UN “MARZIANO” DI NOME FRANCESCO

Barbara Leone

DI BARBARA LEONE

Un po’ “marziano” lo è. Perlomeno agli occhi di chi, scettico, guarda a Santa Romana Chiesa come ad una sovrana infingarda, matrigna e ingenerosa. Ma oramai Francesco, professione Papa, è un fiume in piena, che non finisce mai di stupire. E così, durante la sua omelia a Santa Marta, ci dice che lo Spirito Santo soffia dove gli pare e spiega in maniera, come dire, stravagante, il brano degli Atti degli Apostoli proposto dalla liturgia. Dove Simon Pietro prima esita ad avere contatti con ciò che aveva sempre ritenuto impuro, poi subisce dure critiche dai cristiani di Gerusalemme, scandalizzati dal fatto che il loro capo abbia mangiato con i non circoncisi e li abbia persino battezzati.

Ma, ci chiede Francesco, chi siamo noi per chiudere le porte? E per esser più chiaro rivolge  il suo messaggio ai vescovi che nei prossimi due Sinodi dovranno esprimersi sul problema dell’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati e di un diverso approccio pastorale alle coppie di fatto. E lancia l’amo a modo suo. “Se domani – chiede Bergoglio ai fedeli – giungesse qui una spedizione di marziani, e alcuni di loro venissero da noi… Marziani, no? Verdi, con quel naso lungo e le orecchie grandi, come vengono dipinti dai bambini. E uno dicesse: voglio il Battesimo! Cosa accadrebbe?”. Bella domanda! E furtivamente ci scappa un sorriso immaginando le facce di quei vescovi impettiti ai quali Francesco ordina, perché lui è il capo, di avere misericordia in confessionale e nel porgere la sacra ostia a conviventi e divorziati. Sorridiamo perché Bergoglio ci ha quasi preso gusto a disorientare, e spesso bastonare,  i prelati che, detto fra noi, non brillano di indulgenza né tanto meno di simpatia. Sorridiamo perché lui ci sa fare con le pecorelle smarrite. E ci sta dimostrando che la rivoluzione si può fare con le parole giuste dette al momento giusto. In pace sì, ma con martellante risolutezza. Sorridiamo perché lui sa che siamo in tanti ad aspettarlo al varco, perché prima o dopo, perdindirindina, qualche scivolone dovrà pur farlo…

E invece no, come un caterpillar,almeno finora, continua a smontare i nostri dubbi e le nostre intorpidite coscienze. Sorridiamo perchè sospettiamo che continuerà a sbalordirci e immaginiamo, e speriamo, che prima o dopo lo farà in maniera prorompente, prendendo di petto quelle troppe opere ed omissioni della Chiesa che hanno ben poco a che fare con la parola del Cristo.

E sorridiamo, amaramente, perché ci vorrebbe proprio un Francesco a guidare l’Italia. Forse ci sarebbe qualche speranza di uscire da queste insopportabili, nauseabonde, sabbie mobili. Ci vorrebbe, ma non c’è. E per questo c’è davvero poco da sorridere.