LA CALUNNIA È UN VENTICELLO CHE PUÒ DIVENTARE UNO TSUNAMI

Monia Lustri

DI MONIA LUSTRI

Dopo che un prete dice in giro che una donna è una poco di buono, cosa che un prete non dovrebbe fare, le attira addosso non solo una brutta nomina, ma anche qualche “parrocchiano sposato focoso” e dei ragazzini dagli ormoni allegri.

Ed è ciò che è accaduto a questa donna che, in poco tempo, si trova dei ragazzini più o meno appena maggiorenni che le chiedono di uscire per far sesso.

Ragazzini molto intraprendenti, tanto che la donna si trova in estremo disagio ed a dover rispondere se hanno bisogno di essere portati al luna park.  I ragazzi non si rassegnano e chiedono direttamente ed ingenuamente di andare a bere qualcosa insieme a lei. All’ennesimo rifiuto della signora, i giovani ragazzi si domandano come sia possibile, hanno saputo che non dice no a nessuno, perché a loro non si concede?

Quindi chiedono “è vero ciò che dicono tizio e caio che fai la ‘puttana’, che significa, lo puoi fare pure con noi?”, la donna non potendo dire in faccia a chi le parla alle spalle, dice ai ragazzini:  “Chi te lo ha detto si sarà confuso con sua madre e sua sorella”. Iniziarono così innumerevoli chiamate anonime serali e notturne con pesanti frasi a sfondo sessuale: “passi al bar, vogliano fare con te la batteria” ecc…

La voce è inequivocabilmente quella dei ragazzetti e di qualcuno più adulto, il quale ancora oggi quando incontra la donna le allunga le mani nelle parti intime e le dice ” ti va di stare un po’ insieme? “. Lei si sottrae e inizia a dover rispondere male a persone cosi sfacciate che si prendono delle libertà in base alle “Sacrosante” affermazioni di un prete che fanno del male alla reputazione della donna.  Ed ecco altre telefonate, notturne, serali, pomeridiane a sfondo sessuale, stavolta sul numero appena cambiato.

Non basta, perché tra i tanti, spunta uno che dice essere parrocchiano e inizia a chiedere un incontro per sapere meglio la storia che riguarda la signora. Insiste. È un parrocchiano sposato. In realtà non era interessato alla storia, no quella era solo l’esca, puntuale come un orologio, ci prova.

Non è neanche bello, nè simpatico. Le sue battute continuano imperterrite ad incentrarsi sul “voglio corteggiarti ed essere il tuo amante” e la donna vorrebbe dire ciò che pensa, ossia “ma chi te se fila”, ma per non essere scortese risponde con educazione “non voglio amanti”.

Insiste e dal lavoro lui inizia a chiamare di continuo, la donna che inizialmente gli risponde, si spazientisce quando la mole diventa non più gradita. Il parrocchiano: “Abiti da sola? Posso venire a casa tua? Facciamo l’amore e me ne vado? “. La donna ancora si regge il vaffa in tasca.

Con uno che si sente lo stallone di turno meglio mettere le cose in chiaro ed il “vaffa” simbolico esce finalmente dalla tasca. Tutto perché un prete “vendicativo” (per essere buoni) dice, e fa dire in giro, che la donna è una poco di buono, una che va con tutti. Peccato che, nelle sue divulgazioni, non aggiunga che si è vendicato perché ritiene che lei lo abbia tradito.  Dopo tanto sentire parlare di femminicidio, ancora mi chiedo: chi tutela le donne da questo tipo di uomini?.

Il prete che ha volontariamente innescato il tutto non solo si sente soddisfatto dei danni che continua ad infliggere alla donna, ma non è abbastanza soddisfatto finché non la vedrà disintegrata, continuando a screditarla ed offenderla in giro affinché lei sia costretta a cambiare abitazione, lavoro e luoghi pubblici.