ROMA. QUELLE AMBULANZE PRESE D’ASSALTO

Pascal Tomaino

DI PASCAL TOMAINO

Continua la violenza ai danni degli operatori del 118 e delle ambulanze che si recano a San Basilio, quartiere  della periferia nord est della capitale.
Leggendo la repubblica  di giovedì scorso sono rimasto allibito .
E non si trattava di  una recensione  di una serie TV poliziesca  ambientata nei suburbs di Los Angeles,  se fosse stato il soggetto di un film faremmo fatica a credere che cose del genere possano succedere nella realtà, ma talvolta è proprio la realtà che supera la fantasia.
Il 12 giugno scorso, come tutti sappiamo visto il grande risalto  dei media, e  non solo locali , il primo episodio:  dopo una banale discussione per motivi di traffico un ragazzo di 18 anni  viene ferito al volto con un coltello dall’autista  dell’altra automobile, il padre del ragazzo ferito, un vigilantes armato, scende dalla vettura e uccide  l’aggressore del figlio,  sparandogli  alla nuca   uccidendolo sul colpo.
All’arrivo delle ambulanze chiamata in soccorso la folla inferocita che ha assistito all’episodio aggredisce i tre operatori del 118 con calci e pugni  prendendo a sassate  il mezzo  di soccorso, per evitare che si prestasse   assistenza al giovane ferito,  mentre il padre killer si dileguava per evitare il linciaggio.
Episodio gravissimo, forse non è mai capitata una cosa del genere in Italia, almeno non per motivi così futili.
Il secondo episodio analogo risale a martedì 18 giugno, questa volta però il motivo dell’aggressione è un ritardo dell’arrivo dell’ambulanza per prestare soccorso ad un uomo coinvolto   in un incidente stradale, altre sassate al mezzo oltre che minacce, insulti e spintoni  ai paramedici da parte dei conoscenti dell’uomo, un tossicodipendete della zona.
Il terzo, forse il più assurdo, avviene lo stesso martedì  a distanza di poche  ore , all’arrivo dei mezzi di soccorso , 2 ambulanze di cui una con un medico a bordo, chiamate per assistere un sessantenne colpito da infarto. Altra violenza,  i parenti dell’uomo aggrediscono l’intera equipe, alla fine l’uomo trasportato al Sandro Pertini  non ce la fa, e tre dei cinque operatori del 118 vengono medicati per i danni subiti dall’aggressione collettiva.
Delle vicende di un quartiere oramai ostaggio di un gruppo di facinorosi se ne deve occupare il prefetto, parole del  governatore del  Lazio Nicola Zingaretti  , come se ci si accorga solo ora in che situazione di disagio e di inquietudine vive questo quartiere come altri in una città  diventata oramai inquieta, poco sicura.
Il disagio che si sfoga  nella violenza, la precarietà che porta a questi  gesti eclatanti, come se in qualche modo attraverso questi atti  si vuole  colpire tutto ciò che viene associato allo stato, ma questi operatori del 118 che fanno un lavoro importante, delicato, possono essere aggrediti così mentre svolgono le loro mansioni, neanche in guerra si osava sparare ai  rappresentanti della croce rossa che si distinguevano dai soldati per la loro uniforme bianca crociata di rosso , crocerossine che sfidavano bombe e proiettili per cercare di salvare vite umane.  Non è concepibile che  le ambulanze che entrano a San Basilio debbano essere scortare dalla polizia,  perché il personale del 118 ora comincia ad avere paura.
Ammesso che le ambulanze possono essere arrivate in ritardo, cosa per altro smentita dal 118, puoi prendertela con chi viene in soccorso ?  La situazione è grave, la condizione socio economica del paese si sta manifestando anche  in questi episodi assurdi per i quali è difficile dare  una spiegazione, un quartiere ostaggio di teppisti che terrorizzano la gente, che dominano nelle piazze, nelle vie di una zona in cui  le forze dell’ordine fanno fatica a far rispettare la legge.
Non è giustificabile in nessun modo questa violenza, ma bisogna riflettere.
Le istituzioni hanno il dovere di dare risposte al paese, la precarietà, il lavoro che non c’è, le motivazioni sono tante e vanno analizzate prima che il fenomeno possa allargarsi e sfociare in altre manifestazioni di violenza in un paese sempre più vicino alla Grecia e non solo geograficamente.
Questi  sono indicatori importanti, un termometro per misurare la febbre che aumenta in un paese senza tutela reale, senza sindacati, dove il lavoro non viene dato più ai nostri giovani, ragazzi  che si trovano a non uscire dal giro vizioso del proprio quartiere,  gente che non ha un avvenire, famiglie dove sono precari sia genitori che figli, abbandonati da uno Stato che ha perso il senso principale della sua istituzione, della democrazia, un paese dove si parla di depenalizzare il reato di clandestinità dove oramai certi lavori vengono dati solo a extracomunitari che prendono quattro  soldi senza protestare mentre i nostri ragazzi bivaccano giorno e notte nelle piazze, nei giardini  dei rioni dove montano insofferenza campando di espedienti  sentendosi nel diritto di usare rabbia e violenza verso qualsiasi cosa e persona riconducibile in qualche modo allo Stato, ad un  governo  sempre più distante dal popolo che, per natura della democrazia,  dovrebbe essere sovrano e non solo un contenitore di voti quando nelle piazze di questi  quartieri i nostri politici vanno solo in campagna elettorale promettendo e basta, uno stato che deve rendere conto alle banche , che deve trovare miliardi di euro per rimanere nell’Europa che conta  sicuramente  più di noi, dei nostri figli e del loro futuro.