UNA SIGNORA UN PELINO PERMALOSA.

DI MARIA GIOVANNA FANELLI

C’è chi non paga per indigenza, c’è chi non paga per principio. Se a non pagare è una Senatrice della Repubblica Italiana, credo che l’indigenza non c’entri nulla. Forse nemmeno il principio, chissà che non sia un dispetto.

La signora Paola Pelino veste bene, non c’è che dire. L’abbiamo vista nelle riprese televisive, mentre, con sguardo commosso e mano al petto, intonava l’Inno d’Italia davanti al Tribunale di Milano insieme ai suoi colleghi. Chissà se indossava qualcosa del 2009. Ne dubito, ché una donna di classe non indosserebbe mai abiti così vecchi. Ma fu proprio nel 2009 che successe il fattaccio. Durante una campagna elettorale dell’epoca, la Pelino acquistò abiti per un valore leggermente superiore agli 11.000 euro presso una boutique sita davanti la sede elettorale del PDL, a Pescara. Questi abiti non furono mai pagati, la boutique diede inizio all’iter legale, la signora Pelino venne condannata in primo grado ma ricorse in appello, perché lei li avrebbe pur pagati, gli abiti, ma non certo davanti alle irregolarità riscontrate in termini fiscali. Non le fecero lo scontrino, dice. Adesso, lei neo eletta al Senato dopo un paio di legislature alla Camera, i soliti giornalisti di sinistra presentano al grande pubblico la notizia dell’insolvenza e, giustamente, la Pelino s’arrabbia.

Deputati Pdl davanti al Tribunale (Adnkronos)

 

Non è davvero giusto che gli avversari si avvalgano di queste notiziole per screditare la nuova elezione alla XVII legislatura. Non è giusto nemmeno in presenza di un’ingiunzione arrivata in Parlamento il primo giorno di insediamento delle Camere. La senatrice sbotta, punta il dito sugli avversari screditanti a mezzo stampa ed aggiunge che i suoi legali sono già ricorsi in appello per i motivi di cui sopra: non c’era lo scontrino. Alla domanda semplice “ Perché non ha pagato gli abiti?”, la risposta è la stessa: perché non mi hanno fatto lo scontrino. Anche il Senatore Quagliarello viene tirato in ballo da “L’Espresso” : secondo i legali della boutique si era offerto, prima dell’ultima campagna elettorale per le politiche, per chiedere una soluzione bonaria. Copio testualmente dalle infiniti fonti web ma, ad essere sincera, non capisco quale possa essere una soluzione bonaria, dato che nessuno lo spiega. Che, forse, volesse metter mano lui al portafogli risolvere così la diatriba?  Se così fosse, davvero gentile da parte sua. La Senatrice Pelino, però, sostiene che Quagliarello non c’entri nulla e che sia stato tirato in ballo dai giornali, solo perché il giorno dell’inaugurazione della sede elettorale dello stesso, la proprietaria del negozio andò incontro alla Pelino inveendo. L’avrà scorta fra la folla ed avrà pensato bene di ricordarle il debito di 11000 euro. Oppure, chissà, voleva darle il famoso scontrino e finirla lì. Non si sa, però la stampa ha tirato dentro la querelle anche Quagliarello. Ingiustamente, secondo la collega Senatrice.

In ogni caso, comunque sia realmente andata, resta il fatto che gli abiti non sono stati pagati. E penso proprio non si tratti di un dispetto. Secondo me è un giusto monito all’aberrante problema dell’evasione fiscale. Non rilasci lo scontrino? Non ti pago. Gli evasori vanno strenuamente combattuti, ciascuno coi propri mezzi, e la Senatrice ha fatto, già nel 2009, ciò che era nelle sue possibilità. Non lasciamola da sola in questa lotta.