AMARCORD.CATERINA MURINO: UNA 007 PER DANIEL CRAIG

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

Interviste sempreverdi

Sia sincera, Caterina:  secondo lei, come James Bond,  Daniel Graig, il nuovo 007, è meglio o peggio di Sean Connery?

Meglio, molto meglio. Ho sentito dire  che Daniel è considerato  un agente segreto sottotono. Niente di più sbagliato. Tutto forse è nato dal fatto che due anni fa, durante la  presentazione ufficiale al festival di Venezia, era  stato preso in  giro solo perché si era presentato all’imbarcadero del lido, a bordo di un motoscafo,  con il giubbotto salvagente. Fotografi e giornalisti di tutto il mondo si erano scatenati: ‘Ma come, un agente segreto che ha paura di cadere in mare!’In realtà Daniel Graig è per stessa ammissione dei produttori del film, il più convincente 007  della storia.

Addirittura Più di Sean Connery?

Ma si. L’uomo è sensuale, intelligente, profondo e affascinante. Dotato di un forte senso dell’umorismo e di uno sguardo magnetico. L’attore, poi,  entra bene nei panni dell’agente segreto. Non è una macchietta e nemmeno un eroe.  In Casino Royale ci sono pochi effetti speciali, proprio per evitare la parodia dell’agente segreto. James Bond combatte con armi convenzionali il terrorismo internazionale e più di una volta rischia di morire.

Caterina Murino, impegnata nel tour promozionale di 007 Casino Royale, il film nel quale interpreta la parte di Solange e che in Italia sarà nelle sale il  prossimo 5 gennaio,  ha le idee chiare e difende dunque a spada tratta il nuovo James Bond, ancora più adesso che ha imparato a conoscerlo meglio, tra una conferenza stampa e una cena di gala. Piccolo particolare: in Cina come negli Stati Uniti, in Giappone come in Australia, la sensuale attrice sarda  porta  con sé mamma Anna Maria: “ Stavolta come accompagnatrice. La prossima volta, se ci sarà, come baby sitter”.  Ride, mentre lo dice. Anche se l’argomento è molto serio. Già, perché a quasi 30 anni Caterina pensa a metter su famiglia. Vuole un paio di figli almeno. Magari non ora, ma tra non molto si. Per il momento, infatti, la Murino si dedica a raccogliere  i frutti di un intenso lavoro, iniziato con Dino Risi nel film su Miss Italia. Concorso di bellezza al quale lei  ha partecipato anche, nel 97, arrivando quinta. Da Salsomaggiore ad  Hollywood, dunque. In mezzo, tre anni da modella per un prodotto di bellezza, una quindicina di ruoli cinematografici. Quindi la consacrazione  in 007.

La sua Solange è un’esperta cavallerizza.

E’ vero. Quando dalla produzione mi arrivò il copione notai che  il mio personaggio sarebbe stata impegnato in diverse scene a cavallo. Il buffo è che poche settimane prima mi ero incrinata due costole proprio a causa di una caduta da cavallo. E avevo paura a rimontare in sella. Ma mi sono fatta coraggio. Ho pensato che per 007 valesse la pena rischiare: un film su James Bond ti offre la possibilità di diventare popolarissima.

Solange però muore presto.

Già. Ma penso di aver inciso ugualmente  nella storia. Le critiche di tutto il mondo parlano molto bene di me e del mio personaggio.

Con tutti questi giudizi positivi non rischia di montarsi la testa, Caterina?

Figurarsi. Io non mi considero nemmeno un’attrice a tutti gli effetti. Come mi ripeteva il mio maestro, il regista teatrale Danilo Ghezzi, per diventarlo bisogna aver interpretato almeno ventuno ruoli importanti. Io sono ancora ferma a sedici.

Però sta macinando molto. Soprattutto in Francia, dove nel frattempo si è trasferita.

Quattro anni fa ho voluto mettermi alla prova, andando a vivere a Parigi. Poi il destino ha voluto che nel frattempo trovassi anche l’amore: si chiama  Cyril, è  un cameraman che ho conosciuto sul set di uno dei miei primi film francese.

Un cameraman?

Si. La mia carriera voglio costruirmela da sola e nell’amore ci credo. Non riuscirei insomma a mettermi insieme a qualcuno per interesse. E poi Cyril è un uomo straordinario. Prima di dichiararsi  mi ha corteggiata per tre mesi, colpendomi per la sua semplicità. Quindi  siamo andati ad abitare insieme.

