EVASORI FISCALI, QUESTI SCONOSCIUTI

Pascal Tomaino

DI PASCAL TOMAINO

La legge è uguale per tutti.  Oltre ad essere il  significato del terzo articolo della costituzione italiana  è la  frase scritta nei  tribunali  ben esposta a tutti coloro che entrano nelle aule di giustizia,  come monito, come avvertimento che da essa non si scappa.

Come il giuramento  che imputati e testimoni devono fare prima di una deposizione, di un interrogatorio, come se bastasse l’onore per essere sinceri.
Purtroppo non siamo più in un mondo dove la stretta di mano vale, dove l’onore viene prima dei soldi, degli interessi.

Importante non è ciò che rimane nella coscienza, quel macigno che ti logora nel tempo fino alla morte che nella nostra religione principale permette di espiare tutte le colpe  con la confessione, come se la redenzione ante mortem  diventi un condono tombale di tutte le cose che hai fatto nella vita pur sapendo che non avresti dovuto.

La legge non è assolutamente uguale per tutti, questa  è la realtà più lampante.
Non parliamo di criminalità che sfugge alla giustizia o la corrompe,  parliamo di evasione fiscale, ma non di quella necessaria alla sopravvivenza,  per evitare che le nostre piccole aziende falliscano, aziende abbandonate  a se stesse pur  essendo  il cuore del nostro paese, aziende che per non mandare a casa i propri dipendenti, per onorare i debiti con i fornitori  e ultimamente, spesso, per poter pagare lo Stato che è diventato il socio di maggioranza  solo nei ricavi come fosse un pizzo e senza ricevere nessun aiuto, nessun incentivo si rivolgono ad altri soci: le banche che attraverso  “castelletti” assai cari in termini di interessi  necessari , quando non si  incassano le fatture perché pagate in ritardo o se tali fatture sono verso gli enti statali che le pagano , quando va bene, a 300 giorni.

Parliamo invece di  aziende che problemi non ne hanno, anzi fatturano decine, centinaia  di miliardi di euro, hanno utili altissimi e comunque cercano di eludere il fisco ritenendolo ladro. Tra queste aziende parliamo di quella che gestisce il marchio D&G
Di casi come nel processo  Dolce & Gabbana in merito all’enorme evasione fiscale scoperta nel 2007 per arrivare l’anno scorso al processo , ce ne sono stati tanti, ricordiamo alcuni nomi celebri : Luciano Pavarotti, Valentino Rossi,  Andrea Bocelli,  e tanti altri. Tutte persone che vivono  sopra la soglia di povertà,  fanno lavori piacevoli,   non faticano per campare la famiglia e non vanno  a dormire con il pensiero di come arrivare a fine mese, di come mantenere i figli, di come pagare il mutuo di casa, gente che va a comprare sulle bancarelle, nei mercati, gente che si porta il pranzo in ufficio perchè non può permettersi di  spendere 10 euro per un pasto alla tavola calda.

Infatti per evitare questo tipo di speculazioni  viene considerato il valore commerciale indipendentemente da quanto dichiariamo.
La legge non è uguale per tutti, coloro che possono spendere per avvocati  bravi e importanti  riescono a cavarsela, chi ruba, magari per mangiare, viene condannato e magari la galera se la fa, come la donna che giorni fa è stata arrestata e posta agli arresti domiciliari per aver rubato generi alimentari e cosmetici in un supermercato per un valore di 35 euro.
La legge non è uguale per tutti, nei casi di evasioni milionarie da parte di artisti o sportivi con residenza all’estero  sono state fatte delle trattative, degli sconti anche ingenti, noi se riceviamo una cartella  riusciamo a malapena a rateizzarla pagandoci gli interessi e se non riusciamo a pagarla rimarrà nel tempo aumentando di valore  per poi essere ereditata dai figli, come fosse un titolo.

