UNA SCARICA DI CEFFONI CONTRO IL FEMMINICIDIO

Monia Lustri

DI MONIA LUSTRI

In questo periodo storico, particolarmente negativo e quasi del tutto privo di valori fondamentali dell’amore reciproco, sembra diventata una pratica costante il “femminicidio”. La nostra società, sempre più morbosamente distante dai “vecchi” valori del rispetto verso chi, quotidianamente frequentiamo ed incrociamo sul nostro cammino, sta diventando schiava, in alcuni soggetti , di un male che colpisce la delicatezza delle menti umane. È facile o fin troppo scontato dare la responsabilità di quanto accade, alla quotidiana rincorsa al “potere” o all’attrattiva che suscita il dio “denaro”, fattori che, più di tutti, danno in testa alla maggior parte delle persone: in via prioritaria proprio a chi, “per una sorta di lavoro”, predica l’esatto contrario, predicando bene e razzolando, puntualmente, male. Questi due “interessi” sono gli elementi fondamentali per cui si tende a perdere, consciamente o inconsciamente, il contatto con la realtà, ossia, con i veri valori di vita. Quando non si hanno più sani principi, alla base della propria vita, si apre lo spazio, mentale ed operativo, per mettere in opera comportamenti gravi ed inauditi. I “malati di mente”, incredibilmente, fanno leva sulla massa, per giustificarsi, darsi ragione. E si circondano, di “ipocriti”, che per bieco interesse gli danno a loro volta ragione, ed additano  di ogni “colpa” inesistente, la vittima di lui. In genere, il “carnefice” e’, agli occhi della “massa”, un perfettino, un insospettabile, perché molto abile nel contornarsi, solo ed esclusivamente, di “baciapile”, che fanno numero intorno a lui, per garantirgli credibilità ed ottenere in cambio gratificazioni attraverso il “potere” che lui detiene nel suo ambiente. Uno scambio di interessi assolutamente privo di valori umani! Di norma, la “massa” a cui il “carnefice” si rivolge e’ di bassa cultura e di limitata apertura mentale, una “massa” di bigotti, per l’appunto, perché uno intelligente capirebbe solo vedendo i fatti.

 Il terzo elemento, e’ la presenza di “un’altra donna”, spesso causa dell'”eliminazione” fisica della propria consorte o compagna, che diventa, per questo genere di uomo, una “zavorra”  .Si bypassa, così, la logica di avere coraggio di interrompere la prima relazione, per dar seguito alla seconda e uomini profondente “malati”, passano all’omicidio, soluzione estrema e deprecabile. Uccidono, nascondono i corpi e, come se nulla fosse, proseguono la loro relazione pseudo amorosa con l’amante, che sembra considerino più di ogni altro valore di vita.
Spiegare che l’amore non è questo e’ abbastanza difficile, rivolgendosi a delle persone che non hanno più dei valori e dei principi di vita seri. In altri casi, si tratta di “sfoghi sessuali”, di atti di prevaricazione verso una donna che, secondo loro, non ha facoltà di decidere autonomamente, per cui viene coercizzata con violenze sessuali o anche morali. Poi, ci sono i casi di prevaricazione mentale, quello in cui, un uomo “malato” che si innamora di un altro soggetto, non riesce ad esternare serenamente il suo sentimento e mette così in atto tutta una serie di comportamenti frustranti e denigratori ai danni dell’ “amata”. In tutti questi casi, la donna subisce, da parte dell’uomo, una serie di violenze fisiche e/o psicologiche, fino alla deturpazione del proprio Io, della propria fiducia in se stessa. Questo quando non succede di peggio.
Ci sono anche persone letteralmente “malate” di mente, che attribuiscono alla donna, in genere parte debole, tutte le colpe del caso, scaricando su di lei, le provocazioni con conseguenti reazioni sessuali, in senso negativo, dell’uomo, il quale viene spesso dipinto come un povero animale senza cervello che pensa ed agisce solo con il “sollevamento” del suo attributo maschile. L’uomo “malato” deve imparare ad avere un maggior autocontrollo, perché qualora la donna sfugga alle estreme conseguenze possa, al limite, con una sana scarica di ceffoni in faccia, fino a che la testa di lui non evapori, inculcargli un minimo di buon senso.