SE ENTRI IN OSPEDALE CON 40 GRADI ED ESCI CON LA NEVE. PER UNA SINCOPE.

Umberto Sammarini

DI UMBERTO SAMMARINI

L’altra domenica, passeggiavo tranquillamente con la mia amica Monia slinguazzando un gelato. Sembrava di stare in Tunisia, perlomeno quaranta gradi. Forse perche’ non ho una capigliatura molto folta, il sole ha avuto gioco facile, la testa comincia ad andare per conto suo. Dico sottovoce alla mia amica ” Senti, rientriamo a casa, mi gira un po’ la testa ” Errore fatale. Monia e’ una di quelle donne molto melodrammatiche e un po’ sfacciate, comincia a chiedere aiuto a tutti. Con enorme vergogna mi ritrovo sbattuto per terra, qualcuno mi tiene i piedi alzati, una specie di crocerossina volontaria mi tempesta di domande ” Che giorno e’ oggi? Come si chiama? Quanti anni ha? ” Monia, con la coerenza che la contraddistingue risponde al posto mio. Ad un certo punto, tanto per togliermi da quel supplizio, fingo di essere svenuto. Dio e’ veramente misericordioso, arriva l’ambulanza, una di quelle fighe nuove di zecca. Mi incaprettano sul lettino ” Si metta comodo signore, adesso le facciamo una flebo ” ” Se potessi muovermi mi metterei anche comodo, mi sembra di stare su un letto di continenza “.  I due infermieri si guardano perplessi ” Non mi metta la flebo sul braccio sinistro, ho le vene rovinate ” ” Tranquillo signore, sappiamo il fatto nostro ” Dopo cinque o sei buchi e qualche bestemmione, optano per il braccio destro. Assolta in maniera assassina la loro missione umanitaria, si incollano al finestrino posteriore dell’ambulanza per accertarsi che la bella biondona che stava con me ci seguisse in macchina. Da quel momento in poi, potevo anche defungere. Al triage si consuma un altro piccolo dramma: come catalogarmi? Codice rosso da escludere, codice giallo potrebbe funzionare, alla fine si scende ad un compromesso, codice verde grave. Boh! ” Signore, capisce quello che dico? ”           ” Certamente ” ” Cosa e’ successo? ” ” E’ dipeso sicuramente dal caldo, ho avuto un collasso … ”     ” Lei e’ medico? ” ” No ” ” Allora non faccia autodiagnosi, ha avuto una sincope ” Come parola e’ molto piu’ melodrammatica, in effetti la pappa e’ la stessa. Mi fa raccontare quello che e’ successo ” Lei ha problemi di pressione? ” ” Che io sappia no ” Mi misura la pressione, sembra un SS           ” Come puo’ dire che non ha problemi? 70 di massima e 55 di minima ” ” Mi sembra logico, visto che ho avuto una sincope o collasso che dir si voglia … come non detto, io non sono medico ” ” E’ allergico a qualche medicinale? ” ” Non mi risulta ” ” Signore, e’ molto evasivo nelle risposte, i pazienti come lei sono difficili da curare ” Mi portano in una stanzetta, due altre pazienti sono in attesa, a giudicare dalle ragnatele deduco anche da molto tempo. Vengo depositato su una lettiga per hobbit, penso omologata per non piu’ di 160 cm, sono fuori di 20 cm buoni. Affinche’ stessi piu’ comodo, considerando la mia statura da giocatore di basket, abbassano la parte inferiore della lettiga … dovendo scegliere fra il farmi segare l’esterno delle caviglie sul rialzo in ferro, oppure lasciare che si bloccasse il flusso sanguigno degli arti inferiori, ho scelto la seconda ipotesi. ” Mi scusi, dovrei andare al bagno ” ” Roba grossa? ” ” No, comunque non mi sembra il caso di urlare ” ” Adesso le porto il pappagallo ” ” Il pappagallo? Ma che dice, ci sono due donne ” ” E allora? Si gira da una parte ” ” Ma che ca… dice lei, se sto’ nella lettiga centrale da quale parte dovrei girarmi? ” ” Si vede che non le scappa, non posso nemmeno accompagnarla, con tutto questo casino ” Tutto questo casino? Tre persone. Dopo un’ora, un giorno o una settimana, difficile stabilirlo, quando anche le due pazienti con le ragnatele sono state risucchiate oltre la porta che conduce nella sala medici, arriva un’infermiera a misura di lettiga, le rode il culo e non fa’ niente per nasconderlo “Signore, dobbiamo fare un prelievo ” Ci provo a dire del braccio sinistro, inutilmente. Ad un certo punto sento la vita sfuggirmi ” Scusi, ma questo e’ un prelievo o una donazione all’Avis, dopo mi date anche cappuccino e cornetto? ” Toglie l’ago e mi fulmina con lo sguardo ” Beato lei che ha tanta voglia di scherzare ”  Siamo sicuri, vista la cronica mancanza di donatori, che i prelievi non vengano usati per fare incetta di sangue? Vabbe’, e’ solo un dubbio. Il tempo scorre interminabile, le stagioni  si alternano e le gambe, ormai, sono diventate due inutili appendici. Sto’ pensando seriamente al suicidio, quando arriva un infermiere secco secco con una sedia a rotelle, ormai indispensabile data la mia condizione di paraplegico. ” Si