TAODUE FILM. PIETRO VALSECCHI, IL CORAGGIO DELLA VERITA’.

DI TOTO TORRI

Il coraggio della  verità.”Guardare il presente per raccontare il futuro”.

Pietro Valsecchi è un giovanotto di 60 anni, nasce in un centro, né piccolo, né grande, Crema; è un lombardo con il business incorporato. A  Crema il cinema è nelle sale. Ma a Pietro Valsecchi giovane, piace farlo, vuole essere  protagonista e per due anni ci prova, dal 1978 al 1980, è Brisaille nella commedia musicale Cyrano, scritta da Pazzaglia, un napoletano arguto e dall’impareggiabile Domenico Modugno, regia firmata dal famoso dell’epoca Daniele D’Anza. Per dieci anni ci riprova, ma evidentemente non sfonda, nel frattempo Pietro sposa Camilla Nesbitt, una bella signora, che le dà due figli, Virginia che interpreta Camilla Pannone ne “I liceali 3” e di Filippo. Camilla  sua moglie, è una tosta, energica come Pietro con il fiuto del business. Quel cinema che non fu generoso da protagonista, Pietro lo spedisce in pensione e il cremasco se lo fa in casa, se la canta e se la suona, così nel 1991  con la moglie Camilla creano la TaodueFilm (Mediaset Group), che già al suo nascere fu un successo, arrivando a fiction come “Distretto di polizia  e “RIS, Delitti imperfetti”.

Nel 1995 il produttore di provincia mette a segno un bel colpo, il David di Donatello per “Un eroe borghese,” una storia scomoda sulla vita e sulla morte  di  Giorgio Ambrosoli. Per chi avesse la memoria corta, era un avvocato  stimatissimo, un esperto professionista, un uomo onesto, fu assassinato da un killer assoldato da un banchiere siciliano, stava indagando sulla losca attività della sua banca privata e aveva scoperto grosse e sconcertanti verità , dove tra l’altro la bassa politica dell’epoca rimestava abbondantemente nel ginepraio. Il mandante e il killer americano assoldato, furono condannati all’ergastolo. L’ex presidente, 7 volte del Consiglio dei ministri, Giulio Andreotti, da poco scomparso, ne “La storia siamo noi,”  intervistato da Gianni Minoli disse alla sua maniera acuta ed ironica, a proposito dell’avvocato assassinato,  «..se l’e’ andata a cercare»,  frase  infelice che nel vernacolo romano e non solo, è quanto mai esplicativa. Parole ,che poi il presidente ritrasse pietosamente.Valsecchi è un produttore  coraggioso, privo di ogni indugio, uomo concreto, ha coraggio e racconta la realtà a volte dura e scatenante del nostro paese, né gratificante, né compiacente.

Pietro Valsecchi, ha prodotto i film di Checco Zalone, un esordiente che subito sbanca il botteghino, “Cado dalle nubi”, “Che bella giornata”. Fu Valsecchi a credere in Checco e fece centro, con 47 milioni di incasso record assoluto per il nostro cinema.

Buon ultimo la fiction verità su la storia tormentata  del “G8 di Genova”, “Il clan dei camorristi”. Produzioni  costose, esigenti, al meglio del cast artistico e tecnico. Solo così puoi tentare di vincere e la Tao ci riesce.

“Guardare il presente per raccontare il futuro”. E’ il suo credo?

«Ci provo.Oltre ad avvalermi di grandi attori, registi, sceneggiatori, ho sempre creduto nei giovani, dopo venti anni di attività ho avuto ragione, molti di loro sono diventati grandi protagonisti del cinema e della tv».

Vecchi e consumati produttori  puntano tutto sulla commedia, vanno sul sicuro, un’invasione, quasi sempre riescono a pagarsi il dazio della produzione. Lei ha un carnet  fitto di molti  importanti impegni, la devastante crisi non le  fa  paura?

