LA VERITA’ SULLE AZIENDE ITALIANE IN VENDITA

DI YVAN RETTORE

In realtà, la forza dell’industria italiana non sta nelle grandi aziende, ma in quelle piccole e medie (a volte). 

 

Diverse delle aziende passate in mani estere erano comunque deficitarie e non competitive da tempo e la loro sopravvivenza specifica avrebbe comportato spese troppo importanti. 

 

Non dimentichiamo poi che comunque vada, l’Italia è la seconda potenza manifatturiera d’Europa e fra le prime sette al mondo e che la tanto arrogante Germania può rinunciare alla Francia, ma non all’Italia su un piano strettamente economico e quindi industriale e commerciale. 

 

Poi non si tiene conto di realtà italiane che nel silenzio dei media si stanno espandendo all’estero, come ad esempio la Granarolo, l’Imma, la Luxottica, la Beretta, la Ferrero, ma anche la stessa Pirelli che rimane l’unica azienda al mondo a poter collegare elettricamente le isole! 

 

In certi settori di attività, poi l’Italia non ha concorrenti: macchine per fare calzature, macchine per fare gelati, macchine per fare la pasta, macchine agricole, alcune tecnologie edili, industria dell’occhialeria e dei strumenti musicali, industria di progettazione e realizzazione di imbarcazioni di lusso, ecc…ecc…

 

Potrei citare ancora tanti altri punti di eccellenza che reggono malgrado la crisi dirompente e non dimentichiamoci che per andare nello spazio c’è bisogno sempre di avere elementi in oro che soltanto la tecnologia italiana sa lavorare. 

 

Quindi va bene constatare certe cose, ma sarebbe il caso anche di essere più completi ed esaurienti sull’argomento, proprio perché le cose non vanno esattamente come diffuso dai media e sono molto più complesse nel loro insieme. 

 

Ultima cosa: la ripresa nel senso neoliberista del termine (secondo la quale l’Italia sarebbe in posizione di netto svantaggio nei confronti degli altri paesi europei) non ci sarà affatto e si tradurrà in termini ben diversi e non con i criteri di crescita a cui eravamo finora abituati. 

 

Il mondo sta cambiando e più nulla sarà come prima. 

 

Solo a Wall Street e nei vertici dell’UE non l’hanno ancora capito