L’AMORE AI TEMPI DEL METAL. INTERVISTA A KIRK WINDSTEIN LEADER DEI CROWBAR

DI SILVIA AUTUORI

Doveva essere l’intervista di lancio a “Symmetry In Black ”, l’album che celebra i 25 anni di carriera dei Crowbar. Ed invece si è trasformata in un inno all’amore! Certo con Kirk Windstein abbiamo parlato ovviamente di musica, dei dettagli del nuovo album, del suo trascorso nei Down di Phil Anselmo, ma anche d’amore… quello che il barbuto leader dei Crowbar condivide con la moglie, parte attiva non solo nel business vero e proprio della band, ma anche (ovviamente) nel menage familiare.

Ciao Kirk. Grazie innanzitutto per questa intervista. Cominciamo subito da “Symmetry In Black”, ovvero l’album che celebra il 25esimo anno di attività dei Crowbar. Devo dire che più volte mi sono trovata ad ascoltare album che celebrassero 20 e più anni di carriera, ma devo ammette che “Symmetry In Black” è una delle miglior releases in questo contesto, perché è evidente che c’è molto cuore dentro. Cosa significa questo album per te, per voi?

“Significa tutto per me. Probabilmente è l’album più importante che abbia mai realizzato in carriera. C’è tutto il percorso dei Crowbar qui dentro, tutto il nostro cuore e la nostra anima. Per me è anche una sorta di nuovo inizio perché abbiamo un’attenzione che probabilmente non abbiamo avuto negli ultimi 25 anni. Ed è giusto che il nostro lavoro sia ripagato”.

Ascoltando l’album ho notato che ogni singolo pezzo ha un attacco molto forte. Una botta di vita proprio! Fino a che si ritorna al tipico sound di marca Crowbar. Può essere questa la differenza principale tra “Symmetry In Black” ed i precedenti album?

“Diciamo innanzitutto che c’è stato un grande lavoro preliminare per la preparazione delle canzoni, nel senso che volevamo un album potente ed ogni singola canzone avrebbe dovuto contribuire allo scopo. Allo stesso tempo volevamo che ogni singola canzone avesse una propria “individualità”, in termini di sound. Volevamo 12 tracks che sviluppassero appieno il sound dei Crowbar, ma in maniera coerente. Se decidiamo che una canzone deve essere heavy, sarà heavy; se decidiamo di puntare sulla melodia, allora sarà melodica; se deve essere dark, sarà dark. O anche se deve essere veloce: ad esempio ci sono un paio di pezzi che lo sono e che si distinguono nitidamente nell’album”.

 

Inoltre ho notato che la tua voce è spinta in una maniera che probabilmente non abbiamo mai sentito prima. Che ne pensi?

“In effetti è vero… La cosa divertente è che è stata la produzione a dire per prima “Man, la tua voce migliora di pezzo in pezzo”. Poi ci ha pensato mia moglie ad incoraggiarmi. Così ho fatto tesoro di tutti i suggerimenti, anche se a volte è stato abbastanza complicato per me. Non è stato facile. A volte è difficile anche tenere un certo ritmo vocale e badare alla pronuncia. Quindi ho lavorato molto anche sull’aspetto vocale per riuscire ad ottenere il risultato migliore”.

La rudezza della musica è interrotta da “Amaranthine” nel bel mezzo dell’album. Che mi dici di questa canzone?

“Diciamo che la parte iniziale era pronta già da un bel po’”. Poi col tempo ho messo assieme le altre parti, terminando quella finale in studio. E’ una canzone dark, ma bellissima allo stesso tempo. Dal punto di vista del testo… beh, la canzone è dedicata a mia moglie. Ecco perché per me è così speciale. Alla fine possiamo essere i più heavy di tutti, ma poi diamo comunque importanza fondamentale alle lyrics. Io mi sono accorto che più invecchio e più mi avvicino alla musica vecchio stile. Quello che non voglio è fare un album che sia uguale ad uno uscito in precedenza”.

Che ha detto tua moglie quando l’ha ascoltata?

“Che le è piaciuta molto! E’ seduta proprio qui accanto a me. Lei si occupa dell’aspetto commerciale della band ed è un membro della famiglia Crowbar a tutti gli effetti. Lei cura il merchandising, i contatti con i promoters, le date dei tour, i rapporti con le etichette e tutto il resto… Ed è fantastico averla con noi”.

Allora è vero il detto che “dietro ad ogni uomo di successo c’è una grande donna”…

“Assolutamente sì… Lei mi ha cambiato. La mia vita non sarebbe completa se non ci fosse lei. Non basterebbe la sola musica. Ho un matrimonio meraviglioso ed una famiglia meravigliosa. E la felicità che mi trasmettono si riflette poi nel duro impegno profuso nei Crowbar”.

