LAZIO. ADDIO AL PROFETA HERNANES

Umberto Sammarini

DI UMBERTO SAMMARINI

Sono troppo vecchio e troppo cinico per credere alle lacrime, vere o presunte tali, di un professionista della palla rotonda. Nonostante tutte le chiacchiere dei Ds, dopo che era approdato alla Lazio, fino a quel momento lo conoscevano in pochi intimi Hernanes il Profeta. Faccia da bravo ragazzo, moglie e figli, sempre pronto a ringraziare Dio, in breve tempo diventa l’idolo dei tifosi, lui ricambia con dichiarazioni di amore eterno ai colori biancocelesti. Grazie alla Lazio viene chiamato nella selecao verdeoro, non come titolare, cerchiamo di capirci, ma per sporadiche apparizioni.

I Top Club di mezza Europa cominciano ad ingolosirsi, Hernanes è bravo, in due anni segna gli stessi gol di Klose, tanti per un centrocampista. Inizia la soap opera del rinnovo, la Lazio non può pagare un ingaggio da tre o quattro milioni di euro, questo lo sanno tutti. Hernanes alterna alti e bassi, dichiara il suo amore ai tifosi ma non firma e, se non firma, è più che evidente che aspetta solo l’occasione buona per tagliare la corda e mettersi in tasca un sontuoso ingaggio. L’agente  che ha il 10% sul totale della vendita, aspetta al tavolo brandendo coltello e forchetta. Arriviamo al mercato di riparazione, finito il girone di ritorno, il Profeta andrà in scadenza di contratto e partirà per quattro spiccioli o, addirittura, a parametro zero. O rinnova oppure, l’unica soluzione rimane quella di venderlo. Non firma. Lotito infame, devi morire, il Profeta lascia Formello in lacrime. Mi deve spiegare che  ha da piangere. Questo mi ricorda Chinaglia, tutti i laziali mi odieranno, nel momento del bisogno tagliò la corda per i Cosmos. Ancora oggi è ricordato come uno che amava la Lazio, figuriamoci se gli stavamo antipatici. Hernanes è andato via esclusivamente per il milione di euro in più offerti dall’Inter. Mercenario? Si, ma d’altra parte ognuno bada ai suoi interessi. Poteva benissimo rinnovare con una clausola rescissoria, alla fine della stagione partiva e dava modo alla società di trovare un degno sostituto però, meglio un uovo oggi che una gallina domani. Però e andato via piangendo, sapete, dicono che anche i coccodrilli piangono dopo aver ingoiato la loro preda.

E’ andato via anche per raggiungere traguardi di prestigio, a Roma grasso che cola se vinci una Coppa Italia. Traguardi di prestigio con questa Inter? Come dire che io vado al Polo Nord per fare i bagni di sole. Siamo a due punti dai nerazzurri, non è escluso che per la fine del campionato li doppiamo. Un’altra cosa mi ha colpito, la partita col Chievo. Hanno giocato tutti con il sangue agli occhi, come per dimostrargli che nessuno sente la sua mancanza, segno che tanto bene non gli volevano. D’altra parte, nessuno ha avuto attestati di stima nei suoi confronti, cosa abbastanza inusuale. E’ chiaro che in una squadra dove tutti guadagnano cifre contenute anche se consistenti, se chiedi il doppio degli altri alteri gli equilibri e fai girare le palle. Lotito non mi piaceperò, dobbiamo essere intellettualmente onesti, stavolta è stato costretto a fare quello che ha fatto. Nessuno può sapere quello che è successo veramente, solo i due interessati, ma una cosa gioca a favore dell’odiato presidente: in dieci anni ha perso a parametro zero Pandev, Diakitè e Zarate, pur di non venderli, per pura tigna. Che dirvi? Tirate da soli le conclusioni. Un pensierino anche per il Profeta ” Stai bene a Milano e fatti onore in Champions. Pensa a noi quando vincerai i prossimi scudetti … se poi, hai visto mai, noi arriviamo quinti e voi sesti, pensa che hai fatto una scelta di vita e ringrazia Dio, lui ti segue sempre con affetto “

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Hernanes