IN NOME DEL POPOLO SOVRANO.

DI GIANLUCA GIORDANO

Quanti di noi, il giorno dei risultati delle elezioni, sono rimasti sbigottiti di fronte alle percentuali dei partiti che mano a mano venivano fornite dalle televisioni?
Quanti di noi, soprattutto tra chi ha sempre avuto determinati ideali ha pensato.” Che popolo di ignoranti coglioni!” ?
Non si vuol fare qui della provocazione fine a se stessa, attirandosi le ire di tutti i benpensanti di sinistra o progressisti, ma il motivo di taluni risultati sta proprio nel ragionamento sopracitato.
La ragione del voto degli “italioti” (termine che tanto piace alle categorie appena nominate), sta proprio nel fatto che, vince chi meglio sa interpretare i bisogni e la voglia di partecipazione delle persone. Tutto ciò, dopo almeno un quindicennio di parole ed aria fritta dedicata a queste problematiche. Il Pd ha mai sottoposto al giudizio dei futuri elettori, o anche solo domandato a qualcuno quali fossero le priorità da affrontare? Non risulta da nessuna parte. Ciò a cui si sono limitati i dirigenti del più grande partito italiano è stato affermare spocchiosamente:” il Paese ha bisogno di…, il Paese chiede…” .Sarebbe interessante capire di quale Paese parlassero, dal momento che ciò che si prefiggevano era di portare al governo una versione temperata, con un lato “umano”, del governo più impopolare avuto dal dopoguerra ad oggi (che a dire la verità se la batte con l’ultimo governo Berlusconi).
Il massimo dello sforzo, per un partito che dovrebbe essere definito secondo le classificazioni della politologia, di massa, è stato svolgere le primarie. Per le quali ovviamente, si doveva scegliere tra quattro candidati calati dall’alto, con dei programmi preconfezionati, in alcuni casi, abbastanza simili.
Ma possibile che ci si sia dimenticati delle lezione delle elezioni comunali di Roma del 2008?!
Un autentico esempio da manuale: una città governata dal centro sinistra da quindici anni, che improvvisamente, pur di non rivotare chi è stato catapultato dall’alto in quella competizione elettorale, elegge chi, solo due anni prima, aveva subito una sconfitta pesantissima. I risultati sono stati poi sotto gli occhi di tutti. Dunque i romani sono stati stupidi in quell’occasione? No, stupido è stato chi in quell’occasione ha proposto una candidatura di quel tenore, facendo subire ai cittadini tale scelta. ( I limiti insormontabili delle democrazia delegata stanno venendo al pettine).
Duole, ma un discorso simile va fatto anche per i partiti della cosiddetta sinistra radicale( Sel, Rc, ecc…), i quali nonostante fossero animati da lodevoli intenzioni nei loro seppur poveri programmi, hanno commesso gli stessi errori, non aprendosi realmente, non solo a parole, alla cittadinanza, non essendo mai stati capaci di parlare un linguaggio semplice e diretto. Sono stati quindi ricandidati nomi e facce che nel 80% dei casi sono gli stessi da almeno un quindicennio, senza nemmeno riuscire a proporre due/tre idee dirompenti e da ripetere ossessivamente, e senza mai farsi vedere nei luoghi di lavoro e nei quartieri a rischio. Sono stati letteralmente schiacciati dalla penosa stampa italiana, che adesso vittimisticamente si lamenta di essere esclusa da alcuni eventi, che non faceva altro che chiedere di alleanze, tatticismi, politicismi.
Piccola parentesi: ma non sarebbe stato meglio nel caso di Rivoluzione Civile, se a fare la campagna elettorale fosse stato Luigi De Magistris, uomo carismatico e che sa parlare alle folle?
candidando comunque alla presidenza Ingroia, uomo di alto valore, ma come insegna Crozza, non proprio un agitatore di piazze.
Mettendosi nei panni di un elettore a digiuno di politica e di quotidiani, magari con evidenti problemi socio-economici (quello a cui per intendersi, dovrebbe rivolgersi una formazione di sinistra piuttosto che rivolgersi solamente a laureati, dipendenti pubblici, e radical chic di ogni risma), non risulta forse più comprensibile, alla luce di questi ragionamenti, la sua scelta elettorale?
Risulta comprensibile, con sforzi sovrumani certo, anche quando questo sceglie di votare non il Pdl, ma Berlusconi, il quale, possedendo certamente un notevole vantaggio in questo campo, riesce ad imporre ai media una sua agenda, ed a fare due promesse/ proposte molto concrete, ripetute come un mantra. E se sulla promessa di restituire l’imu si possono nutrire forti dubbi su una sua praticabilità, promessa a cui solo un elettore con le caratteristiche di cui sopra ha abboccato, non vi è invece alcuna ombra di dubbio che avrebbe fatto di tutto per portare a compimento il condono tombale. Questo “genio del male” ha così rimobilitato il suo elettorato classico con due soli punti programmatici, gli “ingenui” con l’imu, coloro che hanno forti interessi personali in ballo con il condono tombale.
A questo punto, nonostante la speranza sia sempre l’ultima a morire, ci sono forti dubbi che il Pd e la sinistra “classica” imparino la lezione.
Non ci resta che sperare che questa ventata di novità porti a realizzare dei piccoli pezzi di una rivoluzione, che ci porti nella direzione di una democrazia diretta e partecipativa, superando i limiti e le inefficienze delle nostre democrazie di stampo occidentale. Anche i segnali che provengono dal resto del mondo vanno in questo senso.