LA RABBIA SPENTA DI BERLUSCONI

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

In Silvio Berlusconi si avvertiva  una rabbia spenta nel corso del video messaggio trasmesso ieri pomeriggio poche ore prima del voto della giunta per le elezioni. Niente a che vedere con quello della  sua discesa in campo del 94. E’ come se lo stesso ex presidente del consiglio si fosse reso conto che ormai non c’è più niente da fare. Che è finito un ciclo. Per sempre. Questo nonostante che i suoi sostenitori, sempre meno per la verità, continuino a credere in lui. Ciecamente. L’ho constatato di persona ieri sera allo stadio San Siro. Tutti a consigliargli  in maniera involontariamente comica, di tenere duro. Ma c’è poco da tenere duro. Con la giunta per le elezioni che ha votato per la sua decadenza, la strada è inevitabilmente segnata. In fondo, un leader azzoppato, a questa estrema  destra,   non serve.

Si, estrema destra. I toni di Berlusconi nel video messaggio di 16 minuti hanno avuto infatti il sapore eversivo di chi rimane aggrappato per un solo centimetro allo scranno parlamentare.  Ma per il resto le sue dichiarazioni  sono state  fuori dalla legge, fuori dallo stato di diritto, fuori da tutto. Berlusconi Incita gli italiani, o almeno il suo popolo ormai ridotto a quattro cinque milioni di persone, a ribellarsi. Detto da un ex presidente del consiglio la cosa lascia perplessi, fa male alle istituzioni, frantuma il concetto stesso di democrazia. “Dico a tutti voi agli italiani onesti e di buon senso: reagite, protestate, fatevi sentire. Avete il dovere di fare qualcosa di forte, grande per uscire dalla situazione nella quale ci hanno precipitato”, urla Berlusconi. Qualcosa di forte, chiede. Cosa? L’avesse spiegato avremmo potuto capire, ragionare. Ma cosi sembra una frase talmente eversiva e sospesa che c’è da chiedersi: possibile che quest’uomo sia stato presidente del consiglio per quasi dieci anni? Avevamo un sovversivo a capo del governo e non lo sapevamo. E, anche se comprensibile, la sua rabbia non ha ragione d’essere.

Certo, ancora più perplessi si rimane quando Berlusconi incita il suo popolo a   ‘uscire dalla situazione in cui ci hanno precipitato’. Di questa situazione in realtà lui è l’artefice assoluto. La crisi è iniziata cinque anni fa, non ieri e l’ex cavaliere era l’indiscusso premier di questa destra bislacca che ha portato il Paese sul baratro economico e sociale. Aggiunge Berlusconi “ Forza Italia è l’ultima chiamata prima della catastrofe”. Forse l’ex cavaliere si è rivoltato da un’altra parte in tutti questi anni. Per non vedere. La catastrofe è già in atto da cinque anni, appunto. Camminiamo tra le macerie. Forse sarebbe ora di ricostruire, semmai: evitando  di dedicarci ai problemi di uno soltanto.

Comico poi il passaggio sui presunti brogli elettorali: “Diventa un missionario di libertà pronto a impegnarsi alle prossime elezioni nei seggi elettorali per evitare che ci vengano sottratti voti come è sempre successo”. Da presidente di seggio potrei scrivere un libro su questo. Di tentativi di brogli ne ho visti numerosi, nelle passate tornate elettorali. E partivano tutti da destra: Pdl e affini.

Un disco rotto poi Berlusconi si è dimostrato sui giudici politicizzati. Dichiarazioni che non meritano commenti. Come non meriterebbe commenti un’altra frase sul Pd, se non ci fosse un fondo di verità. “ Questa è la sinistra “dell’invidia e dell’odio” che non è “mai riuscita a diventare socialdemocratica”. In effetti,  non ci è riuscita semplicemente perché grazie al tradimento dei 101 deputati che  hanno  insperatamente consentito a Berlusconi di andare al governo, con un colpo di mano questa ‘ sinistra’ è diventata democratica. Democratica cristiana. La vecchia cara Dc, insomma. Che ora lotta per restare in sella, al  fianco del Pdl. Da Renzi a Letta sotto sotto molti deputati della Margherita, farebbero carte false per arrestare la decadenza di Silvio e continuare a governare assieme a lui.

Purtroppo per loro, la giunta per le elezioni, ieri sera, con 16 voti a favore e uno solo contrario, ha deciso che Berlusconi deve decadere da senatore. Perché un condannato non può e non deve far parte del parlamento di una nazione. A meno che non si decida di trasformare Palazzo Chigi in San Vittore o Regina Coeli.