CARO PSIC. LA PSICOTERAPIA COGNITIVA- COMPORTAMENTALE.

DI PAOLO RICCI

Sono uno psicologo abilitato all’esercizio della professione  e dell’attività psicoterapeutica, iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio e specializzato in Psicologia e Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale.  Svolgo attività libero professionale come psicoterapeuta. Ho operato anche in ambito pubblico come psicologo nel G.I.L. Minori del Municipio 13 – Ostia. Attualmente partecipo al progetto “Il Mandorlo” della ASL RMD sull’abuso e il maltrattamento dei minori.  Lavoro in stretta collaborazione con altri colleghi per poter offrire una ampia gamma di risposte specialistiche ai problemi che di volta in volta ci vengono presentati.

Attualmente la psicoterapia cognitivo-comportamentale (PCC) copre il campo del trattamento di tutti i disturbi mentali: disturbi dell’area nevrotica (disturbi d’ansia, fobie, ossessioni-compulsioni, depressione), disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia), disfunzioni sessuali, disturbi di personalità, disturbi da abuso di sostanze, psicosi (disturbo delirante, schizofrenia), problemi psicopatologici dell’età evolutiva, psicopatologia nell’anziano. Oltre alle applicazioni psicopatologiche, le tecniche cognitivo-comportamentali si dimostrano particolarmente efficaci e rapide per aiutare le persone a risolvere difficoltà di adattamento o crisi evolutive (difficoltà nelle relazioni sociali o nel lavoro, ansia da esame, reazioni disadattive al lutto, difficoltà nella coppia o nella gestione dei figli, ecc.).

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Psicoterapia e psicofarmaci

Per fortuna che esistono gli psicofarmaci! E’ fuori discussione l’utilità del loro utilizzo terapeutico, come invece è discutibile un loro uso indiscriminato e spesso autogestito che deve essere ascritto nell’area dell’abuso se non peggio della dipendenza.

In psicoterapia possono arrivare persone che tentano quest’ultima spiaggia dopo aver usato a lungo psicofarmaci senza essere riusciti a risolvere il proprio problema. La letteratura è ricca di risultati di ricerche che evidenziano come la psicoterapia abbinata alla farmacoterapia dia, nel lungo termine, un numero molto più basso di ricadute. Se è vero che il farmaco è efficace sul sintomo, è pure vero che non insegna nulla se non a delegare a un aiuto esterno la “soluzione” di un problema. La psicoterapia, di qualunque orientamento, oltre a ottenere una riduzione o scomparsa del sintomo, mira a potenziare le capacità del paziente nel saper riconoscere i segnali di una malessere in arrivo e a saperlo gestire con le proprie risorse. Con questi pazienti è necessario un lavoro in “tandem” con un medico psichiatra per una corretta prescrizione di psicofarmaci in un progetto terapeutico, integrato con la psicoterapia. Tale progetto è teso al ripristino di uno stato di benessere e di autonomia sia dai farmaci, prima, che dalla psicoterapia, successivamente.

La  Psicoterapia cognitivo-comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (PCC) è finalizzata a modificare i pensieri distorti, le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi del cliente, producendo la riduzione e l’eliminazione del sintomo e apportando miglioramenti duraturi nel tempo. La PCC si basa sul modello cognitivo, che ipotizza che le emozioni e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla loro percezione degli eventi. Non è la situazione in sé a determinare direttamente ciò che le persone provano, ma è piuttosto il modo in cui esse interpretano certe esperienze. All’origine dei disturbi vi è, dunque, un modo distorto di pensare, che influenza in modo negativo l’umore e il comportamento del paziente. La TCC aiuta le persone ad identificare i loro pensieri angoscianti e a valutare quanto essi siano realistici. Mettendo in luce le interpretazioni errate e proponendone delle alternative – ossia, delle spiegazioni più plausibili degli eventi – si produce una diminuzione quasi immediata dei sintomi. Infatti, una valutazione realistica delle situazioni e la modificazione del modo di pensare producono un miglioramento dell’umore e del comportamento. Benefici duraturi si ottengono con la modificazione delle credenze disfunzionali sottostanti del paziente e attraverso l’addestramento dei clienti a queste abilità cognitive. Le interazioni dei soggetti con il mondo e con le altre persone li portano a maturare alcuni convincimenti attraverso l’apprendimento – le loro credenze – che possono variare nella loro esattezza e funzionalità. Attraverso la TCC le credenze disfunzionali possono essere “disimparate” e possono essere apprese e sviluppate nuove credenze più realistiche e funzionali. In sintesi, la TCC agirà sui pensieri automatici (che sono il livello cognitivo più superficiale: i pensieri e le immagini distorte che attraversano in maniera rapida e incontrollata la mente di una persona di fronte a certe situazioni specifiche e ne condizionano negativamente l’umore), le credenze intermedie (opinioni, regole e assunzioni disfunzionali) e le credenze di base (che costituiscono il livello di credenza più profondo: sono globali, rigide e ipergeneralizzate).