IL GOVERNO LETTA CADRA’ IL 25 GIUGNO.

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

Quanto potrà resistere Silvio? Dieci, venti giorni, 40? Si, al massimo 40. Dopodiché, con i nervi a fior di pelle, sbotterà. Il 25 giugno, all’indomani della sentenza sul processo Ruby, in cui l’ex premier rischia una condanna a sei anni per sfruttamento della prostituzione e soprattutto per concussione ( reato gravissimo, se confermato), Berlusconi rovescerà il tavolo e farà cadere il governo.

Del resto,  non gli resta che andare al voto. Con questa legge elettorale, ovvio. Nella speranza che i sondaggi, come invece sempre più spesso avviene, non lo tradiscano. E’ l’unica, e davvero unica carta che rimane in mano al cavaliere. Tutte le altre porte , una ad una, gli si sono chiuse alle spalle. Non è un caso il suo nervosismo di queste settimane. Cioè dal giorno in cui è stato condannato anche  in secondo grado per frode fiscale.

In fondo, che  la richiesta di pacificazione  dei suoi era sincera come una giornata dal clima estivo a metà gennaio, lo avevamo capito.  La tattica era profilo basso, sperando nella clemenza della corte. E per il resto, a stappare spumante per il pericolo scampato. Si, perchè se solo fosse stato eletto Rodotà presidente della repubblica e Bersani avesse guidato un governo di minoranza Pd sel con l’appoggio esterno del movimento 5 stelle, Berlusconi sarebbe finito fuori gioco per sempre, già nell’aprile scorso. La sua repubblica di salò, seppellita senza nemmeno combattere.

Invece gli è stata gentilmente offerta una wild card, quella che si dà ai tennisti di casa nei tornei più importanti. lui sperava di giocarsi alla grande questo jolly capitatogli inaspettatamente tra le mani. Ma la giustizia è uguale per tutti. O almeno dovrebbe esserlo. Uveite o non uveite. E cosi, nella morsa che gli si sta stringendo attorno, non perché i giudici ce l’hanno con lui ma perché le intercettazioni telefoniche  delle olgettine sono più trasparenti  dell’acqua di sorgente, l’unica via è andare al voto. Subito. Cercando il modo migliore di fare cadere il governo  e ottenere più voti possibile.

Va da sé che il senso di responsabilità, il profilo da statista del cavaliere era tutta una sceneggiata alla quale nessuno, nemmeno la casalinga di Voghera, aveva creduto. Ma questo è un altro discorso.

Rimane il ritorno alle urne, dunque. Vincere.Più che una speranza, però, un’illusione. Come ripetiamo da mesi ormai, è vero che non ci sono altre strade per il cavaliere. Ma è altrettanto vero che il suo tempo stavolta è scaduto. Basta che la Dc, con il baricentro spostato a destra, faccia quadrato attorno al nome di Renzi, ci sia   l’appoggio di Monti e del transfuga Alfano, e il gioco è fatto. Berlusconi sa che  questo governo monocolore democristiano guidato da Letta è semplicemente una prova tecnica di trasmissione per l’Italia che verrà. Unica incognita, una sinistra vera che sta già nascendo: la sola capace di contrastare l’egemonia di questa nuova Dc,  benedetta dalla Bce e dalla finanza internazionale.

Aspettare un anno  o due, tentare di fare riforme costituzionali ed elettorali che nessuno ha lontanamente voglia di fare, peggiorerebbero infatti le percentuali della speranza, per il cavaliere. I processi e le eventuali condanne  lo sfiancherebbero. Senza nemmeno dargli il gusto di lottare fino all’ultimo respiro. Presto. Deve fare presto, il cavaliere. E’ per questo che il 25 giugno, con una scusa o con un’altra, il governo cadrà. E Napolitano non starà a guardare.

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