CIVATI, CUPERLO, RENZI. SERVE UNA SPACCATURA PER RIVITALIZZARE IL PD

Cinzia Gubbini
 
DI CINZIA GUBBINI
 
Stamane per varie coincidenze mi sono ritrovata alla convenzione nazionale del Piddì (della serie: vedi la vita). Non avendo avuto il tempo di appassionarmi – si fa per dire – alle cronache quotidiane sulla travagliata vita del primo partito italiano, credo di aver osservato i protagonisti con sguardo candido. Sono arrivata che stava parlando Civati, e mi sono chiesta: ma questo ragazzo caruccetto…, in pantalone di velluto, dove pensa di essere? In un centro sociale? Cioè, va benissimo sostenere che bisogna dire basta alle spese militari, che in Italia bisogna pensare più ai poveri che ai ricchi, che fatta la legge elettorale si torna al voto eccetera eccetera (non è che abbia detto molto di più), però teso’, allora che ci fai nel Pd? E perché invochi Prodi? Sia chiaro, tutti sanno che io ho un debole per Prodi, ma so bene chi è (cioè, vorrei sapere molto di più, ma quel che so è sufficiente) e se fossi Civati, e se proponessi una linea come la sua, non me lo andrei a scegliere come padre nobile. Cioè: siamo proprio all’abc. Civati: la bella addormentata nel bosco. Poi è arrivato Cuperlo, in un bel completo grigio. Devo dire che ho avuto la sensazione, ma forse mi sbaglio, che mettesse in pratica tutta una serie di tecniche prossemiche. Tipo: una gamba più avanti dell’altra – posizione che no  ha cambiato neanche volta per trenta minuti, un attimino innaturale – e poi sto modo di mettere le mani giunte sotto al mento, a comunicare : “sono molto concentrato, ho molto riflettuto su quello che vi sto dicendo”. Ecco, se per caso Cuperlo si fosse fatto dare qualche consiglio per migliorare le sue performance comunicative in pubblico e per superare quella timidezza che, mi pare, traspaia: le metta via, fanno peggio. L’uomo ha una capacità comunicativa pari a 0. Eppure, senza dubbio, è quello che ha messo in piedi il discorso più articolato, l’analisi più spietata e veritiera, secondo me. Insomma, mi aveva quasi convinto. Però poi l’ho guardato bene, e ho guardato anche un po’ a chi si accompagnava. No Cuperlo mio, io a voi vi conosco. Siete quelli sulla cinquantina molto amici di quelli sulla sessantina: siete i più preparati, quelli con una vera memoria storica dei movimenti sociali e sindacali,  il partito ci ha messo una vita a tirarvi su, avete attraversato conflitti e tragedie storiche, avete visto quasi tutto. Ma vi piace troppo il sistema occidentale e capitalista. Voi adesso dite di no, ma col cavolo. Suona brutto, ma non posso fare a meno di dirvi – in tutta sincerità – che il vostro problema è che vi siete venduti, parecchio tempo fa. Magari vi siete anche venduti bene, non lo so, ve lo auguro. Però non vi credo neanche un pochino, perché siete amici degli amici, e il vostro sistema vi piace assai. Cuperlo: generazione bruciata. Peccato. Poi è arrivato Matteo Renzi, in jeans. Ora, ragazzi, scusate ma ha un po’ ragione a dire: “se qua ci sono arrivato io vuol dire che ci può arrivare chiunque”. Sia chiaro: l’uomo è un vero trascinatore. Queste sono doti naturali, o ce le hai o non ce le hai. Lui senza dubbio ce l’ha. Ciò mi suscita anche un vago rispetto, perché sono sensibile ai talenti.Ma insomma: dopo l’aperitivo a casa mia se magna. Invece Renzi è proprio apericena. Cioè mi dà l’impressione che è un che metterebbe lo stesso identico entusiasmo nel fare politica o nel vendere aspirapolveri. Perché per lui la cosa importante è il risultato. Ovvero, se stesso. Questo genere di impostazione mentale diffusissimo ti porta a reggere molto bene le frustrazioni e a sviluppare un folto tappeto sullo stomaco, certamente utile in un’epoca di larghe intese. Ha inanellato esternazioni varie con una naturalezza davvero invidiabile: insomma, ora basta! Insomma, cambiamo la legge elettorale: mettiamoci d’accordo! mettiamo tre paletti! Oppure: il presidenzialismo? Ne vogliamo parlare? Io non credo che il problema sia la forma di governo. Se fossi stata un po’ più dentro al partito gli avrei detto: senti Matteino, vai va. Insomma, che dire: secondo me c’è solo da sperare che ste primarie portino a una bella spaccatura chiarificatrice.  Mi dispiace pure, ma mi torna in mente Guzzanti/Funari: Serena, gna’ fa’.