Ho visto che avete lanciato l’idea dei ringraziamenti nell’album a chiunque avesse acquistato il merchandising. Ha avuto successo?

“Yeah… In verità avevamo diverse idee, ma quello degli special thanks era una cosa che dovevamo ai nostri fans. Così abbiamo chiesto loro di inviarci foto, disegni. E’ un modo per sentirsi parte del progetto, della band. E’ la stessa cosa che chiediamo durante i concerti. I ringraziamenti speciali poi sono un modo per scrivere il proprio nome per sempre nella storia dei Crowbar”.

 

Ci tenevo a farti questa domanda perché quando ho iniziato a scrivere per Metallus.it, la mia primissima news è stata proprio una sui Crowbar. Così mi chiedevo se anch’io fossi meritevole di un ringraziamento…

“Ahahah! Grande! Grazie mille”

 

Parliamo del tour promozionale di “Simmetry In Black”. Siete stati anche in Italia…

“Abbiamo iniziato da Berlino (il 4 aprile, ndr) e subito dopo siamo stati a Roma e Milano. Personalmente non avevo mai suonato a Roma. Le date ci portavano sempre a Milano e dintorni. Siamo stati anche nel Regno Unito e devo dire che è andata molto bene. E’ sempre una grande esperienza andare in tour”.

 

Che tipo di setlist avete preparato per il tour?

“Gran parte della setlist è incentrata sui pezzi del nuovo album. Diciamo che possiamo vantarci di avere un’ampia scelta, perché oltre a presentare i pezzi nuovi c’è comunque modo di ripercorrere la carriera musicale dei Crowbar, partendo proprio da “Obedience Through Suffering” (1991) fino ad arrivare al penultimo “Sever The Wicked Hand” (2011). La scelta non ci manca di certo”.

 

Non c’è “Suffering Brings Wisdom”, però… La mia preferita…

“E hai ragione… E’ una killer song, ma a dire il vero non l’abbiamo mai suonata dal vivo. E’ buffo perché quando registriamo un album è ovvio che proviamo tutte le canzoni di quell’album per vedere quali di queste vengono meglio dal vivo. E per quanto ti possa piacere una canzone, come nel caso di “Suffering Brings Wisdom”, devi capire se davvero funziona live. Ad esempio, con i pezzi di “Symmetry In Black” questo problema, se così vogliamo chiamarlo, non si è posto. O meglio, si è posto al contrario perché sono tutte canzoni che dal vivo rendono molto”.

 

Avete qualche music video in programma?

“Sì, stiamo preparando due video. Ho chiamato un mio vecchio amico per la loro realizzazione. Di sicuro ci sarà un video per la track d’apertura “Walk With Knowledge Wisely” e per la track numero 3 “The Taste Of Dying”. Credo che realizzeremo video per queste due canzoni. Il discorso dei video è un po’ complicato. Oggi la gente non è che abbia voglia e soldi di investire nei video. Per fare un video come si deve non puoi avere un piccolo budget e a noi non interessa più di tanto investire nei video piuttosto che in altre cose che ci aiutino comunque a promuovere la nostra musica”.

Com’è essere nei Crowbar nel 2014?

“E’ fantastico! Mi fa sentire completo come artista, come uomo, come persona. Essere nei Crowbar ancora, dopo 25 anni per me, da una parte mi fa pensare “Non pensavo fosse possibile una cosa del genere”; dall’altra invece penso “Oh mio Dio, è stato davvero possibile”. 25 anni sono tanti! Sono più della metà della mia vita (Kirk ha 49 anni, ndr). E’ pazzesco!”.

Pensi mai alle tue esperienze passate? Mi riferisco ovviamente ai Down…

“Sicuramente… Con i Down ho trascorso dei momenti bellissimi. E’ stata una grande esperienza. Ma ad un certo punto della mia vita mi sono trovato a gestire famiglia, Down e Crowbar. Ed i Crowbar erano diventati la side-band. Questa cosa mi stressava perché io cercavo di fare tutto nel migliore dei modi. Così sono arrivato al punto di dover fare una scelta, sempre con il supporto di mia moglie e della mia famiglia. Mia moglie mi disse: “Devi fare le cose che ti fanno stare bene e non puoi pensare di fare tutto”. Ho pensato che non potevo più agire come un ragazzino. Sono Kirk Windstein ed ho 49 anni, non posso permettermi di giocare, nonostante io sia la stessa persona di sempre, con lo stesso amore per la musica. Così ho pensato che avrei dovuto focalizzare le mie attenzioni sui Crowbar perchè era questo che completava davvero la mia vita”.

 

Last words are for you…

“Siamo contenti di essere tornati in Italia e speriamo davvero che anche voi possiate supportare “Symmetry In Black” e celebrare assieme a noi il nostro 25esimo anniversario”.

 

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