KAROL WOJTYLA: IL PAPA DELLA MIA GENERAZIONE

Luca Colantoni

DI LUCA COLANTONI

La finestra del Palazzo Apostolico aperta, il Papa è malato e, nonostante tutto, esprime il desiderio di affacciarsi. Non parla, almeno ci prova, non ci riesce, mormora qualcosa di incomprensibile, si arrabbia cercando di afferrare con stizza quel microfono. Movimenti accompagnati da qualche smorfia, il gesto della benedizione e poi il rientro nel suo studio.

Silenzio: così si è consumata, sette anni fa, l’ultima apparizione pubblica di Giovanni Paolo II, un silenzio terribile per intensità, per carica emotiva. Un silenzio agghiacciante, cartina al tornasole di quanto sarebbe accaduto nei giorni successivi. Silenzio. Un silenzio che durava da giorni, ma un silenzio più forte di qualsiasi altra parola. Questo è stato il potere, la grandezza dell’uomo Wojtyla: il saper comunicare anche solo con uno sguardo e con un semplice gesto della mano. Saper far parlare il silenzio… che grandezza!!!!!!

 Poi, in rapida successione, la crisi con il ripetuto alternarsi di bollettini medici, mai rassicuranti fino all’epilogo: 2 aprile 2005, il Papa è morto.

 Ma non sono morti certamente i sogni, le speranze, gli insegnamenti che ha donato al mondo cattolico e non, nei suoi 26 anni di un pontificato sicuramente indimenticabile e che ha cambiato le sorti del nostro pianeta.

 Un Papa amato, contestato, discusso, apprezzato, che non si è mai tirato indietro e, soprattutto quando le tematiche erano scottanti, ha sempre dimostrato la sua fermezza.

 Piazza San Pietro, in quei momenti è sembrata più bella e più commovente che mai e anche oggi è meta di tanta gente proveniente da tutte le parti del mondo che celebra un nuovo Pontefice, ma che, al cospetto della tomba di Giovanni Paolo II, cade in quell’abisso imperscrutabile in cui si mescolano il niente e l’assoluto, la vita e la morte, le lacrime e la gioia. Si, la gioia e la consapevolezza di essere entrati anche noi nel grande libro della storia, quella storia che saremo fieri di poter raccontare a qualcuno con un solenne: io c’ero!!!

 E io c’ero sul serio. C’ero tanti anni fa vicino una balaustra in Piazza San Pietro con quella prima carezza, c’ero anni dopo al Giubileo, prima della Roma, poi quello dei Giornalisti con il coraggio di proununciare, in ginocchio davanti a quella figura, un semplice grazie per quello che avevi fatto per il Mondo e con un baciamano ricco di emozione. E c’ero quel giorno triste in quella Piazza incredibilmente più bella del solito nonostante il dolore che si percepiva nei volti e nelle lacrime della gente e quindi, a distanza di sette anni, in questo giorno di ricorrenza desidero salutarti dandoti del tu: Ciao Santità, ciao Karol.

 Si, ciao, mi permetto di darti del tu. Io non sono mai stato un cosidetto “praticante”, credo, ma magari lo faccio un po’ a modo mio, ma ricordo che in quei momenti il sentimento sia stato più simile ad un caro parente che ha lasciato i suoi familiari. Non esagero se ti dico che in quel momento, tra Papa e Papà, l’unica differenza è stata l’accento, e basta. E quel “Santo Subito” è stata la prova definitiva di quello che la gente provava e prova per te. Ha pianto Roma, la tua casa, ha pianto il Mondo e lo fa tuttora e, insieme al nuovo Pontefice, ci siamo ritrovati, in migliaia per la tua Beatificazione e oggi per la Santità finalmente raggiunta… sì, un Santo, ed io sono orgoglioso e commosso di aver incontrato e baciato la mano ad un Santo, nella stessa maniera in cui i miei e i nostri genitori hanno avuto la possibilità di farlo con il Papa Buono. Giovanni Paolo II, il Papa della nostra generazione, il Papà spirituale di una generazione, Giovanni XXIII, Papa e Papà della generazione passata… e una concelebrazione di due Papi, uno in carica, Francesco e uno emerito, Benedetto XVI… la storia passa per la città eterna… c’è aria di Santità a Roma questa sera… che sia di buon auspicio per tutti… !!!

 Caro Karol, il mio Papa, noi abbiamo camminato per tanti anni insieme, magari non avremo condiviso alcuni tratti di strada, ma, sapremo tutti sempre fare tesoro anche del coraggio che hai mostrato nei momenti finali, coraggio che nasce dalla consapevole decisione di porre la propria persona al servizio di valori che la trascendono e dunque libera dalle miserie e dalle ansie personali. Magari fosse sempre così, magari fosse sempre così, per tutti….

 Il giorno della tua elezione nel 1978 hai detto: “Se sbaglio, mi corrigerete…”…e invece, sei stato tu a “corrigere” tutti quanti… Grazie… e da lassù, ora da Santo, guardaci sempre…

Giovanni Paolo II (Wadowice, 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005)

Giovanni Paolo II (Wadowice, 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005)