SIAMO TUTTI SOLI. PER COLPA DEL MONDO 2.0

DI MARIANNA POLLIERI

Qualche sera fa mi trovavo in un locale e per la prima volta ho avuto la netta consapevolezza di quanto siamo soli. C’erano delle persone sedute ai tavoli che consumavano stuzzichini e sorseggiavano drinks ma, invece di parlare con i loro amici, con chi era seduto accanto a loro, avevano il capo abbassato su questi iPhone di ultimissima generazione. Era come se tra di loro non avessero più nulla da dirsi, come se il virtuale fosse molto più importante del qui ed ora, del momento reale che stavano vivendo e di tutto quello che li circondava. Tutto ciò mi ha suscitato una immane tristezza. Sapevo che oramai facebook, twitter e simili, avevano preso il sopravvento, ma non mi ero ancora resa conto fino a quel momento di quanto questa nuova tecnologia avesse iniziato a ledere i rapporti quotidiani e la vita sociale. Il silenzio delle comitive a favore delle chat, magari con sconosciuti, o ancor peggio con persone che fingono di essere quello che non sono. Come siamo arrivati a tanto? Sembra quasi una droga; sembra che non ne possiamo fare proprio a meno. Siamo continuamente disturbati da telefonate, messaggi e foto fatte solo per mostrare ai nostri amici virtuali quanto ci siamo divertiti quella sera, mentre, in realtà, abbiamo scollato gli occhi dal nostro telefonino solo nel momento in cui ci stavano scattando quella foto da pubblicare in bacheca. Come possiamo essere tanto stupidi da passare le nostre ore incollati ad un iPhone mentre il mondo intorno a noi si muove? Come possiamo essere tanto sciocchi da trascurare le nostre vere amicizie a favore di quelle virtuali, a favore di persone che non abbiamo mai incontrato e che forse non incontreremo mai? No, non stiamo utilizzando la tecnologia, ma ne stiamo veramente abusando. Forse ci accorgeremo di questo solo quando avremo collezionato innumerevoli serate il cui unico ricordo saranno le foto sulla bacheca, od i messaggi scambiati in chat con uno dei nostri amici talmente virtuali che adesso non ritroviamo nemmeno più nella nostra gran bella lista.