GIAPPONE, SCIOPERO DEL SESSO PER GLI UNDER 25.

Alessandra Busanel

Di ALESSANDRA BUSANEL

I giovani giapponesi non fanno sesso.

Pungente come apertura, vero? Eppure il succo di quest’articolo è proprio questo: la maggior parte dei giovani giapponesi ha deciso di non aver più rapporti sessuali.

La metà delle ragazze tra i 16 e i 24 anni e un quarto dei loro coetanei sono affetti da quella che è chiamata sekkusu shinai shokogun,sindrome del celibato. (Notiamo l’ovvia disparità delle percentuali. Uomini!).

 

E a noi cosa interessa? direte voi. Eppure c’è da rifletterci. L’Occidente, basato su religioni e culture molto rigide che hanno sempre evitato di parlar di sesso, si ritrova bombardato da donne nude e trasmissioni televisive sui rapporti intimi, su sedicenni incinte e ragazzoni abbronzati alquanto libertini.

L’Oriente così culturalmente strano, con le ragazze che si eccitano leccando le maniglie e patria dei cartoni animati e manga sessualmente espliciti, si ritrova ora con una gioventù casta.

 

Sulla vita sessuale dei giovincelli si pronuncia anche il governo giapponese, che considera la perdita d’interesse verso il sesso da parte dei 16-24 un’”immane catastrofe” (magari ce l’avessero detto anche i nostri genitori all’epoca!). Questi giovani non sono neppure in una relazione sentimentale e logicamente non procreano, portando il Giappone ai minimi livelli di natalità mondiale.

 

Il modello della famiglia “tradizionale”, composta da padre lavoratore e madre casalinga, si trova in conflitto con i trend di relazioni esclusivamente sessuali.

La società e il governo giapponese non hanno infatti favorito i matrimoni, dato che il 70% delle donne madri non lavora. E le donne sposate che lavorano sono marchiate come oniyome, donne diaboliche. Non c’è futuro per le donne sposate, le quali si richiudono a riccio e non accettano neppure corteggiatori. Altrettanto per gli uomini sposati, i quali sentono sulle spalle il peso di una cultura millenaria che li spinge a lavorare come bestie da soma per garantire il massimo alla moglie.

 

Mendokusai è la parola che i giovani usano per definire le relazioni: “troppo complicato”, “porta troppi guai”.

I giovani giapponesi, insomma, non sanno da che parte andare, e a forza di cercare la loro identità familiare hanno perso l’appetito sessuale. Molti di questi giovani hanno infatti paura al solo contatto fisico.

Mancando quindi la necessità di amare qualcuno per un lungo periodo, non vedendo un futuro nell’amore, cresce vertiginosamente l’industria del porno, del sesso virtuale e degli hentai (quei cartoni porno giapponesi in cui le ragazzine hanno seni enormi).

 

I sociologi giapponesi e inglesi danno quindi la colpa a tre fattori importantissimi nella vita sessuale e affettiva degli individui: al senso di inutilità e di fallimento che i ragazzi sentono nei confronti della società, al costo della vita troppo altro e alla mancanza di un’autorità religiosa che regolamenti i matrimoni e dia loro un’importanza al di fuori del mero aspetto economico.

 

E voi ometti italiani non sogghignate, il problema sta arrivando anche da noi. Certo, noi abbiamo una moneta a nostro favore: il background religioso. Aveva ragione Anatole France quando diceva: “Facendone un peccato il Cristianesimo ha fatto molto per il sesso”. Pensateci.

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