ADDIO A BOSKOV: ARBITRO HA FISCHIATO. PARTITA E’ FINITA

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

A 83 anni ci ha lasciati Boskov, allenatore di Roma e Sampdoria, conosciutissimo per le sue frasi entrate nella storia del calcio. Chi non ricorda la volta in cui dopo una papera del suo portiere, rivolto all’allenatore in seconda della Samp, disse: ‘Chi ha sbagliato, Pagliuca?’ Si Vujadin, Pagliuca aveva sbagliato ma tu, che al  tuo portierone tenevi particolarmente, cercavi di non vedere l’evidenza. Da ragazzi quella frase l’abbiamo ripetuta centinaia di volte.

E che dire di quell’altra perla dell’ovvio, ‘Rigore è quando arbitra fischia’? Giocando nei tornei amatoriali lo ripetevamo tutte le volte che gli avversari chiedevano il penalty. Si, era diventato un tormentone: ” Come dice Boskov, rigore è quando arbitro fischia’. E l’altra squadra dopo quella frase taceva.

Tutte le domeniche Vujadin ce ne regalava una. Ecco le migliori perle del suo repertorio:

Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0.

Io penso che per segnare bisogna tirare in porta.

Meglio perdere 4-0 che perdere 5-0. [al termine di Inter–Napoli terminata 4-0]

Questa partita la possiamo vincere, perdere o pareggiare.

Benny Carbone con sue finte disorienta avversari ma anche compagni.

Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo [giocatore all’epoca del Genoa]. [Rettifica successiva] Io non dire che Perdomo giocare come mio cane. Io dire che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa con mio cane.

Insomma, quello che solitamente  è un noioso esercizio di stile dei telecronisti sportivi, le interviste del dopo partita, con Boskov si trasformava in un pezzo di cabaret. Vujadin infatti era più di un allenatore: era un comico prestato al pallone, che accompagnava quelle sue battute con un sorriso beffardo. Battute che quando decise di lasciare il calcio ci mancarono. E adesso Boskov  non c’è più,

La partita finisce quando arbitro fischia. ripeteva sempre a fine gara, Vujadin. Ecco, per lui l’incontro è finito per sempre. L’ arbitro ha messo in bocca il fischietto per il triplice fischio. Peccato.

 

DA WIKIPEDIA

Nato nel 1931 a Begeč, villaggio a 15 km da Novi Sad in Voivodina (Serbia), dal 1946 al 1960 gioca nel Vojvodina di Novi Sad, non raccogliendo vittorie poiché i tornei jugoslavi erano ad esclusivo appannaggio di Stella RossaPartizan e Hajduk.

Disputa 57 incontri per la nazionale jugoslava, nei ruoli di mediano o mezzala, disputa un’Olimpiade e due mondiali.

Nel 1953, a 22 anni, viene convocato dalla FIFA nella formazione del Resto d’Europa per una gara da disputare a Wembley contro l’Inghilterra; l’incontro si chiude sul 4 a 4.

A 30 anni – prima di quest’età la federcalcio jugoslava lo vietava – è ingaggiato dallaSampdoria. Ci rimane solo una stagione (1961-1962), risentendo di problemi fisici. Dal 1962 al 1964 gioca in Svizzera negli Young Boys, di cui diviene successivamente allenatore.

Successivamente ha allenato il FK Vojvodina, la nazionale jugoslava, il Den Haag e ilFeyenoord nei Paesi BassiReal ZaragozaReal Madrid (conquistando una finale di Coppa dei Campioni, un campionato e due Coppe di Spagna) e Sporting Gijon inSpagnaAscoliSampdoriaRomaNapoli e Perugia in Italia ed il Servette Genève in Svizzera.

È stato docente alla scuola per tecnici e allenatori di Coverciano, all’epoca in cui la dirigeva Italo Allodi.

In Italia il suo nome è legato soprattutto allo storico scudetto conquistato dalla Sampdoria nel 1991. Il periodo di Boškov alla Sampdoria, tra la seconda metà degli anni ottanta e i primi anni novanta, ha costituito un ciclo di esperienze e vittorie storiche per la squadra.

Da allenatore è riuscito a raggiungere due volte la finale di Coppa dei Campioni, una volta con il Real Madrid (1981) e una volta con la Sampdoria (1992) venendo sconfitto in entrambe le occasioni per 1-0 (dal Liverpool prima e dal Barcellona poi).