VENTIDUE ANNI PER RIEDUCARE PIETRO MASO POSSONO BASTARE?

Antonio Agosta

DI ANTONIO AGOSTA

Pietro Maso è libero. Era il 17 aprile del 1991, quando un  ragazzo appena maggiorenne e di buona famiglia, confessò uno fra i più crudeli degli omicidi a sfondo familiare. Il giovane Maso uccise con ferocia  entrambi i genitori, Antonio Maso e Rosa Tessari, rispettivamente di 52 e 48 anni. Con mente lucida e con tanta rabbia covata dentro , Pietro Maso colpì le due vittime con ripetuti colpi di spranghe e con un bloccasterzo, tutto questo per  la sua parte di eredità. Nel 1994, a processo finito, la Cassazione lo condannerà a 30 anni e due mesi di reclusione. Pietro Maso, nasce a San Bonifacio il 17 luglio del 1971, ma è sempre vissuto a Montecchia di Crosara. Cresciuto in una famiglia con una educazione religiosa, ma non rigida, Pietro, terzo e ultimo figlio, vive un’adolescenza tranquilla, priva di ombre omicide. Però, a metà corso del terzo anno dell’Istituto Agrario, decide di abbandonare gli studi, iniziando lavori insoddisfacenti per la vita consumistica appena intrapresa. Il gusto per le belle auto sportive e la compagnia di ragazze facili, lo porteranno a trovare una soluzione diabolica. Pietro, con l’aiuto di altri tre amici, pianifica nei dettagli l’omicidio perfetto, quello dei suoi genitori. Le fasi del processo, per Maso, si presenteranno complicate e con un’assoluzione per nulla facile. Tutto era già pianificato, proprio come nei migliori film gialli. Pietro, oggi appena 41 enne, esce dal carcere dopo aver scontato 22 anni di reclusione e non 30, come prevedeva la Cassazione del 1994. Abbandonerà gli anni vissuti in carcere, con una moglie a carico, e le tante polemiche per un pluriomicidio commesso senza un valido motivo. In carcere, Pietro conosce la “fede”, calmando i suoi istinti furiosi e poco chiari. La comunità in cui andrà a vivere, accetterà la sua presenza macchiata di sangue, oppure crederà alla sua trasformazione interiore?