GLI H.E.A.T: SVEDESI, BELLI E RICCHI

DI SILVIA AUTUORI

Sono svedesi, belli e ricchi di glam…
Sono gli H.E.A.T., band che negli ultimi sette anni si è guadagnata uno spazio importante nella scena glam rock internazionale, avendo avuto innegabilmente come fonte d’ispirazione gliEurope.
L’11 aprile esce “Tearing Down The Walls” (la recensione), quarto album della scuderiaH.E.A.T.
Del disco, del concerto italiano, dei “buuu” di Bologna nel 2010 ed anche del paragone con gli Europe, abbiamo parlato con il tastierista della band Jona Tee.

Domande a cura di Silvia Autuori ed Anna Minguzzi

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Quando ho chiesto con chi degli H.E.A.T avrei fatto l’intervista mi è stato detto “Con Jona! Perché tutto in questo album è stato fatto da Jona”. Ma è vero?
“(ride) Beh, non tutto! Dal punto di vista della musica su molte canzoni c’è la mia mano, ma non su tutte. Otto o nove canzoni mi vedono coinvolto. E’ sempre il gruppo che lavora, non voglio che l’attenzione ricada solo su di me. Tutti noi nel processo di scrittura abbiamo fatto un grande lavoro”.

Parliamo allora proprio del processo di scrittura per “Tearing Down The Walls“. Cos’è cambiato rispetto ai lavori precedenti?
“Fondamentalmente il processo di scrittura è sempre lo stesso. Abbiamo raccolto le nostre idee, siano esse una melodia, una linea vocale. Le abbiamo registrate con il nostro Iphone, poi le abbiamo ascoltate insieme per vedere se veniva in mente qualche altra buona idea: ne usciva fuori un demo che abbiamo poi registrato nel nostro studio. Ed una volta fatto questo Erik (Grönwall) ci metteva la voce per vedere se il tutto funzionava. Sono molto orgoglioso di quello che abbiamo creato. Probabilmente è l’album migliore che abbiamo mai realizzato. Lo so che è una cosa che si dice ogni volta, ma credo che sia un fatto positivo perché vuol dire che ci sono sempre progressi e che si fa musica sempre migliore”.

Ritieni quindi di aver osato di più per questo album? Di aver preso qualche rischio in più?
“Probabilmente sì. Ci siamo dedicati ad un sound un po’ più duro. Non che ciò significhi che abbiamo cambiato ogni cosa, ma abbiamo dato più spazio alle chitarre; le tastiere non hanno quella tipica impronta anni 80. Rischi? Non grossi rischi. Abbiamo fatto quello che ci sentivamo di fare in sostanza”.

Parliamo di “A Shot Of Redemption”, ovvero il primo singolo estratto da questo album. Perché questa scelta? Sarà perché è una canzone dall’impatto molto forte?
“La scelta è stata della nostra etichetta. Hanno voluto fortemente questa canzone perché a loro avviso serviva una canzone più rock, quasi da strada e non la tipica canzone d’ambiente. E’ stata una scelta condivisa perchè anche noi volevamo darla subito ai fans”.

Alla stessa maniera mi è piaciuta anche “We Will Never Die”, anche perché questa è nel perfetto stile H.E.A.T…
“Vero. “We Will Never Die” è molto H.E.A.T. del passato. L’abbiamo scritta io e Dave (Dalone, ndr.) che, come sai, ha lasciato la band…”.

Te l’avevo detto che hai scritto tutto tu!
“(ride) No! Non tutto!”

“All The Nights” è l’unica ballad che c’è nell’album. Che voto ti dai nel comporre delle ballads?
“Se provo un sentimento, se ho qualcosa da dire, se riesco ad immergermi in una determinata atmosfera, credo che riesco a scrivere delle buone ballads. Ma a dire il vero non sono molto coinvolto nel processo di scrittura delle ballads nel senso stretto del termine perché preferisco che siano sempre un po’ più rock. Noi scriviamo tutte le notti. Proviamo sempre qualcosa, anche solo col piano e con la voce fantastica di Erik”.

