DDL PD: ABBIAMO SCHERZATO.

Mario Vacirca

DI MARIO VACIRCA

Il giusto titolo per questa vicenda potrebbe essere: ok, abbiamo scherzato. O anche, in alternativa: PD, sbaglia anche quando fa bene.

La vicenda che potrebbe sfoggiare quei titoli è quella relativa al famigerato DDL, già definito anti-movimenti. Oggi i titoli della stampa sono unanimi, nel definire questo progetto di legge come un tentativo per impedire al Movimento di svolgere attività politica attiva, intendendo cioè la partecipazione dei grillini alle elezioni. Ed anche Grillo in persona, dal suo blog, lancia un piccolo anatema, dicendo che se passasse la legge, il Movimento non si presenterebbe, e milioni di cittadini rimarrebbero senza rappresentanza politica.

In tutto questo rincorrersi di critiche e minacce, sembra che il Senatore Zanda sia pronto a non proseguire con il DDL incriminato.

Dunque tutto risolto? No. Ancora una volta gli esponenti del PD farebbero un errore. Eccone le ragioni.

Prima cosa da sottolineare, questo disegno di legge nasce, ed era stato presentato, già nella scorsa legislatura, dunque in tempi non sospetti, quando Grillo non aveva sfondato col suo 25% di consensi elettorali.

Secondo, il testo è decisamente buono, sotto molti aspetti, ma si tratterebbe solo di migliorarlo. Vediamo subito la parte incriminata. Lo avevamo già detto ieri, si tratta del primo comma dell’art. 6, dove si prevede che solo con l’acquisizione della personalità giuridica e la pubblicazione dello statuto in Gazzetta, un partito o movimento potrebbe presentarsi alle elezioni. Ribadiamo i dubbi di corrispondenza di questo articolo alla nostra Costituzione, ma a parte questo la polemica è pretestuosa, e rischia di far fare un’altra, ennesima, brutta figura al PD, anche quando ciò potrebbe essere evitato.

I punti sono due. Intanto il Movimento, qualunque cosa dica Grillo, uno statuto ce l’ha, e si chiama pure statuto, mica non-statuto. Confrontandolo con i requisiti richiesti dalla proposta di legge, si tratterebbe di modificarlo in pochi punti. Tempo impiegato per acquisire, dunque, i requisiti di legge, 10 minuti. Certo poi bisognerebbe anche pubblicarlo nella Gazzetta, e questo paradossalmente deve risultare più indigesto ai suoi elettori. Infatti, sebbene lo statuto è noto, ed è stato pubblicato sui giornali, molti aderenti ancora sono convinti della sua inesistenza, e che quello che è stato pubblicato è solo un ulteriore attacco contro il movimento (sic). Secondo punto, sarebbe sufficiente togliere quel famigerato primo comma, e lasciare il testo nelle restanti parti. Si eviterebbero accuse strumentali ad una buona iniziativa di legge, e si creerebbe comunque un problema a Grillo.

Perché diciamoci la verità, il problema non sono le regole per il funzionamento della vita dei partiti, non è l’acquisizione della personalità giuridica, o la pubblicazione nella Gazzetta. Il vero problema sono le norme sulla trasparenza.

Recita l’art. 5 del DDL “1. Ciascun partito politico assicura la trasparenza e l’accesso alle informazioni anche mediante la realizzazione di un sito internet che rispetti i princìpi di accessibilità, nonché di elevata usabilità e reperibilità, anche da parte delle persone disabili, di completezza di informazione, di chiarezza di linguaggio, di affidabilità, di semplicità di consultazione, di qualità, di omogeneità e di interoperabilità.

2. Nel sito internet di cui al comma 1 e in un’apposita sezione dei siti internet ufficiali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica entro il 31 luglio di ogni anno sono pubblicati, anche in formato open data, il rendiconto di esercizio corredato dalla relazione sulla gestione e dalla nota integrativa, la relazione del collegio sindacale, la relazione della società di revisione, i bilanci relativi alle imprese partecipate, il verbale di approvazione del rendiconto di esercizio nonché la situazione reddituale e patrimoniale dei titolari di cariche di governo ed elettive.

3. La dichiarazione congiunta di cui all’articolo 4, terzo comma, della legge 18 novembre 1981, n. 659, e successive modificazioni, è obbligatoria nel caso di finanziamenti o contributi per un importo che nell’anno superi i 5.000 euro.

4. È fatto divieto ai partiti politici di assumere partecipazioni in società tramite società fiduciarie o per interposta persona e di investire la propria liquidità in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi dallo Stato italiano.”

Vuoi vedere allora che è proprio l’operazione trasparenza a dar tanto fastidio a Grillo ed al suo sodale, visto che i rapporti tra i due e tra il Movimento e la società di Casaleggio non sono poi così chiari? Vuoi vedere che, sebbene i parlamentari debbano rendicontare anche le caramelle comprate al bar della bouvette, mettere online i conti dell’intero Movimento qualche problema, ai capi, lo crea?

Però, con quel primo comma, si dà il pretesto a Grillo di urlare al complotto contro il Movimento, giustificato dalla paura dei suoi successi elettorali.

Ed allora, invece di ritirare il DDL, si provveda ad una semplicissima modifica, si cancelli il primo comma dell’art. 6, e si lasci il resto, che è un buon testo, che regola la vita dei partiti, sotto il profilo della democrazia interna, detta regole per la trasparenza, regola il meccanismo delle primarie.

Non si perda questa occasione, anche perché se ora il DDL fosse ritirato, si darebbe ragione a Grillo, quando accusa del tentativo di annientarli. Invece si dimostri che il progetto di legge non ha alcuna finalità anti-movimento, lo si modifichi, e lo si approvi. Non è forse una delle priorità della legislatura, ma una volta che è stato presentato, ed ha creato questo scalpore, si arrivi fino in fondo.

La politica non ceda, ancora una volta, alla demagogia dell’antipolitica, alle urla dei giornali, non quando si appresta a fare ciò a cui è chiamata, cioè regolamentare gli aspetti della società e della partecipazione alla vita politica.