CARO PSIC. CRESCERE BENE UN BAMBINO VUOL DIRE NON RISPARMIARGLI LA SOFFERENZA.

DI PAOLO RICCI

Come coltivare nei figli la passione, la fantasia, la spontaneità, la capacità di lasciarsi coinvolgere dal mondo e contemporaneamente insegnar loro ad adattarsi alle regole della società?. La capacità di porre dei limiti, di saper dire “si” oppure “no” nel modo e nel momento giusto è particolarmente importante in questa fascia di età. La disciplina è spesso intesa come strumento di protezione per il piccolo che, potendo ora muoversi autonomamente, può andare incontro a diversi pericoli.

 

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Autonomia, esplorazione e pericoli: le reazioni dei genitori

Il bambino è ormai in grado di muoversi da solo spinto da una curiosità che lo porta a voler esplorare l’ambiente. Questa spinta all’esplorazione, generalmente, è funzionale  allo sviluppo psico-fisico anche se comporta una reale esposizione a molteplici pericoli per l’incolumità fisica. In questa fascia d’età i bambini sono in genere impulsivi e curiosi e questo, insieme ad altre caratteristiche, può essere visto dai genitori come un difetto o una qualità . La condizione psichica del genitore può condizionare il modo in cui lo stesso guarda il proprio figlio e quello che vorrebbe che il figlio facesse. Se è stanco e stressato da una giornata di lavoro o di problemi vari sopporterà male la vivacità, la rumorosità e la richiesta di attenzioni del piccolo.

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Il punto di vista dei genitori

Il modo in cui sono i bambini di questa fascia d’età vengono visti dai genitori può variare molto in funzione di diversi fattori. Le loro caratteristiche possono essere considerate qualità oppure difetti a seconda di come vengono osservate e vissute. La visione delle cose può variare nella stessa persona a seconda delle energie che avverte di avere in un determinato momento della giornata. La reazione può cambiare se si è stanchi alla fine di una giornata oppure la domenica mattina dopo una bella dormita. Un altro fattore molto importante è l’atteggiamento che si ha nei confronti della vita e come vi si inserisce un figlio. Capita spesso che questa fascia di età coincida con una non ancora raggiunta stabilità lavorativa ed economica che genera ansia, qualche volta preoccupazioni ma, soprattutto, genera un conflitto tra le energie che si vorrebbero utilizzare per la propria realizzazione personale e quelleda destinare alla famiglia e ai figli. La possibilità di ricorrere a degli aiuti può fare la differenza. La stanchezza gioca un ruolo determinante. Il bambino non riesce a comprendere e a “giustificare” alcuni atteggiamenti e reazioni dei genitori: ne vive solo le conseguenze. E’ il suo punto di vista che non coincide con quello dei genitori perché basato su bisogni e priorità diversi.

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Il punto di vista del bambino

Dal punto di vista del bambino, i limiti possono rappresentare delle restrizioni che lo fanno infuriare, ma sono anche protezioni che lo fanno sentire al sicuro. Il genitore che pone dei limiti senza avere paura, con serena fermezza, viene visto come forte e in grado di proteggere il proprio bambino. Il bambino vuole un genitore che gli sappia tenere testa. Sapere che il genitore sia disposto ad affrontare dei momenti sgradevoli, di conflitto, di braccio di ferro, nell’interesse del bambino alimenta sicurezza. Raramente le concessioni fatte per quieto vivere si rivelano efficaci.

Il genitore che, con le migliori intenzioni, cerca di risparmiare al figlio ogni sofferenza, potrebbe privarlo dell’opportunità di sviluppare degli strumenti per fare fronte alle difficoltà.

Come farsi vedere da un figlio

Un’idea assai diffusa è che un genitore debba mostrare ai figli la parte migliore di sé nascondendo quella che invece si ritiene sia la peggiore. Spesso questa idea è condivisa tra la coppia che insieme mira a far idealizzare al figlio i propri genitori. I bambini sono predisposti ad accogliere come vero questo messaggio in quanto vivono nel loro mondo magico in cui nulla è impossibile. Questa idealizzazione è già presente spontaneamente nei bambini: non è necessario alimentarla ulteriormente in quanto espone a un riscontro con la realtà inevitabilmente deludente.

Un conto è una graduale disillusione, un altro è una violenta delusione. La prima è adattiva, la seconda può essere destabilizzante.

Cosa può o non può fare un bambino.

Ha bisogno di fare pratica per padroneggiare  le proprie capacità fisiche che sta sviluppando: è per questo che vuole fare da solo. Spesso, però pretende di fare cose che vanno oltre i suoi attuali limiti. E’ importante che acquisica una visione realistica di quello che può e non può fare ma bisogna farlo senza frustrare le sue aspirazioni né mortificando il suo entusiasmo.  Deve provare per scoprire dove sono i suoi limiti e dove può evre bisogno di essere aoutato. Un bambino convinto di poter fare tutto da solo sarà incapace di accettare di farsi aiutare: una sana dipendenza dagli altri.

Il bambino non può imparare a controllare…

…l’aggressività e le emozioni negative se non ha avuto la possibilità di provarle, di conoscerle di prima persona. Solo così può valutarne la forza etrovare in sé le risorse per imbrigliarle e, se possibile, utilizzarle per scopi vantaggiosi.

Un sano sviluppo non può prescindere totalmente dal disagio causato dai sentimenti sgradevoli.