AMMINISTRATIVE, COSA C’E’ DA FESTEGGIARE PER IL CENTROSINISTRA?

Pascal Tomaino

DI PASCAL TOMAINO

Elezioni  amministrative,   cosa c’è da festeggiare ?

Sinceramente faccio fatica a condividere  l’atteggiamento di vittoria e di festa che invade la rete, i social e gli spazi televisivi dedicati alle interviste  post voto. E non perché chi vi parla sia di destra e neanche perché avrei preferito il De Vito,  non Danny,  proposto dal movimento e non il fighetto Marchini, che forse  tra tutti poteva rappresentare un segno di cambiamento, almeno dal punto di vista estetico e di fascino.
La  vittoria del centrosinistra è innegabile, ma per vittoria si intende ben altro, non siamo al palio di Siena nel rinascimento  dove la sfida tra le contrade diventa più importante dello stato in cui versano i cittadini affamati e disagiati.
Oggi  si deve pensare alla sconfitta generale, al grande disfacimento del tessuto sociale, alla poca voglia di vivere che porta molti disperati a togliersi la vita anche in maniera eclatante, come il fioraio di Ercolano, che dopo essersi legato al balcone dell’ufficio del sindaco, si dà  fuoco, morendo poco dopo il trasferimento in ospedale,  solo perché non ottiene uno spazio per il parcheggio dei clienti, o le altre decine e decine  di persone che in questi mesi si sono uccise, facendolo  più in sordina. Gente ignorata da istituzioni, banche e perfino dalla stampa che, così facendo, nasconde il problema per non disturbare le coscienze di chi legge i giornali per passare il tempo o per sapere chi saranno i nuovi campioni della propria squadra del cuore.
Rimanendo nella metafora calcistica, assolutamente calzante a riguardo, mi chiedo come, pur sapendo che dietro allo sport più seguito ci sono gli scandali del calcio scommesse,  gli inciuci tra procuratori e società – non è una mia idea, l’era Moggi è troppo vicina per dimenticarselo , si riesca a gioire quando la propria squadra vince qualcosa, pur sapendo o  immaginando che non sia solo per meriti sportivi.
Il Marino ex chirurgo non credo sia la soluzione che possa risolvere la politica romana, del resto il deficit del comune della città più conosciuta al mondo  non è solo opera, a detta dello stesso Chirurgo, della scellerata politica di Alemanno, ma viene dall’ eredità  dei precedenti leader del centrosinistra Rutelli e Veltroni e se andiamo a fare i conti anche da prima; anzi facendo i conti mi pare che la presenza   del centro destra in Campidoglio sia stata, negli ultimi 30 anni, una piccola parentesi nello strapotere della sinistra a meno che non consideriamo Carraro un uomo di centrodestra; tra l’altro Rutelli  godette di un cospicuo finanziamento nell’anno del Giubileo e lasciò al successore una serie di problemi e di danni, che ad Alemanno sono arrivati amplificati.
Come si può quindi, se si ha una coscienza non accecata dai colori delle proprie bandiere,  sostenere che il centrosinistra, dal quale Marino tende a dissociarsi vestendo i panni del medico sorridente e un po’ spaesato che si fa appoggiare da una lista civica per allontanare l’idea che nel PD non ci sia libertà di scelta, abbia da festeggiare?
Non voglio certo essere prevenuto , ora è il sindaco di tutti, e quindi aspettiamo e vediamo come amministrerà la città, ma ciò che sto analizzando è un’altra cosa: l’entusiasmo stile calcistico, che porta a trattare gli elettori come tifosi ciechi e di parte, che devono sfogare con la gioia la settimana nera e stressante vissuta tra precarietà  e il disagio sociale.
Certo meglio questo che gli scontri, c’è modo e modo di sfogare le proprie repressioni, il proprio malessere; ma pregherei tutti  coloro che si sentono vincenti  di non abbandonarsi ad entusiasmi solo perché si è mandato a casa un avversario, come se fosse quello l’obiettivo principale della sfida.
Sull’entusiasmo a livello nazionale, risparmio la predica ma il concetto è simile, festeggiare la scomparsa della Lega è un altro esempio di populismo  elettorale, credere che l’amministrazione locale sia staccata dal potere centrale dei partiti è come pensare che i reality siano veri, che i concorrenti siano veramente tutti selezionati attraverso i casting, o credere che gli ospiti di certi programmi non siano pagati.
Pensare che la sfida tra PD e PDL sia reale, rappresenta l’allontanamento dalla realtà, una realtà che, nonostante gli errori di Grillo & Company,  aveva portato l’elettorato medio ad una crisi di coscienza, a pensare che ci potesse essere un’alternativa  ai soliti noti, che anche se mischiano le carte, con nomi e facce nuove, nascondono ancora quel velo di muffa che è tornato in superficie troppo presto.
In questo ritengo che i parlamentari pentastellati abbiano dato un grande contributo, non volontariamente, magari qualcuno l’avrà fatto con volontà, tanto passare  al gruppo misto significa non dover rinunciare a parte della cospicua busta paga che per un lavoro più di presenza che di fatica vuol dire fare gruzzolo sperando che questo governo duri  abbastanza da potersi assicurare una vecchiaia serena. Finché continueremo a pensare ognuno agli ‘affari nostri’,  avremo un paese così.