IL PREMIER ITALIANO ALZA LA VOCE CON BRUXELLES. ERA ORA

Roberto Michele

DI ROBERTO SCHENA

Allora. Il piatto forte di Renzi non sono tanto quegli 80 euro che mette in busta ai più poveri. Il piatto forte è che un premier italiano, per la priva volta, alza la voce con Bruxelles e lo ha fatto sia con affermazioni inconsuete per Roma, sia con gli annunciati provvedimenti di abbassamento delle tasse, con un guadagno in busta paga di 80 euro. È una novità rispetto alle ossequiose presidenze Berlusconi, Monti e Letta.

Tuttavia, tempo due mesi,  ci sarà un aumento dei prezzi generalizzato, una gara a chi riesce a mangiarseli via, col rischio che dopo la gente sarà più povera di prima. Infatti, sono anni che la spirale deflazione-recessione ha tenuto bloccati i prezzi, quando non li ha diminuiti, per cui si può immaginare quale corsa ci sarà all’aggiustamento delle tariffe.
È come quando piove su un terreno arido: l’arretrato di acqua è tale che il giorno dopo non c’è più nemmeno una minima traccia dell’acqua caduta e anzi quest’ultima evaporando ha reso ancora più soffocante il clima. Il piatto forte di Renzi è il suo tentativo, con questi provvedimenti al limite, se non oltre, i trattati europei, di fronteggiare i rigori incomprensibili dell’Unione europea, di sfidarla sul terreno delle restrizioni soffocanti in cui ha messo l’Italia, probabilmente in un disegno di rinegoziazione complessiva. Già qualche giorno fa, Renzi si era lascito scappare:

«Non abbiamo rassicurazioni da dare» ai partner europei sullo stato dei conti e basta con il «costante refrain italiano per cui si dipinge l’Europa come il luogo dove veniamo a prendere i compiti da fare a casa. L’Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola e lo farà non perché lo dice l’Europa ma per il futuro dei nostri figli».

Ieri, il premier ha citato i sondaggi sul drastico calo, anche in Italia, nel consenso sull’Eurozona e ha criticato duramente i tecnocrati che siedono a Bruxelles e a Strasburgo. Ha ricordato il sogno degli Stati Uniti d’Europa che fu di Altiero Spinelli,  intere generazioni lottarono per difendere valori condivisi, ha detto, e ha invitato la Ue a tornare a essere una terra fatta di popoli e speranze, «non solo dei vincoli».

Diversi commentatori riferiscono che Renzi sembra disposto a battere i pugni sui tavoli di Bruxelles. A poche settimane dalle elezioni che potrebbero portare a Strasburgo frotte di euroscettici e nemici dell’euro, il premier ricorda proprio agli euroburocrati che la crisi nel Vecchio Continente non è solo economica ma anche dei partiti e del parlamenti. E ancora, a Porta  a Porta: «L’Italia ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno dell’Italia. Anzi, vorrei dire che è l’Europa che ha più bisogno dell’Italia». È un’affermazione decisamente forte, presuppone una solida preparazione alle spalle. Anche perché poi chiarisce: «Nel semestre Ue l’obiettivo non sarà ritornare a discutere di riforme che servono al nostro Paese, ma arrivare a quell’appuntamento dopo un pacchetto di riforme molto forte dicendo che cosa noi chiediamo all’Ue».