TRE INTERROGATIVI SUL CASO SALLUSTI

Don Alfonso D'Alessio

DI ALFONSO D’ALESSIO

La farsa è stata consumata, Alessandro Sallusti direttore del Giornale è stato arrestato nella redazione del quotidiano. Fiumi d’inchiostro e parole al vento già ne abbiamo viste tante e, come sempre succede per le cose serie, prevale l’ideologia piuttosto che l’analisi dei fatti. Persino Luca Telese che ha fatto un giusto distinguo ed ha avuto un’onorevole e onesta posizione sulla questione, ha dovuto ammettere che sta ricevendo molti insulti. Cose italiane alle quali siamo abituati ma che tanto pesano sul tentativo di affrancarsi da un passato che, ormai è passato, ma che alcuni continuano a volere presente.

Per tali motivi non entro nel merito della questione dal punto di vista del diritto, mi fermo a porre tre interrogativi che mi hanno colto dopo l’arresto del direttore. Il primo è scontato vista la casistica cui si può fare riferimento. Perché a pagare così duramente sono solo i giornalisti di una determinata area? Ovviamente mi riferisco all’area di centrodestra. Sembra quasi che, anche per la stampa, sia passata la stessa idea che si ha per la cultura, che cioè essa è degna di attenzione solo se di sinistra. Al di fuori di ciò, tutto sarebbe aria fritta secondo un giudizio previo che rende inutile persino il dialogo. Francamente condivido di più il superamento di questa anacronistica divisione. La seconda domanda è ancora più inquietante. Perché nessuno reagisce? Neanche i rappresentanti di categoria, i colleghi direttori, proprio nessuno. Si dovrebbe reagire non per l’abolizione del reato di diffamazione a mezzo stampa, ma per un’equa e giusta punizione di esso senza partigianeria. Si dovrebbe reagire per la violazione della “sacralità” di una redazione, atto che suscita ricordi per i più anziani, fantasmi per i più giovani, di vecchie dittature sia di destra che di sinistra. E qui irrompe la terza domanda. Perché una caduta di stile così macroscopica da parte dei giudici? Non voglio immaginare che sia una vendetta per le posizioni e le denuncie di Sallusti dalle pagine del suo quotidiano, sarebbe eventualmente come ripagare con la stessa moneta. Non posso neanche però immaginare che a qualcuno non sia venuta in mente l’idea di buonsenso di aspettare che uscisse dalla redazione e risparmiare all’istituzione magistratura una oggettiva figuraccia. Che si sia perso il decoro? Mi viene da sorridere.

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