quei leggendari bontemponi del gruppo Bilderberg: un’oligarchia al potere. Cioè l’1 per cento contestato da occupy wall street e indignados spagnoli. Finanza internazionale e banche alla conquista del mondo. Orribile.

Addio allo stato sociale, ai sogni della gente. Comanderebbero loro, i ricchi. Le prove generali di quel che potrebbe essere le stanno già facendo ad Atene. Poi toccherà a Madrid, Lisbona. Magari Roma. Non a caso Romney, alla fine della sua campagna elettorale, ha attaccato ancora una volta il welfare italiano, bacchettandoci e strepitando davanti ai suoi elettori: ‘volete che l’America faccia la stessa fine dell’Italia, che per difendere i diritti di tutti sta sprofondando nel debito pubblico?’ Vaglielo a spiegare al mormone americano che i problemi italiani partono  dalla grande evasione fiscale e dalla corruzione. Ma tant’è.

Del resto lui l’ha detto chiaramente: del 47 per cento dei nuovi poveri americani ( in realtà la media borghesia), non gli interessa nulla. A Mitt, con quel volto da venditore di auto usate,  interessa privilegiare i ricchi. Solo loro. Per Romney, la vita migliore che promette agli americani creduloni, è un frullato di precari in lotta per uno straccio di lavoro, la dissoluzione dello stato sociale, la deregulation dell’economia. Un incubo. Altro che american dream.

Ritratto presidenziale ufficiale di Barack Obama

Dall’altra parte, Obama. Non certo il migliore dei presidenti possibili, nel senso che qualche delusione l’ha dato a chi credeva in lui. Eppure a conti fatti i suoi 4 anni alla Casa Bianca hanno del miracoloso. La situazione lasciata dal repubblicano Bush, un doppio mandato che, davvero,  ha distrutto il sogno americano, era disastrosa. Obama ha ricostruito pezzo a pezzo dalle macerie, anche se non è riuscito a ridare slancio ad un  Paese piegato e depresso. Almeno però è riuscito a contenere lo sfascio, a non far  affondare gli Stati Uniti  all’indomani della bolla speculativa che mise in ginocchio l’economia.

Un mondo più giusto. Questo, secondi i proclami elettorali, vuole Obama. Un America che aspetti i più deboli, per andare avanti tutti insieme, senza lasciarsi nessuno alle spalle. Ineccepibile. Che poi questa prospettiva di vita si sia scontrata con la realtà e gli egoismi senza fine delle classi agiate, è un altro discorso. Ma nonostante le molte difficoltà a cui è andato incontro in questi 4 anni,  Obama merita la riconferma. Ripeto: non sarà il migliore dei presidenti possibili. Ma in questo momento è l’unico presidente  possibile. Deve vincere per forza. E vincerà. Ma se per uno scherzo del diavolo cosi non fosse: sarebbe una tragedia. Per l’America. E per il mondo.

Pubblicato il 6 novembre 2012. Ore 5