GINOSA, PUGLIA: LA DRAMMATICA PARABOLA DELLA MIROGLIO

Corrado Cenci

DI CORRADO CENCI

Come un effetto domino in 4 anni il mio territorio subisce i restringimenti di questa politica dell’austerità Come un effetto domino, avviene tuto questo: circa 4 anni fa chiude la fabbrica tessile Miroglio di Ginosa (Ta), dove lavoravo dal 1996. Con me perdono il lavoro altri 240 miei colleghi, con età media di 40 anni. Nonostante tutto, la speranza allora era tanta, facili promesse da parte delle istituzioni, Ministero Di Roma ed enti Regionali, dove tutti si sono adoperati per la ricerca di nuovi investitori, senza però ad oggi la tanta ambita reindustrializzazione per i 181 Miroglini e relative famiglie. Da allora circa 5 fallimenti di mancata riconversione: dalla Lavanderia Industriale al fotovoltaico, alla cittadella del tessile, al biscottificio, poi fino a pochi mesi fa la speranza di assemblare Monitor Tv Lcd. Adesso “appesi” all’ultima speranza di una proposta di riconversione che garantirebbe lavoro solo a 70 di noi, tutti oramai in mobilità. Mi chiedo: Quali speranze di riconversione ci possono essere per tutte le altre industrie Italiane chiuse, vedi: noi della Miroglio, Natuzzi, Om, Bridgestone, Omsa, Termini Imerese, Alcoa, Iribus, ecc., senza dimenticare i tanti posti persi a Martina Franca (Ta), cittadina esperta nelle confezioni d’abbigliamento. Per non parlare del possibile declassamento della Marina militare di Taranto e la ventilata notizia della chiusura dell’arsenale.

Come se non bastasse 2 anni fa l’alluvione a Marina di Ginosa con l’esondazione del fiume Bradano che segna il confine tra Puglia e Basilicata. Case sommerse dal fango, aziende agricole distrutte, arterie stradali in gran parte da ripristinare e fondi che si fanno ancora attendere, mentre la gente colpita si è indebitata. Contributi che sarebbero serviti per la messa in sicurezza del mio territorio, violato dalla furia dell’acqua una seconda volta, il 7 e 8 Ottobre 2013.

Con se l’alluvione porta via 4 giovani vite umane, tutti tra i 25 e 32 anni, oltre a case distrutte, muri in cemento divelti e terreni sommersi. Oggi la cittadina di Ginosa (Ta), con i suoi 27.000 abitanti, aspetta ancora risposte, in special modo sulla messa in sicurezza del territorio, diventato a rischio idrogeologico. Tutto questo si poteva evitare? Non lo so, però secondo me, l’acqua nel mio quartiere poteva arrivare con meno violenza, procurando meno danni. Per ultimo, ma non per importanza, anche la chiusura a Ginosa della sede del Tribunale storico, dove non poteva sfuggire alla vista di nessuno il trasloco avvenuto di recente di tutta la documentazione cartacea di atti che venivano portati via presso la sede di Taranto che nel frattempo è diventata più caotica per il numero di utenza al suo interno; per non parlare dell’utenza di Ginosa e comuni limitrofi che dovranno recarsi a Taranto per una testimonianza oppure per una semplice firma o giuramento.

Altro pilastro importante quello della Giustizia, va via dunque da Ginosa, dove alcuni decenni fa hanno operato giudici come Bruno Siclari “divenuto poi Capo Antimafia” e Il Dott. Alfredo Mantovano. Non ha tutti i torti l’artista cantante Pugliese Caparezza, dove, nella sua canzone il ritornello principale in Good by malinconia è: DA QUI SE NE VANNO TUTTI. Ma prima di andar via tutti il gruppo dei Miroglini pensa sempre più seriamente di convocare tutte le vertenze italiane, ferme presso il Ministero in attesa di Riconversione e portarli tutti in un’unica grande protesta, proprio a Roma, dove dal 2008 si sono decise le sorti di milioni di operai che hanno perso e mai più ritrovato il lavoro.