prepari signore, andiamo a fare una lastrina ” Me lo dice in maniera molto vezzosa. La sedia a rotelle e’ una di quelle classiche, con tre ruote che funzionano e una mezza bloccata, avanziamo a zig zag ” Tenga le braccia dentro signore, non vorrei si facesse maluccio ” Mio Dio! Il radiologo e’ molto gentile e vezzoso come l’infermiere ” Stia tranquillo, adesso Giovannino la aiuta a stare in piedi e, in cinque minuti, facciamo tutto tutto ” Considerando che le lastre devo farle solo io, l’aiuto di Giovannino diventa letale, una parte del suo corpo rinsecchito si sovrappone sempre alla mia. Mi scoccio ” Giovanni’ ti ringrazio dal profondo del cuore ma, prima che concluda il mio ciclo vitale qua’ dentro, dacci un taglio. Mi reggo in piedi da solo ” Mi guardano dispiaciuti. Conclusa anche la tragica fase della lastrina, Giovannino mi ricarica sulla sedina a rotelline ” Adesso andiamo dalla dottoressa, la sta aspettando per l’ecografia. Contento? ” Minchia, faccio salti di gioia. Mi abbandona davanti ad una porta. Quando qualcuno ti dice che sei atteso, pensi di arrivare e incontrare chi di dovere … molte volte questo e’ solo un tuo pensiero. Dopo un’ora che stavo fissando la porta, ormai ero entrato in tutte le venature e screpolature, le conoscevo a memoria, comincio ad incazzarmi. Sento il verso dell’anatra in fondo al corridoio, e’ la dottoressa. Cerchiamo di capirci, non era la dottoressa che faceva il verso dell’anatra ma il suo cellulare ogni volta che arrivava un sms, e il verso continuava finche’ non l’aveva letto. Mi fa sdraiare sul lettino usando gel a gogo’, evidentemente il traffico del sangue rende. L’ecografia procede in mezzo ad uno starnazzare di papere ” Complimenti signor Sammarini, lei e’ molto muscoloso ” Io muscoloso, e da quando ? ” Guardi che non sono gli addominali, e’ la cassa toracica ” Alza gli occhi dal cellulare e mi omaggia di un sorriso radioso ” La cassa toracica? Ma si, stavo scherzando ” Purtroppo, ancora oggi, ho l’atroce dubbio che non scherzasse per niente. Il leggiadro Giovannino, sempre zigzagando, mi porta dal medico di turno. Nuovo trasloco sulla hobbit lettiga. Il dottore e’ molto giovane, troppo, mi sorge un dubbio atroce: vuoi vedere che e’ uno specializzando. Mi scruta il fondo oculare ” Lei fa’ uso di droghe? ” Rispondo entusiasticamente ” Porca miseria, altroche’, non faccio altro che entrare e uscire da S. Patrignano ”  Mi guarda serio ” Lo immaginavo ” ” Guardi che immagina male, il massimo della droga che posso prendere e’ lo sciroppo per la tosse ”  ” Mi scusi, torno fra’ un minuto, tranquillo ”  Ormai li conosco i minuti di quell’ospedale, mi rassegno. Forse e’ una mia impressione, mi sembra di vedere dei fiocchi di neve che cadono, puo’ darsi che stia arrivando il Santo Natale. Sono immerso in truci pensieri quando entra un infermiere, molto diverso da Giovannino, un tipo piuttosto ruspante  “Sammari’, tua moglie vo’ sape’ come stai ” ” Chi? ” ” Tua moglie” “Mia moglie? ”  ” Si Monia, na bella signora bionda, la conosci o no? ” Caz … pita, Monia, mi ero completamente dimenticato di lei, sara’ ancora giovane e avvenente come la ricordavo? ” Si, scusa ero distratto, dille che va’ tutto bene. A proposito, ma il dottore che fine ha fatto? ” ” Quale dottore? ” ” Come, quale dottore, quello che mi stava visitando ” ”  Ha finito il turno, e’ andato via un’oretta fa’ ” ” Ma l’anima de …. e io ? ” ” La dottoressa sta’ montando adesso di servizio, sei in buone mani ” Considerando che, essendo un piccolo ospedale, c’e’ un solo medico di turno, se quello di prima e’ andato via da un’ora e questa monta adesso, per ben sessanta minuti il Pronto Soccorso e’ stato in mano ad un manipolo di infermieri, Gesu’ mio. Se il primo era uno specializzando, questa  a occhio e croce stara’ al secondo anno di universita’. Controlla tutti gli esami, si fa raccontare quello che e’ successo ” Guardi, in linea generale non c’e’ niente di preoccupante, meglio fare delle analisi, la ricoveriamo ”  Bruttissimo colpo, mi rassegno ” Va bene, mi faccio portare qualcosa da casa, in che reparto mi mettete? ” Controlla un registro ” Dunque, oggi e’ domenica, martedi’ pomeriggio o mercoledi’ mattina si libera un letto, si faccia portare la roba al triage ” ” Mi scusi, io dovrei passare due giorni e due notti su quella specie di barelle? ” “Non faccia il tragico, stara’ comodissimo ” Ho firmato e sono uscito. Monia era ancora giovane e bella,  fuori non c’era la neve ma solo il cielo stellato e l’aria tiepida. Per pura carita’ cristiana non faccio il nome dell’ospedale, e mi rendo conto di sbagliare, chissa’ quanti altri poveracci faranno la mia stessa fine.