Parliamo invece dell’artwork…
“E’ il lavoro dell’artista Vitaly S Alexius, vive in Canada attualmente ma è originario della Russia. Fondamentalmente lo abbiamo trovato su Google! (ride) Ci piacevano molto i suoi lavori, così lo abbiamo contattato e gli abbiamo spiegato che avremmo voluto una cosa del genere: una scenario con i muri che crollavano. Gli abbiamo suggerito qualche idea e poi lui ha fatto il resto. E questo è il risultato. Lo trovo fantastico”.

Mi dà un senso di qualcosa di apocalittico…
“Sì, sì. Proprio così. Se cerchi su Google “Vitaly S Alexius” vedrai che di norma il suo stile è quello”.

Durante la vostra carriera, sono mai stati fatti paragoni tra gli H.E.A.T. e gli Europe? Se non altro per una provenienza geografica, eh…
“(ride) Tu che dici?! Se vogliono continuare a paragonarci agli Europe, che facciano pure…
E’ ovvio che siamo nati sotto una forte influenza degli Europe e questo lo si nota soprattutto nel primo album. E’ una grande band ed abbiamo attinto da loro, così come abbiamo attinto da altri gruppi”.

Come mai al momento gli H.E.A.T. hanno solo una data in Italia?
“Ah, non lo so! Bisogna chiedere a chi ci organizza i concerti. Tra l’altro per lo show di Milano ci hanno detto che il posto è molto piccolo, ma questo è quello che avevamo a disposizione! (intanto la location è stata cambiata proprio per venire incontro ai fans, leggi qui tutte le info, ndr).
Ricordo che nel 2010 siamo stati a Bologna con i Treat e i The Poodles ed è stato davvero un grande show. Spero davvero di poter aggiungere altre date”.

Cosa ricordi dell’ultimo concerto italiano?
“Eravamo a Bologna e ricordo che pioveva di brutto! Ma, soprattutto, era tardissimo! Quando siamo arrivati, la gente ci ha accolto con i “Buuu”, perché stava aspettando da oltre un’ora e mezza. Ma non so perchè! Forse l’autista aveva sbagliato strada. Quindi, quando siamo arrivati, abbiamo fatto tutto di corsa, ma siamo riusciti comunque a fare un grande show e a farci perdonare dai fans. E’ stato molto bello”.

Secondo te come deve essere lo show perfetto? Cosa non deve mai mancare?
“Lo show perfetto si crea quando si riesce a creare una connessione con i fans, quando senti che cantano insieme a te, che conoscono le canzoni; quando non sei solo una band che sta suonando sul palco e dall’altra parte c’è il pubblico. Si deve creare questo feeling. Sia che tu faccia parte della band e sia che tu sia tra il pubblico. Quando si crea questo legame ecco che hai realizzato lo show perfetto”.

Oltre a “A Shot Of Redemption” saranno realizzati altri video?
“Certo. Realizzeremo un video per la canzone “Mannequin Show” e sarà pronto a breve. Un paio di settimane o tre. Stiamo facendo un bel lavoro, spero che piacerà”.

Ci sono dei progetti paralleli che ti riguardano per il futuro o, per quel che ne sai, riguardano i tuoi compagni?
“Non lo so. Non che non ne voglia parlare, ma ho in ballo una collaborazione con i Treat. Stiamo provando da un po’, ma non è un vero sideproject il mio, perché si tratterà solo di uno show. Ma per il resto non ci sono altri progetti. Né per me che suono la tastiera, né per Erik che canta”.

Ok. Bene Jona, l’intervista è finita e come al solito le ultime parole sono per te…
“Voglio salutare tutti voi in Italia e tutti i vostri lettori. Suoneremo per voi molto presto, quindi spero che possiate raggiungerci per trascorrere un po’ di tempo insieme… e comprate l’album!” Anche su Metallus