A SILVIO HANNO SCOPERTO I GIOCHI SUL QUIRINALE.

Mario Vacirca

DI MARIO VACIRCA

Da qualche giorno tutti i commentatori politici più attenti avevano scoperto il gioco del PDL. Scambiare un appoggio esterno a Bersani, in cambio di una persona gradita, al Cavaliere, al Quirinale.

 

E fin qui nulla di strano, l’ avevamo scritto che una convergenza quanto più ampia possibile sulla figura del Capo dello Stato è una pratica lodevole; forse un po’ meno se si contratta con la politica di Governo. 

D’ altra parte che Berlusconi volesse un Presidente non ostile, considerando che lo stesso è anche capo del CSM, non è una notizia sconvolgente.

 

Però fino ad oggi i lavori sotterranei, per trovare un accordo, facevano prevedere un appoggio delle destre in cambio di una figura di garanzia gradita anche al Cavaliere. Si facevano i nomi di Amato, di Marini e per finire del presidente del Senato Grasso.

 

Ma, alla fine, l’ ex Premier ha rotto gli indugi e gettato la maschera, dicendo esplicitamente quali sono le sue condizioni.

 

Premettendo, con la solita arroganza istituzionale, che sulle loro ( id est sue ) condizioni non si tratta; e dunque o si fa come dice lui o i suoi voti ( peraltro mai richiesti, né voluti da parte di Bersani ) non andranno a reggere un Governo del Presidente incaricato, il Cavaliere spara i suoi nomi per il Colle più alto: o lui, in persona, o il suo alter ego Letta, ovviamente Gianni, giusto per evitare ogni possibile fraintendimento.

 

E chiude il tutto con un categorico: il resto non ci interessa.

 

In realtà, avrebbe anche dato qualche altro nome in ordine sparso, da Dini a Martinazzoli, fino a Pera, ma è inutile nasconderlo: il suo sogno sarebbe poter andare lui in persona a presiedere la Repubblica.

 

Un primo commento, a mò di rassicurazione: questo pericolo concreto non c’è.

Abbiamo già scritto che la sinistra, in caso di impasse insuperabile, i numeri per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica ce li ha, e dunque la possibilità che il berlusconismo sbarchi sul Colle più alto, salvo la possibilità che al Nazareno non perdano la testa completamente, non dovrebbe esserci.

 

Ma perché Berlusconi non potrebbe mai rappresentare la nostra Repubblica?

 

Una prima, e facile, risposta ci arriva dalle dichiarazioni di ieri della Commissaria UE alla giustizia.

Ne abbiamo già scritto, il monito sull’ indipendenza e l’ autonomia della magistratura, fatta in quelle forme, nascondeva un timore ben preciso; timore che, evidentemente, circola all’ estero: che le istituzioni italiane siano seriamente a rischio, che le stesse fondamenta di una democrazia moderna siano in pericolo in Italia.

 

Probabilmente sarebbe sufficiente questo, per respingere in maniera netta ogni idea di Berlusconi al Colle. Il capo della parte politica che inscena una manifestazione, dal sapore eversivo, contro i magistrati, non può in alcun modo sedere sul Colle più alto della Nazione.

 

Ma vi sono anche altri motivi. Uno su tutti.

 

Nel giugno del 1978, l’ allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone presentò le sue dimissioni, da più parti richieste, anche per il suo presunto coinvolgimento nello scandalo Lockheed. E proprio quel gesto comportò una generale rivisitazione della sua esperienza, tanto che anni dopo Pannella e Bonino, gli chiesero scusa per i toni utilizzati in quel frangente.

 

Vero è che il rispetto per le istituzioni, in quegli anni, non era ancora corrotto come ai nostri giorni, ma riuscite ad immaginare il discredito per l’ Italia ad avere un Presidente della Repubblica indagato per reati come la prostituzione minorile?

Attualmente con una condanna per evasione fiscale? Con un passato costellato da prescrizioni, tessere della P2, e quant’ altro sarebbe sufficiente perché un soggetto simile non calcasse più le scene pubbliche ( in un’ altra Nazione )?

 

Un incubo solo immaginare a che livelli cadrebbe la considerazione internazionale del nostro, già sufficientemente screditato, Paese.

 

E questo discorso, non può che coinvolgere ogni esponente, presente e passato, del PDL. Chiunque possa considerarsi esponente del partito che ha sostenuto il Cavaliere in questi anni, non può ritenersi adeguato a rappresentare la nostra Repubblica.

 

D’ altra parte il Capo dello Stato deve essere una figura non solo di garanzia, ma deve rispondere ad alcuni requisiti di moralità, competenza, attaccamento e rispetto delle istituzioni, cultura, che non sono facili da trovare in generale, impossibili in quell’ area politica. Chiunque si sia compromesso, in questi anni, con le crociate contro la magistratura o nella difesa d’ ufficio di tutte le evoluzioni ( private e pubbliche ) di Berlusconi, solo per ottenere seggi e posti ministeriali o sottoministeriali, non può legittimamente aspirare a rappresentare la Repubblica.

 

Alcuni tra i commentatori più attenti legano le mire del Cavaliere ad un suo vecchio pallino, la riforma presidenzialista dello Stato.

 

Che questa sia un’ idea di Berlusconi lo prova la Bicamerale dalemiana; non avendo potuto avere prima la riforma costituzionale per poter poi mirare all’ elezione diretta al Colle, ora pare provarci in modo inverso, prima il Colle e poi il presidenzialismo.

 

Difficile che ciò possa accadere, ma sul fatto che questo sia il suo piano ci sono pochi dubbi.

D’ altra parte quel conclusivo “ il resto non ci interessa ” è la prova mancante di quanto sostenuto; nonché la controprova dell’ irresponsabilità della destra. A loro nulla importa del Paese, se non sistemare il Cavaliere al Quirinale.

 

Oggi alle 17 scade l’ ultimatum per Bersani. Il niet della sinistra dovrebbe essere scontato, e politicamente corretto. Non si tratta né con chi ha rovinato il Paese, né con chi si permette ricatti, né tantomeno con chi si dimostra il concentrato di tutte le irresponsabilità istituzionali immaginabili.

 

Tra meno di un mese, quando si voterà per il nuovo Presidente, si dovrà scegliere una figura di altissimo profilo. E la situazione odierna lo impone più che mai.

Quali potrebbero essere i nomi è difficile dirlo, dopo l’ auto eliminazione di Monti.

Ognuno ha i propri preferiti, e già circolano petizioni on line per avere la Bonino o il Prof. Rodotà, entrambi nomi perfetti per il Colle.

 

Tra un mese circa sapremo. Per il momento, al netto di ogni ricatto, si cerchi una soluzione per la politica di Governo, senza intrecciare questo problema con giochi inconfessabili.