GIGI MISEFERI: LA RISATA E’ UNIVERSALE

Maria Antonietta Nocitra

DI MARIA ANTONIETTA NOCITRA

Da Stanlio e Ollio fino ad Ale e Franz, passando per Totò e Peppino, Franco e Ciccio, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini… La storia dello spettacolo ci insegna che la risata è molto spesso una questione di coppia. Una formula vincente seguita anche dal comico calabrese Gigi Miseferi, che nel 1990 inizia la carriera televisiva in coppia con Giacomo Battaglia nel programma “Stasera mi butto”. Ed è proprio in quella memorabile edizione condotta da Gigi Sabani che i due artisti vengono notati da Pier Francesco Pingitore, che li scrittura per lo spettacolo “Troppa Trippa” della Compagnia Teatrale del Bagaglino, di cui diventano membri stabili dando vita ad esilaranti sketch e imitazioni nel fortunato programma “Creme Caramel”. Artista eclettico e spumeggiante, Miseferi è attualmente impegnato con la sua band “La Banda Larga”, con cui porta in scena (in Italia e con tappe anche all’estero) lo spettacolo musicale“Dalle lasagne a Brodway”, un travolgente show a ritmo di swing anni Trenta e anni Quaranta, in cui l’effetto “coinvolgimento” rende il pubblico protagonista. Lo abbiamo incontrato per ripercorrere insieme le tappe fondamentali della sua carriera.

Come hai intrapreso la carriera di comico?

“Da ragazzino, verso i tre anni e mezzo, mi trovai al matrimonio di mia sorella. Ad un tratto vidi uno strumento curioso che mi attraeva particolarmente. Era un microfono. Così mi fu raccontato dai parenti. Una delle mie prima imitazioni fu quella di Ruggero Orlando, inviato Rai a New York. Poi continuai le imitazioni al catechismo e negli scout, dove presi il mio primo brevetto proprio di recitazione, e le memorabili imitazioni a scuola sui professori. In famiglia nessuno aveva alle spalle una carriera nel mondo artistico ma mio padre, nonostante la differenza d’età, comprese subito che il mio non era un semplice passatempo ma una vera e propria vocazione. Infatti i miei familiari non mi hanno mai ostacolato, anzi sono sempre stato supportato da loro economicamente a continuare a coltivare la mia passione, con la clausola di terminare gli studi. Professionalmente posso dire di essermi formato nelle feste di piazza sin dal 1982, rendendomi già indipendente economicamente”.

Il salto verso la notorietà comincia con “Stasera mi butto”. Come affrontasti quel debutto televisivo e come ti preparasti?

“Fui presentato a Giacomo Battaglia da un amico comune. Avevo già iniziato due anni prima di Giacomo a lavorare nel settore dello spettacolo. Vedemmo un annuncio sulla Gazzetta del sud nel quale si ricercavano comici per una trasmissione. Partecipammo. Si trattava del programma ‘Stasera mi butto’ del compianto amico Gigi Sabani. Ricordo il provino in via Teulada. Gli altri artisti vennero vestiti quasi da prima comunione. Io e Giacomo invece eravamo in abito da spettacolo: lui vestito di nero, io vestito in azzurro. Avevamo tre minuti di tempo. Li sfruttammo nel migliore dei modi portando con noi una audiocassetta con il sottofondo de “Il bel Danubio blu” e con la voce registrata di una ventina di  personaggi imitati da noi. Dopo la performance ci fecero accomodare da una parte lontana da quella dove avevamo visto spostare altri comici dopo il provino. Pensammo o ci fucilano o ci hanno presi. Ci presero”.

Insieme a Giacomo Battaglia hai condiviso oltre che l’inizio di una bella carriera artistica anche l’avventura del “Bagaglino”. Infatti con questa notissima compagnia di comici avete a partecipato a tantissimi spettacoli televisivi e teatrali. Come accogliesti la notizia che ne avresti fatto parte?

“A ‘Stasera mi butto’ arrivammo in finale tra i primi tre. Chi avesse vinto avrebbe avuto diritto a partecipare alla trasmissione ‘Ciao weekend’, una sorta di ‘Domenica In’ con  Raffaella Carrà. Un grande opportunità per la carriera. Non vincemmo ma tra gli autori e come regista c’era Pier Francesco Pingitore. Ci chiese quali fossero i nostri programmi e cosa ne pensassimo del venire a lavorare con la Compagnia del Teatro Bagaglino. Poi disse ‘non vi garantisco la tv. Quella ve la dovete guadagnare sul campo’. Per noi fu un’emozione indescrivibile. Ovviamente accettammo e debuttammo in teatro nell’ottobre del 1990. Passarono i mesi e si avvicinava l’inizio di ‘Creme Caramel’, una delle trasmissioni  televisive del Bagaglino. Pingitore non diceva nulla. Improvvisamente, a pochi giorni ci disse: ‘Domani facciamo le foto per i giornali’. E capimmo che ci aveva messo in tv e fu così che debuttammo anche in televisione il 16 gennaio 1991 facendo le imitazioni di Bruno Vespa e Sandro Ciotti. Quel giorno come ospite vi era Giulio Andreotti. I dati d’ascolto furono pazzeschi, si stima circa 17 milioni, il 45% di share”.

