5 STELLE CADENTI

Mario Vacirca

DI MARIO VACIRCA

Inutile girarci attorno e fare distinguo fuorvianti, il Movimento 5 stelle, alle amministrative ha perso un numero di voti numericamente incredibile. Tanto che se era sembrato un dato clamoroso il 25% raggiunto alle politiche, non meno clamoroso è il calo avuto domenica e lunedì.

 

In una tornata elettorale che vede andare al ballottaggio ovunque i rappresentanti dei partiti tradizionali, o addirittura rare affermazioni al primo turno, il Movimento non riesce a replicare il miracolo Parma.

 

Cosa potrebbe significare ciò, è difficile dirlo oggi, in proiezione futura.

 

Una prima giustificazione che arriva dal Movimento, o almeno dai pochi che parlano, fa riferimento al fatto che trattandosi di amministrative, non devono essere confuse con le politiche. Questa spiegazione è vera in parte, ed in parte del tutto sbagliata. Ci spieghiamo. Sicuramente le amministrative seguono logiche difficilmente replicabili a livello Nazionale. Ma ciò non può spiegare il crollo, che di questo bisogna parlare se a Roma perdi 2/3 dei voti ed in altre città anche di più. Bisogna, infatti, tener presente che il voto ai 5 stelle è essenzialmente, ed ancora, voto di protesta; e questo tipo di voto non fa differenza tra livello locale e Nazionale, se si protesta si protesta ovunque. Pensare che non siano riusciti a sfondare neppure a Siena, dove il voto di protesta avrebbe potuto, e dovuto, sommergere il PD, dopo lo scandalo MPS (vecchio cavallo di battaglia di Grillo), rende perfettamente l’idea di come questa ondata si stia, forse inevitabilmente, affievolendo.

 

Ed allora la verità va forse cercata in altro. In una sfiducia costante, peraltro del tutto giustificata, nel Movimento e nella sua percepita incapacità di Governare. Ora questa sfiducia a livello locale si fa sentire nell’urna, perché una vittoria manderebbe un esponente pentastellato ad amministrare, mentre a livello Nazionale il rischio è minore, dovendo comunque, salvo risultati clamorosi, addivenire ad intese con altre forze politiche. Ma questo è normale, i voti di protesta si sono sempre avuti nelle consultazioni nazionali, raramente a quelle locali. Il voto di protesta non è mai un voto per mandare al Governo qualcuno, ma solo per punire gli altri. Ed allora esso si esprime dove può fare meno danno, come appunto alle politiche, ma raramente dove potrebbe mandare gente ad amministrare. Queste amministrative una verità ce la consegnano, il voto pentastellato è stato un voto di protesta. Dunque o cominciano a strutturarsi seriamente oppure sono destinati a perdere voti costantemente.

 

Si potrebbe pensare ad una scelta errata dei candidati, chissà. Certo è che anche i parlamentari non erano esattamente facce note. E qui vale il ragionamento fatto prima. Se devo eleggere uno sconosciuto, meglio a Roma, dove è uno dei tanti, che nel comune di casa dove prende tutte le decisioni importanti.

 

 

Altra spiegazione, che arriva dai pochi esponenti del 5 stelle che parlano, attiene alla comunicazione. Questa spiegazione è da rigettare del tutto. Nessuno come Grillo, Berlusconi a parte, sa come usare il mezzo di comunicazione per eccellenza (che piaccia o no è ancora così), la TV. Grillo è l’unico politico, o quello che è, che appare sempre in televisione pur non andandoci. Riesce a sfruttare il mezzo pur detestandolo; e si sa che chi detesta la televisione assume un’aura che agli italiani piace tanto. Dunque, sul piano generale, nessun problema di comunicazione, anche perché non hanno fatto che replicare lo schema delle politiche, ed è impossibile che una soluzione che tre mesi fa ti ha portato ad una vittoria clamorosa, in così poco tempo, diventi una strategia obsoleta.

 

Ha poi del comico chi ha accusato i giornalisti dell’insuccesso elettorale. Primo sono loro che si sottraggono ad ogni intervista, Secondo se attacchi la carta stampata ogni giorno, se presenti una legge – come quella per abolire i finanziamenti ai giornali – che potrebbe far chiudere molti giornali, non puoi poi arrabbiarti se non sei il loro beniamino. Terzo se l’elettorato deve sentire parlare solo Crimi e Lombardi, che presumo non siano i più preparati e sicuramente i più simpatici, è chiaro che penserà che tutti quelli del Movimento siano al loro livello. Insomma se scegli questa linea nei confronti della carta stampata, in aggiunta ad una trasparenza del Movimento pari a zero, il minimo che possa capitare è che non troverai nessun giornalista che possa parlare bene di te, visto che su ciò che hanno fatto è meglio stendere un pietoso velo.