Ma entriamo nella questione D&G più nel dettaglio.
Mezzo milione  di euro oltre alla condanna  a 20 mesi di detenzione godendo delle attenuanti generiche e conseguente sospensione della pena.
In primo grado la richiesta di multa era stata di 343 milioni di euro e la condanna a 29 mesi,  già qui non c’è la proporzione

Cosi Domenico Dolce e Stefano  Gabbana se la cavano con una pena “lieve” e una multa super ridotta che riguarda il reato di omessa dichiarazione e non di dichiarazione infedele   distinzione che evita guai maggiori ai due stilisti e altre persone  del loro entourage  , pur avendo,  stando agli atti del processo,  evaso le tasse su un miliardo di euro, oltre a 200 che risultavano evasi grazie al  giro di fatturazione passata per la  società lussemburghese.

Certo,  la pressione fiscale in Italia è arrivata al 53%   “non è ammissibile che si paghino di tasse il doppio di ciò che si guadagna” (dichiarazione dei legali dei due stilisti che ricorreranno in cassazione ) , così non si arriva a fine mese, è ingiusto pagare tutte queste tasse ad uno Stato che non ti dà niente in cambio.

Cosa dovrebbero dire i lavoratori dipendenti,  gli operai, gli artigiani, i piccoli commercianti ,  che vedono i loro stipendi, i loro redditi dimezzati  ma con guadagni al limite della sopravvivenza? Certo bisogna pensare che i D&G hanno molte spese, barche,  case, vacanze e ospiti esigenti, l’alto tenore di vita ha grossi costi e loro  non possono  permettersi anche l’onere di sostenere uno stato indebitato e povero.

Ma se la cosa la vediamo da un altro punto di vista, considerando  che questo malcostume  ci vede tra i primi posti al mondo, dobbiamo farci una domanda:  non sarà che la pressione fiscale così alta è frutto proprio della grande e diffusa pratica dell’evasione fiscale perpetrata negli anni? Un cane che si morde la coda.

Certo con la morbidezza delle leggi in merito in questo paese te la cavi con un’ammenda o con condanne al limite della detenzione, e magari avanzando nei successivi gradi di giudizio, come in questo caso,  la multa viene   ridotta di circa il 99,8% mentre la pena da 29 a 21 mesi,  quel che basta per evitare la detenzione.

Inutile fare il paragone con gli Stati uniti, tutti lo sanno che li c’è la galera e se l’evasione è alta e ben congegnata la galera è tanta e con tasse evase su un miliardo di dollari,  rischi, se non sei un giovinastro, di rimanerci tutta la vita dietro le sbarre, chiunque  tu sia, li la legge è uguale per tutti, almeno in merito al fisco.

Non pensare che la salute economica di uno stato a forte industrializzazione dipenda  dalla responsabilità delle aziende  e dei lavoratori nei confronti del pagamento delle tasse è un atto di grande irresponsabilità nei confronti della terra  in cui sei nato  e nel rispetto della collettività, specialmente se produci utili   importanti.
Pensare poi che oltretutto cerchi di produrre il più possibile all’estero per risparmiare sulla manodopera  togliendo lavoro ai tuoi concittadini diventa veramente una forma di grande mancanza di rispetto e di senso nazionale, questo discorso vale per tutti i marchi italiani per quasi tutte le aziende

Il  made in Italy tanto decantato ed apprezzato all’estero  non viene prodotto nel proprio paese,  se non in parte e quasi sempre solo l’alta gamma ovvero l’ haute couture

La cosa strana  sta nella totalità dell’operazione, cosa per altro d’abitudine  di quasi tutti i grandi brand italiani . Pensate se una famosa casa vinicola  italiana facesse la stessa cosa, vino prodotto all’estero, imbottigliato ed etichettato in Italia e venduto come prodotto doc  e su cui si cerca di non pagare le tasse nel proprio paese. Chissà se poi qualcuno lo fa veramente.