SPERANZE URBANE

Vanni Salvemini

DI VANNI SALVEMINI

La speranza urbana

“Beati voi beati voi che ve ne andate come padroni per le periferie della città e parlate della vita e della morte con le prime parole che vi vengono alle labbra.” (da Uccellacci e uccellini, Pier Paolo Pasolini)

Le città stanno cambiando non solo pelle, ma anche forma. Centri commerciali grandi come centri storici, anelli autostradali sempre più larghi e nuovi spazi domestici infinitamente confortevoli, danno vita a una nuova società per la quale l’equilibrio fra vita pubblica e privata pare avere un significato davvero diverso da quello sperimentato nelle nostre vecchie e affollate città storiche.

Nelle città, l’equilibrio fra sfera pubblica e privata sta mutando anche all’interno dei confini delle “vecchie mura”. I “conflitti d’uso” dello spazio che si scatenano quotidianamente nelle nostre strade, piazze, parchi e mezzi pubblici mettono in discussione lo “spazio pubblico”, teso verso il moltiplicarsi di contatti fra gruppi sociali e culturali diversi, ma anche verso una certa riscoperta della “vita pubblica” di cui sono protagoniste alcune popolazioni urbane. Gli “usi ortodossi” dello spazio sono insidiati da quelli “eterodossi”: un vero e proprio rompicapo esistenziale e identitario, soprattutto per i meno giovani. Fra immigrazione, precarizzazione sociale, invecchiamento generalizzato e nuove culture dell’edonismo (la neo-movida italica), le nostre città si sono trasformate in laboratori della “diversità umana” nei quali la preoccupazione principale di chi ha il potere dovrebbe essere la progettazione, la cura e il governo – intelligente e innovativo – dello spazio pubblico.

In una società complessa e frammentata le città sono un bene comune; ma maggiormente lo sono le relazioni fra le popolazioni che vi abitano. Molta della differenza che corre fra l’avvenire di una democrazia giusta, dinamica e inclusiva e uno scenario inquietante fatto di separatismo sociale, di un diffuso senso di insicurezza, latente o manifesta, dipende dalle scelte che gli italiani compiranno nelle loro città e regioni.

Mettere a punto un’ambiziosa agenda urbana e metropolitana per il ventunesimo secolo; un’agenda che progetti un nuovo governo della cura, che sia al servizio dell’ideale di una città giusta.

Democrazia, Sostenibilità, Condivisione, Intelligenza e Bellezza sono le cinque parole con le quali iniziare un grande lavoro collettivo.

Dal centro alla periferia.