Quale edizione ti è rimasta particolarmente nel cuore e perché?

“Umanamente si era creato un gruppo fantastico. C’era una grande amicizia con persone con le quali condividevamo sei mesi all’anno. In particolare con Martufello, Carlo Frisi, Mario Zamma. Ricordo che avevamo fatto un patto. Quando qualcuno si doveva travestire per nessuna ragione durante la diretta avremmo dovuto guardarlo in faccia, perché altrimenti rischiavamo di scoppiare a ridere. Non sempre, però, siamo riusciti a rispettarlo. Ricordo con particolare affetto ‘Saluti e baci’ nel 1993 con Valeria Marini. Eravamo agli inizi e c’era un entusiasmo smodato. All’inizio era tutto magico e sembrava di vivere un sogno. In più’ l’Italia era ben diversa da quella che è divenuta adesso. Era spensierata, serena, giocosa. Nelle edizioni successive ovviamente eravamo più smaliziati”.

Quale soubrette del Bagaglino riserva un posto speciale nei tuoi ricordi?

“Senza dubbio Pamela Prati. Oltre ad essere una carissima amica è una donna meravigliosa. Precisa, simpatica. A lei mi lega un grande affetto. Se penso all’aspetto tecnico legato alla bravura nei balletti non posso non menzionare Lorenza Mario e Matilde Brandi. Loro sono delle ballerine professioniste bravissime”.

Questa grande popolarità scoppiata all’improvviso ti spaventò? Cosa ti dicevano le persone che incontrandoti ti riconoscevano?

“Tengo molto all’amicizia e la cosa più bella quando tornavo a Reggio era ciò che i miei amici di infanzia mi dicevano sempre: ‘Cumpare restasti u stesso (amico sei  rimasto la stessa persona)’. E’ la cosa più bella che mi si potesse dire. E’ fondamentale non farsi travolgere dal successo , ma per fortuna la gavetta ci ha temprato. Chi può contare su una professionalità artistica sa come preservarsi da questa macchina mediatica che altrimenti rischia di triturarti. Chi proviene dai reality show finisce fagocitato e teme ogni giorno che ciò che ha in quell’istante gli venga tolto da un momento all’altro. I veri artisti, che possono contare su talento e sul duro lavoro, non temono che qualcuno gli porti via ciò che possiedono, perché lo hanno ottenuto con grande sudore e fatica. Quando partecipammo alla nostra prima serata dei Telegatti  c’erano come ospiti Dustin Hoffman, Michael Douglas, Sharon Stone. Gente di una tranquillità invidiabile e che non lesinavano di farsi fotografare con i fan. Ricordo le parole di Gigi Sabani:  la popolarità è una scala mobile. Ricordati di salutare sempre chi incontri salendo, perché quando scendi li rincontrerai”.

Come cambia la comicità da nord a sud?

“E’ più una questione di stereotipi ma penso che la comicità sia una cosa universale. La risata è universale. Noi italiani abbiamo alle spalle grandi scuole di comici, milanesi, napoletani. Abbiamo delle belle maschere dalle Alpi ai Nebrodi. Poi dipende da come ti relazioni con il pubblico. Francamente mi sono trovato bene in ogni luogo dove ho lavorato”.

E’ cambiato negli anni il ruolo del comico nella società?

“Far ridere la gente non è facile, soprattutto di questi tempi. Ormai noi comici siamo divenuti come dei missionari. Risolleviamo ‘le truppe’. Girando con la mia Band mi sento dire spesso: grazie che mi hai regalato due ore di serenità. Una cosa bellissima! E capisco quanto sia importante intrattenere il pubblico senza bisogno di parolacce. C’è la risata di pancia, quella nella quale si possono usare volgarità, e la risata di testa, quella fatta da battute intelligenti”.

Qual è la tua fonte di ispirazione riguardo le battute ed i pezzi che proponi al tuo pubblico?

“Attingo molto dall’attualità e dalla realtà. Poi rielaboro personaggi dell’infanzia e dell’adolescenza”.

L’esperienza più esaltante che hai dovuto affrontare?

“Mi piacerebbe ciò che affronterò domani, che ancora non conosco. Spero che la cosa migliore debba ancora capitarmi. Il ballerino con l’età deve per forza fermarsi, l’attore non va mai in pensione”.

Ti presteresti volentieri a fare il rifacimento di quale film comico?

“Ci sono tanti capolavori che mi piacerebbe rifare. Ultimamente trovo molto innovativo e degno d’attenzione il cinema francese. Di italiano forse farei volentieri il remake di ‘Totò Le Mokò'”.

Cosa vedi nel tuo futuro prossimo?

“Spero tanto di portare in teatro una mia versione de ‘La Giara’ di Pirandello. Poi continuerò a suonare con la mia band. Amo lo swing e mi piace proseguire il mio spettacolo ‘Dalle lasagne a Brodway’. Il teatro e gli spettacoli live sono le cose che in assoluto preferisco. Mi piace lo spirito d’aggregazione, il condividere un’emozione in sala. Trovo sia terapeutico, tanto più in questi anni di grande crisi economica nel quale la gente, come già detto, riesce, almeno per poche ore, a prendere una boccata d’allegria”.

GIGI MISEFERI