FOTOGRAFIA. MIA MURGESE MASTROIANNI

Maria Antonietta Nocitra

DI MARIA ANTONIETTA NOCITRA

Le sue “creature” fotografiche pescano dal mondo reale in maniera molto particolare giocando con la luce e le sfaccettature che essa dona ai corpi che avvolge. Il suo modo di fotografare è molto vicino alla cinematografia grazie al senso di moto che le figure, da lei ritratte, emanano. E’ possibile visionare un portfolio dei suoi lavori sul sito Vogue: http://www.vogue.it/en/photovogue/(X(1))/Portfolio/bd14f6bb-04e0-48e1-afd1-aea3db0b4dfc/Fullscreen

Dicono di lei, Claudio Ferri-truccatore: «Ogni volta che guardo le foto dei lavori che facciamo insieme mi emoziono, rimango basito dalla poesia che esprimono le sue immagini che vanno al di là dell’immagine stessa . Il trucco si fonde con le sue luci diventando luce e esaltando la bellezza di tutti; è come se molte volte il trucco non ci fosse. Mia predilige tutti i colori naturali dell’incarnato, con qualche punto luce che esalta i lineamenti e la bellezza di ogni personaggio, ama la naturalezza e la limpidità di ogni particolare. In più studia sempre ogni persona e costruisce su di essa un mood, raccontandomi della sua inspirazione e rendendomi partecipe della sua creazione in maniera libera e sinergica. Posso dire con certezza che ogni suo scatto è una vera opera d’Arte»; Magdalena Grochowska, attrice: «Mia quando comincia a scattare si spegne, si estranea dal mondo che la circonda. E lì che capisci che è solo per te e come per magia “sai” quello che devi fare, sai quello che puoi fare, in qualche modo la sua assenza di giudizio ti rende libera di essere,semplicemente essere. Ricordo che nel vedermi ritratta da Mia per la prima volta ebbi un attimo di apnea, strana sensazione. Mi riconobbi per la prima volta, mi son detta «sono io….sono “io” vera, senza ritocchi, senza le luci artificiali, solo io….Ora le chiedo se mi fotografa ancora. (sorride)».

Mia hai cominciato la tua carriera di artista da pittrice. Come è avvenuto questo passaggio alla fotografia?

«Nell’ottica valutativa che la pittura ferma l’attimo, la fotografia lo espande. Ovvero la pittura è più documentaria di quanto la fotografia possa essere invece introspettiva e rifrattiva. Il passaggio dall’una all’altra arte è stato mosso dal desiderio di vedere oltre l’apparenza».

Cosa pensi di aver aggiunto alla tua bravura di pittrice passando a quello di fotografa?

«Meno lavoro di materiale, ma più impegno euristico ossia più ricerca e sintesi del linguaggio estetico e comunicativo».

C’è uno stile pittorico che ritieni sia più utile da apprendere per imparare a fotografare bene?

«Trovo che lo stile pittorico più consono a un procedimento di focalizzazione sia presente in diversi pittori, ciascuno nell’accezione di una tecnica di suggerimento: la grandangolarità di Botticelli, il punto di fuga di Mantegna, la spazialità del chiuso di Morandi, il surrealismo di Dalì e gli anaformismi di Bacon. Tutto questo dice che la pittura ha partorito la fotografia. Ma chi ne è maestro ha il nome di Angelo Merisi detto Caravaggio che pare racchiuda più punti di vista nella sintesi del pensiero fotoelettrico: camera oscura e luce, ombra e sviluppo».

Ciò che è impresso nelle tue foto è più vicino alla realtà oppure all’immagine che vorresti della realtà che ti circonda?

«L’uno e l’altro, perché voglio che l’una sia osmotica dell’altra».

 Qual è l’elemento imprescindibile delle tue fotografie?

«Fare in modo che il chiasmo chiaroscurale sia lettura dello stream of consciousness joyciano».

Usi molto il Bianco e Nero. Solitamente lo si fa per una scelta stilistica ma su di te sembra avere un significato che va al di là. Cosa vuoi trasmettere con le tue immagini in B e N?

«Trovo che il bianco e nero sia più riflessivo e filosofico del cromatico. Ho anche l’impressione che i sogni avvengano in questa bicromia e che, quando si avverano, sono l’ideale cromatico di una vita che non per niente si dice “vie en rose».

Qual è l’attrice o attore con il quale potresti desiderare di ritrarre prossimamente? Quale attrice del passato avresti voluto ritrarre?

Jack Nicholson perché fornisce a me l’idea di una creatura eternamente inquieta come il Tempo che divora i propri figli insaziabilmente in quanto li ama ma li punisce perché questi non amano altrettanto lui. Chi sa invecchiare non deve mai volgere lo sguardo al passato e Jack Nicholson è nel mio e nell’immaginario collettivo quello che ho detto.

Per il passato non trovo di meglio che Rita Hayworth; colei che – in antitesi all’altro – è la figura materna sorridente che dei figli tollera tutto, anche la probabile e grave offesa di ignorare che anch’ella sia stata figlia. Ma a questo punto non sappiamo delle due creature (madre e figlia) chi sia la prima a ignorare.

Il cinema sembra essere una chiave di lettura di moltissime tue immagini che mostrano una ricerca raffinata della drammatizzazione della realtà. Ti cimenteresti a realizzare un film? C’è un film che ami e che a volte ti condiziona nei tuoi ritratti?

«Più che un film mi piacerebbe un documentario, in quanto il film ti invita a surrealizzare a volte; il documentario ti fa scendere in quegli scandinati della realtà dove temiamo di incontrare scolopendre e blatte ovvero orride visioni inconscie».

Eligo Tarkovskij e la sua cinematografia per la somma dei volti in primo piano che sono l’umanità sfaccettata ma dall’unico volto. E  poi Truffaut che ha vissuto una vita in bianco e nero come la sua cinematografia presentendo nella sofferenza degli altri a propria e nella propria quella altrui. Non per niente il suo capolavoro è il the end della propria vita prematuramente spentasi dopo aver amato profondamente Catherine Deneuve che in una intramontabile bellezza è sempre l’inizio di quel film.

Cosa possiede in più o in meno un’immagine in movimento? Preferisci dare un’idea di foto in moto o di foto statiche?

«Molte volte ciò che è cinetico nella fisica non lo è nella mente di colui che rende più stabile e fermo la freccia di Achille di quanto non sia sopportabile il moto di un bradipo che nella lentezza potrebbe dare allo spettatore la possibilità di cogliere più elementi che non la velocità di un corpo sfuggente.

Non per questo la celerità deve essere trascurata; in fondo è l’insieme di tanti punti fermi che nella infinitesimalità creano la parabola comunque in caduta. A dire che tutto è punto di riflessione fermo e dinamico».

Dove è possibile ammirare le tue produzioni? Dove sarà possibile farlo in futuro?

«Su Photo Vogue Italia. Dove Dio vuole».

In un mondo ormai popolato da immagini perché un giovane dovrebbe desiderare di fare il fotografo?

«Perchè stanco di vedere tanti telefonini fotografare inutilmente quelle cose inutili che è meglio evitare».

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