«Io credo invece che  nei momenti  più delicati sia importante cercare nuove idee, progetti, investire energie e risorse in un settore come quello del cinema e della tv, una economia che da sempre è portante per il nostro paese».

La serialità della Taodue continuerà, è  infatti certamente  la vincente di Canale 5, con fiction come “Squadra Antimafia”, il “XII apostolo 2”, “Le mani dentro la città”, che racconta la “Ndrangheta”, la mala calabrese che è entrata profondamente  nel tessuto politico e sociale milanese, mentre “Squadra Mobile”, affronterà il problema dei crimini efferati relativi alle donne e ai minori.

«Non manchera’ – Continua Valsecchi – la sperimentazione , con “il Bosco”, un thriller in 4 serate in una realtà di provincia. Porteremo a conoscenza di tutti il coraggio di un grande italiano Ambrogio Fogar. Sua figlia Francesca, mi ha raccontato con grande passione la storia di questo incredibile personaggio. Insieme a Veronesi mi stanno aiutando a scrivere una miniserie sulla sua vita. Ad un altro grande italiano, che da poco ci ha lasciati, Antonio Manganelli, ex capo della polizia, sto realizzando un film tratto dal suo romanzo “Il sangue non sbaglia”, pubblicato postumo.”

Ancora per il cinema, la TaoFilm, scommette sulla sua scoperta i Soliti idioti che con la loro comicità dissacrante , fuori da ogni schema, hanno raggiunto risultati al box office strepitosi. Una novità in assoluto, il lancio di una nuova coppia  Pio e Amedeo, che sono esplosi  in questa ultima stagione sul web e in tv. Valsecchi sperimenta su questa nuova coppia e gli cuce addosso il loro primo film “Quasi,Quasi amici”.

Tornerà “Ultimo”, due puntate su Tommaso Buscetta, un evento di portata internazionale sul più feroce criminale e pentito della mafia.

In produzione una storia molto delicata e drammatica, sull’uccisione del giovane Federico Aldrovandi, un fatto che fece rumore, cosa ci racconta?

«Per mettere a punto  il pesante e tragico fatto di cronaca, è stato decisivo l’incontro con sua mamma Patrizia Moretti, una donna forte che ha avuto il coraggio davanti al muro di gomma  alzato da una parte delle istituzioni, di persistere alla ricerca della verità».

Il film tv è scritto da Rulli, Pagani e Fiori, tre esperti sceneggiatori con la regia di Daniele Luccheti. La notte del 25 settembre 2005, uno studente  ferrarese di appena 18 anni, Federico Aldrovandi, viene ucciso durante un normale controllo.

Omertà, silenzio e  devianze da una certa parte delle istituzioni, ma Patrizia Moretti cerca la verità di quell’inutile omicidio, non si ferma e porterà alla luce la realtà di quella notte. Quei 4 poliziotti che certo non sono la parte nobile della polizia, sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Una pena inflitta fin troppo leggera per aver commesso un così efferato delitto.

Valsecchi, è un film che farà discutere, come  spesso accade da noi, si inalberano giustizieri, si fanno crociate. Non uscirà un caso?

«Il film tv, racconta i vari tentativi di depistaggio, gli ostacoli, la forza di una madre che riesce ad inchiodare alle propri responsabilità i colpevoli. E’ lei che ci ha dato la maggiore spinta, il desiderio di girare la storia, la sua passione. Penso anche, che non susciterà  un caso, almeno lo spero. Siamo in un paese libero, vogliamo raccontare la storia di una madre che cerca  la verità. Diamo tanto spazio alla polizia e al suo contributo, non siamo di parte, non è un film sulla ideologia, la nostra etica della informazione è sempre  raccontata nella sua obiettività, sia nel bene che nel male».

Patrizia Moretti, la madre di Federico ha esultato alla notizia della storia in progetto: «Anche l’arte può essere un valido strumento per sciogliere gli ultimi eventuali dubbi  su quel delitto che uccise mio figlio, in quella disgraziata notte del 25 settembre del 2005».

Pietro Valsecchi