E addio Italia.

Nient’affatto. Il mio Paese non l’ho abbandonato, tanto meno ripudiato. Continuo ad avere la stessa casa di ringhiera dei miei vent’anni  in Via Niccolini a Milano. E ne ho un’altra a Roma. Quando mi chiamano torno a lavorare volentieri nel mio Paese. Di recente l’ho fatto per  due film: Santa Margherita da Cortona e Eleonora  di Arborea, l’eroina sarda vissuta nel 1300. Mentre tra breve interpreterò ‘Amore tango e cucina’, un altro film nel quale vesto i panni di una casalinga con due figli, disperata per il tradimento del marito. Talmente disperata da  rapire la sua amante.

Cosa le manca dell’Italia?

Il calore della gente, il cibo. Ma soprattutto i miei genitori. Pensi che mamma non si addormenta se prima non le do la buonanotte al telefono.

A qualsiasi ora e in qualsiasi situazione?

A qualsiasi ora e in qualsiasi situazione. Anche quando Cyril  ed io vogliamo vivere un momento tutto nostro: prima insomma devo ricordarmi di chiamarla, altrimenti si preoccupa. Ma vede, tra me e lei il rapporto è stato e continua ad essere molto forte:  non le nascondo che litighiamo spesso. Mamma mi provoca tutte le volte che sono in crisi o stressata e la mia reazione istintiva sarebbe quella di tornare subito a casa. Allora mi sfida  a farlo. Ma sapendo che io per il lavoro sacrifico da dieci anni la mia vita privata è certa che non indietreggerei di un centimetro. Però intanto nei momenti come questo in cui mi sento sotto pressione, passo da un attacco di gastroenterite all’altro. Il mio corpo infatti  reagisce cosi alla stanchezza.

I suoi genitori l’hanno sostenuta sempre nella scelta di diventare attrice?

Assolutamente si. In fondo era il mio sogno da bambina. Anzi, no. All’epoca, abitavo a Sant’Antioco, dove papà lavorava all’ Enel,   volevo diventare modella. Peccato che fossi cicciona e quando rivelavo i miei sogni adolescenziali agli amici, loro si schiantavano  dalle risate iniziando  a  prendermi in giro.

E adesso si piace?

Si. Cerco però di tenermi in forma facendo equitazione e danza tutte le mattine, evitando in questo modo cedimenti ‘strutturali’. Perché non ricorrerei mai  al chirurgo estetico. Ho paura degli aghi, alla solo vista svengo. Per questo detesto i tatuaggi. Sbirciando tra i miei vestiti non ne vedrete mai uno.

Ma  per lei indossare un abito è una gioia o una sfida?

Una gioia. In fondo il sogno da fotomodella mi è rimasto dentro.

Al primo appuntamento con il suo lui come si presenterebbe vestita?

La semplicità paga sempre. Dunque indosserei un jeans e una  camicia bianca.

Riceve un invito ufficiale  dal presidente della repubblica francese, per una cena all’Eliseo. Che abito mette?

Un tuxedo nero.

E per un invito in casa del candidato della sinistra francese Segolene Royale?

Sempre un tuxedo nero. E’ il mio abito preferito per le cerimonie ufficiali.

Secondo lei qual è l’attrice meglio vestita?

Nicole Kidman.

E la peggio vestita?

Passiamo ad un’altra domanda.

Cosa non manca assolutamente nel suo armadio?

Essendo scura di carnagione, le magliette bianche che risaltano sul mio viso e che indosso in qualsiasi occasione non ufficiale.

A quale capo di vestiario non sa resistere?

A scarpe e gioielli.

Le piace indossare abiti  da uomo?

Si, mi fanno sentire me stessa. Anche se, sia ben chiaro, mi considero  una donna molto femminile.

Le è mai capitato di ‘rubare’ abiti dal guardaroba delle sue amiche?

Per carità, mai fatto: la personalità si vede pure da ciò che indossi. Non acquisto mai a caso. E se scelgo un maglione è perché  mi rispecchia completamente.

In quale città le piace fare shopping?

Sinceramente? Nessuna. Non ho tempo e non mi piace fare shopping. La trovo una perdita di tempo. Per cui se mi serve un vestito prendo ed entro nel primo negozio che ho sottomano. Avendo già le idee chiare su cosa scegliere.

Pubblicato il 28 agosto 2006

Caterina Murino