 

Tutte queste giustificazioni sono, almeno da sole, insufficienti a spiegare il tracollo pentastellato. Forse la verità va cercata altrove.

 

Forse perché dopo una campagna elettorale in cui l’obiettivo dichiarato era spazzare i vecchi partiti, far sparire il vecchio della politica incarnato da Napolitano, far fuori Berlusconi, grazie ai loro errori, sono riusciti a far rieleggere Napolitano, far tornare in sella Berlusconi, far rivivere in forma minore il Governo Monti, e far saltare il solo partito, e la sola coalizione, che erano sentiti come i più vicini, cioè la sinistra.

 

Forse perché in questi tre mesi non sono riusciti a far un minimo di lavoro serio in Parlamento, errori su errori dal punto di vista delle strategie , nessuna proposta di legge seria e concreta o che possa avere un minimo di possibilità di trasformarsi in legge. Vero che alcune cose le hanno proposte, ma o sono state presentate dopo che qualche altro partito lo aveva già fatto, o trattasi di proposte discutibili. Hanno assunto un atteggiamento arrogante e, spesso, antidemocratico, senza contare che hanno dimostrato un’incapacità diffusa nello svolgere il compito assegnato loro con il voto.

 

Ancora hanno dimostrato di seguire certe linee guida valevoli solo per gli altri e non per se, che poi tradotto significa privilegi che altri non devono avere. Vedi la trasparenza. Hanno fatto della trasparenza un mantra, però chi comanda nel Movimento, come viene finanziato, il rapporto tra Grillo e Casaleggio, e tra il sito la Casaleggio Associati ed il Movimento, su tutto ciò la trasparenza non conta. Vale solo per i Parlamentari, che sono controllati in qualunque cosa facciano, ma non per i capi stessi. Ed appena si presenta una legge che della trasparenza dei partiti fa una bandiera, la ostacolano prendendo a pretesto che è finalizzata a non farli più partecipare alle elezioni, cosa peraltro falsa.

 

Altra gravissima incongruenza, la democrazia diretta. Combattono per attuare questa pericolosa utopia e poi non esiste un minimo di democrazia interna, dove appena due parlamentari non seguono la linea, il capo li richiama in una due giorni a porte chiuse per riprenderli. E questi sarebbero i paladini della democrazia?

 

E’ chiaro che in queste elezioni hanno pagato tutto ciò, hanno pagato la loro incapacità politica, i loro nodi irrisolti interni, la mancanza di notizie su chi comanda davvero, i troppi dubbi sulle loro reali capacità.

 

Ora potranno continuare a dare la colpa a chiunque, ma la base comincia ad essere in fermento, molti stanno alzando la voce, che però rimarrà inascoltata da Grillo, con evidente possibilità di perdita di altri voti. Perché le persone ci credevano in una rivoluzione, e sono stati traditi. L’elettorato può essere preso in giro una sola volta. Grillo avrà voglia di tuonare, ora, contro la vecchia classe politica, contro gli inciuci e contro qualunque altro fenomeno, è lui che sta distruggendo ciò che ha creato, voleva farsi un giocattolo tutto per sè, dove lui sarebbe stato un capo incontrastato, voleva replicare ciò per cui il suo stesso Movimento è nato, ma gli italiani, almeno una parte, dopo 20 anni di Berlusconi, non lo vogliono un altro.

 

Difficile capire il futuro del Movimento, personalmente penso che poiché non cambierà nulla, sarà destinato, se non a scomparire, comunque a ridimensionarsi di molto; salvo che non riesca ad affrancarsi dai guru e provare a strutturarsi in qualcosa di più serio, partito o movimento che sia, allora forse potrebbe anche sopravvivere, altrimenti il suo destino sarà segnato.

 

Le urla inconcludenti possono bastare una volta, la seconda già ci cascano molte meno persone, e se la sinistra riprenderà a fare la sinistra il destino pentastellato è già segnato. 

 Roberta Lombardi