CASSINO: SINDROME DA PALAZZO

Fausto Pellecchia

DI FAUSTO PELLECCHIA

C’è una malattia tipicamente italiana, che investe il corpo politico in tutte le sue articolazioni istituzionali, dal governo nazionale alle giunte comunali : la “sindrome da palazzo”. Da essa dipende altresì la sorpresa con la quale i partiti politici, nonostante l’ossessione quotidiana dei sondaggi d’opinione, sono costretti a registrare risultati elettorali che sconvolgono i calcoli e le attese della vigilia.

Per la diagnosi, si può partire dagli studi del  prof.Eugenio Bressa dell’Università di Padova che ne ha vagliato la patologia sugli organismi umani che vivono in ambienti chiusi, nei quali c’è un’alta concentrazione di  sostanze tossiche come formaldeide, amianto, prodotti della combustione, nonché solventi sprigionati da tappezzerie o moquette, acari della polvere, funghi e batteri annidati negli umidificatori e nei condizionatori.  I sintomi sono nausee, cefalee e vertigini. Nella variante politica di questa patologia, i fattori scatenanti sono determinati essenzialmente dalle cortine fumogene che gli uomini di governo stendono a copertura della loro inerzia e dall’adulazione servile con la quale certi sedicenti “fedelissimi” -che assediano in permanenza il Palazzo, nella speranza di qualche personalissima prebenda- li assecondano e li vezzeggiano.  I sintomi che queste pratiche scatenano si dividono essenzialmente in due categorie: 1) una incredibile pervicacia nell’errore, a causa di un forte abbassamento della vista, prossimo all’accecamento, che impedisce il riconoscimento dei segnali di dissenso provenienti dal loro elettorato e dalla cittadinanza in genere; 2) una chiusura autistica che induce a trasformare il Palazzo in un bunker e a ridurre i canali di comunicazione con i cittadini, attraverso l’adozione di formule sibilline, proprie dello stretto politichese d’antan.

Purtroppo, questa sindrome sembra non risparmiare neppure gli amministratori della nostra città. In prossimità del giro di boa, i risultati che il Sindaco e la sua Giunta dopo due anni di governo possono esibire sono piuttosto deludenti. Le cause non riguardano certo le qualità personali e la sostanziale correttezza gestionale del loro operato. Ed è perciò lecita e comprensibile l’invocazione, più volte ripetuta dagli esponenti della maggioranza, di notevoli attenuanti e scusanti congiunturali (insufficienti, tuttavia, per costruire un alibi di totale irresponsabilità ) : la grave incidenza territoriale della del crisi economica epocale che investe l’intero Paese, l’opacità e il  (quasi)dissesto del bilancio comunale ereditato dalle precedenti amministrazioni, la scarsità e l’impreparazione del personale degli uffici, anch’essa triste eredità di un’ ininterrotta tradizione di clientelismo “amministrato”,  ecc. ecc. Ma tutto questo non assolve dalle carenze di comunicazione con la cittadinanza o dall’assenza di progetti con una chiara funzione strategica di rilancio della città, né, tanto meno, giustifica le deroghe piuttosto estemporanee dai punti essenziali del programma elettorale della coalizione “Bene comune”.

Prendiamo il caso del Tribunale. Miracolosamente scampato alla mannaia della riforma Severino, anche attraverso un’ampia ed efficace mobilitazione trasversale che ha coinvolto tutte le forze politiche del territorio, il Tribunale di Cassino ha oggi quasi raddoppiato le sue competenze territoriali, aggregando le sedi dell’intero sud pontino. Si tratta di un evento la cui centralità strategica per lo sviluppo della città di Cassino è difficile sottovalutare. I problemi  che si aprono circa l’ampliamento, la sistemazione e la riqualificazione degli uffici sono indubbiamente ingenti, a cominciare dalla ristrutturazione degli edifici pubblici, dalla ridefinizione dei parcheggi, della circolazione urbana ecc. Ma questo immenso lavoro, di cui oggi si scorgono quasi soltanto le buone intenzioni, rappresenta un’opportunità imperdibile, che sposta il baricentro del potenziale di sviluppo della città. Sarebbe buona cosa, ad esempio, tentare immediatamente la creazione di consorzi intercomunali con Formia e Gaeta per il potenziamento dei trasporti pubblici tra Cassino e le città del sud pontino; attivare forme di project financing per la costruzione di una ferrovia metropolitana di collegamento con il litorale pontino, che incrementerebbe notevolmente il turismo e snellirebbe il traffico che intasa la superstrada Cassino-Formia ( ormai ridotta a strada di circolazione interna ai centri abitati); ripensare all’opportunità di una convenzione tra l’Università di Cassino (sede di un corso di laurea di Scienze motorie) e il Centro CONI di Formia ecc. ecc.

Purtroppo, sul piano delle strategie di ampio respiro, non si ha notizia di iniziative di un qualche rilievo. Anche l’incarico offerto alla prestigiosa direzione di Vezio De Lucia per la variante del PRG  sembra essersi impantanato nelle secche di una svolta soltanto annunciata. Nel frattempo, ci si dibatte tra buone intenzioni e maldestre opzioni “diversive”,  incongrue sul piano programmatico e assai scivolose sul piano urbanistico: lo spostamento del mercato del sabato – sul quale, per ragioni già esposte a suo tempo, si sono manifestate perplessità e contrarietà di varia natura– e l’ostinata   ripresentazione di un progetto di funivia per il collegamento con Montecassino,  secondo il tracciato già proposto dalla giunta del Sindaco Scittarelli e solennemente bocciato dalle associazioni ambientaliste della città per il suo grave impatto ambientale e, soprattutto, per la sua flagrante inutilità.

E’ dunque improcrastinabile un autentico, radicale cambiamento di mentalità e di visione politica. Nello staff del Sindaco ci sono indubbiamente uomini capaci di innescare, nonostante tutto, una stagione di nuova progettualità; basterebbe dar loro il potere decisionale necessario, rompendo senza indugi gli equilibrismi tattici tra i gruppi di maggioranza. Perché – come si sa e com’è giusto che sia- la pazienza dei cittadini non è infinita.