COLLE: I RISCHI CHE CORRE VENDOLA.

Vanni Capoccia
 
 DI VANNI CAPOCCIA
 

L’elezione del Presidente della Repubblica è alle porte e qualche considerazione si può fare.La prima è che al Pd non interessa il metodo che ha portato all’elezione di Boldrini e Grasso. Altrimenti si sarebbe orientato su nomi tipo Rodotà, Zagrebelsky, Gherardo Colombo. Nomi che piacciono all’elettorato grillino e che, nell’eventualità che Grillo avesse posto un veto su di loro, avrebbero messo in difficoltà le coscienze di non pochi deputati e senatori 5 stelle.

La seconda è che il Pd vuol eleggere un Presidente assieme a Monti e Berlusconi ai quali presenterà una rosa di nomi. Si fanno quelli di Marini, Finocchiaro, Amato, e Prodi. I primi due sono stati impallinati da Renzi, una loro candidatura rischia di morire sotto il fuoco amico dei franchi tiratori. Prodi, se sarà nella lista, sarà lì solo per essere l’agnello sacrificale, Berlusconi ha già fatto urlare nella piazza di Bari il no al fondatore dell’Ulivo. Il suo nome serve solo per consentire a Bersani di dire che sono stati gli altri che non l’hanno voluto. C’è solo da chiedersi perché Bersani voglia sottoporre Prodi a questa cocente umiliazione.

Se le cose stanno così, rimane Giuliano Amato. Bersani lo sa benissimo, sarebbe più dignitoso che presentasse il nome secco.

Un’ultima considerazione riguarda Nichi Vendola. Credo che, indipendentemente dal Pd, dovrebbe fare suo il metodo Boldrini Grasso. Scegliere nella società civile una persona dignitosa, amata dai giovani e che ama la Costituzione, e votarla. Se, invece, si appiattirà su Giuliano Amato il destino di Nichi Vendola è segnato. Sarà identico a quello di Ferrero, Diliberto, Di Pietro. Svanirà.