D’AMBROSIO SI PORTA VIA I SEGRETI DEL CASO PINELLI

Paolo Brogi

DI PAOLO BROGI

Gerardo D’Ambrosio morendo ha lasciato irrisolta la sua inchiesta sulla morte dell’anarchico Pinelli. Nel senso che a metà anni ’70 chiuse un’istruttoria – quella cosiddetta del “malore attivo” di Pinelli – che non aveva sfiorato la presenza in quell’ufficio politico della questura di Milano, subito dopo l’attentato di Piazza Fontana, di ben tredici personaggi calati da Roma dall’Ufficio Affari Riservati, portatori della pista prefabbricata degli anarchici. Tredici funzionari guidati da Russomanno, braccio destro del capo degli Affari Riservati Federico D’Amato, che sono poi spuntati nelle successive istruttorie su altri fatti come l’inchiesta Pradella su Piazza Fontana 2 e l’inchiesta Mastelloni su Argo.

In ambedue queste istruttorie è stata messa a fuoco la presenza dei funzionari con Russomanno in quell’appartamento in uso all’Ufficio Politico della Questura di Milano. Sulla circostanza è uscito poco tempo fa il libro di Gabriele Fuga ed Enrico Maltini, “E ‘a finestra c’è la morti. Pinelli: chi c’era quella notte” (Zeroincondotta edizioni). Ecco, aldilà della strampalata conclusione investigativa che ha risolto uno dei momenti più oscuri della Repubblica con quella spiegazione insensata del malore attivo, fa impressione che D’Ambrosio non abbia voluto prendere atto del suo clamoroso “buco” investigativo emerso solo per la buona volontà di altri magistrati suoi colleghi e non abbia fatto niente per “migliorare” la sua sfortunata inchiesta.

A tutt’oggi infatti restiamo debitori di una spiegazione chiara sul ruolo esercitato in quei giorni a Milano, e in quella notte in particolare in cui morì Pinelli, da questi uomini degli Affari Riservati. Dirigevano di fatto l’inchiesta, a cui avevano dato una direzione unica. Possibile che nessuno di loro fosse in quella stanza la notte in cui Pinellì morì precipitando dalla finestra?

Molti scrivono in queste ore che D’Ambrosio era una brava persona. Non lo metto in dubbio. Peccato però che su Pinelli non abbia fatto quello che forse doveva e poteva fare, approfondire e chiarire sul ruolo degli Affari Riservati in quel dicembre del ’69 a Milano.

Sotto: La ricostruzione con un manichino della caduta di Pinelli 

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