MATTEO RENZI: UN UOMO SEMPRE PIU’ SOLO AL COMANDO

Gianfranco Isetta

DI GIANFRANCO ISETTA

La vicenda in corso  della sostituzione dei parlamentari Democratici Corradino Mineo e Vannino Chiti nelle rispettive Commissioni Parlamentari, di cui facevano parte, e l’annunciata autosospensione di 12 senatori del PD, in polemica con la maggioranza del loro partito, segnalano qualcosa di più profondo di un semplice, quanto evidente, scontro politico all’interno del Partito su una materia, del resto importante, come la riforma del Senato.

Peraltro un provvedimento analogo c’ è stato anche  nei confronti del Sen. Mauro, esponente di un altro partito in maggioranza, anch’esso dissenziente sul tema della riforma del Senato.

Questi ultimi fatti in ordine di tempo ma non unici (basti pensare al ricorso da record ai Decreti L su qualsiasi tema) segnalano una questione democratica dai contorni nuovi e che probabilmente è ascrivibile non solo al nostro Paese.

Sostiene il Presidente del Consiglio che il processo di riforme necessarie non può essere bloccato da una minoranza. Sostiene inoltre che la grande forza elettorale, conferitagli con quasi il 41% dei voti alle Europee (ma non aveva sostenuto prima che queste elezioni non erano un referendum sul Governo?) lo legittimerebbe a procedere perché il popolo lo vuole!.

Si dice in molti ambienti  che ormai  le decisioni vengono prese sempre più spesso in modo individuale bypassando  anche il suo più (ex?) stretto collaboratore Del Rio.

In sostanza “un uomo solo al comando” che non ha bisogno di borracce bartaliane, un “ghe pensi mi” para-berlusconiano, un lampredotto da far  ingoiare volenti o nolenti a alleati e avversari.

Il tutto su un tappeto steso da una schiera che tende sempre più a ingrossarsi di fedelissime/i  come fossero “presi per incantamento”.

E’ evidente che ci sia qualcosa che non va!

Sembrerebbe  una storia recente che stia per ripetersi,  ma con alcuni elementi in più, legati alla contemporaneità e dovuti alla paura che attanaglia molta parte dell’opinione pubblica, in cerca di  appigli in una promessa di speranza, tanto ricercata quanto forse vana.

E allora ecco il mito marinettiano della velocità, un dejà vu che ci viene riproposto in salsa fiorentina

“chiudere i ponti col passato..”” Marinetti arriva a fondare un suo partito : il Partito Politico Futurista che poi confluirà nei Fasci di Combattimento.

Naturalmente si sa che la storia non si ripete mai esattamente…

E’ evidente che, al di là della persona che la incarna, Matteo Renzi, che forse nemmeno è in grado di comprendere ciò che segnala nel profondo il suo stesso atteggiamento, il suo modo di concepire il potere.

Al di là nella sua ostentata furberia che non necessariamente richiede profondità di pensiero o idealità generosa.

Questa situazione, di rischio per la rappresentanza democratica, si palesa in modo evidente e pone domande stringenti a chi vuol rendersi conto di quel che sta accadendo.

Il tema che si pone potrebbe partire da una domanda:

quanti e quali  diritti hanno il 59% di cittadini che non sono elettori del PD?

Come si tutelano le minoranze che , di fatto nel loro insieme, rappresentano in realtà una maggioranza del Paese. Cioè come si può e si deve tenere conto di tutte le opinioni e soprattutto garantirle nel loro esercizio e nel loro realizzarsi.

Si tratta di un nodo gordiano difficile da sciogliere e che  attiene alla crisi della democrazia rappresentativa (il tema della velocità e del decisionismo, anche di craxiana memoria, in realtà scimmiottamento dei metodi d’impresa, rientra in questa crisi )

La questione dei poteri veri della società contemporanea , il ruolo dell’economia finanziaria e del suo rapporto con l’esercizio dei diritti da parte dei cittadini e di conseguenza il peso reale della politica stessa.

Un voto comprende un sostegno fiduciario onnicomprensivo o non reclamerebbe anche possibilità di esprimersi su questioni specifiche non necessariamente condivise?

Io penso che stiano maturando i tempi per elaborare nuove forme di organizzazione delle società moderne. Forse persino la democrazia, così come l’abbiamo conosciuta nelle sue varie forme sia storicamente, a partite dalle città greche, che tecnicamente nelle varie esperienze giunte sino ad oggi, mostra i segni di una sua inadeguatezza a saper rispondere alle esigenze che emergono da società sempre più complesse e che quindi chiedono forme sempre più raffinate di organizzazione della convivenza.

Penso che i moderni strumenti di comunicazione digitale possano in un prossimo futuro consentire una maggior possibilità di partecipazione alla formazione delle decisioni importanti e in tempi reali, oltre al voto per eleggere rappresentanti chiamati a governare nei vari livelli istituzionali,

Il voto non può essere concepito come una delega onnicomprensiva che non tiene conto dei mutamenti della realtà e anche del fatto che, conferire fiducia a qualcuno, non vuol dire necessariamente condividere in tutto ciò che vuol decidere e fare.

Ci devono essere altri strumenti di controllo e codecisione a disposizione dei cittadini che la rivoluzione tecnologica in atto ci può, e ci sta già, fornire

Naturalmente in premessa di tutto questo c’è, grande come una casa, la questione del come si formano le opinioni e le idee delle persone e quindi dell’educazione alla condivisione di alcuni valori di base comuni che possano consentire una libera e pacifica convivenza.

Uno di questi è certamente l’ONESTA’ e il rispetto per gli altri, che vi è compreso.

Ma questo è un capitolo che richiede una ulteriore riflessione da fare, magari in una prossima occasione.