CRISI. NEL PRIMO SEMESTRE 2014 ANCHE I RICCHI PIANGONO

DI PATRIZIA LASSANDRO

In Italia, per il ceto medio, la parola “crisi” è diventata ormai un triste ritornello. Questa infelice situazione fino ad ora ha riguardato maggiormente le famiglie con reddito medio – alto, raggiungendo l’apice nelle fasce sociali più povere. Adesso, invece, secondo quanto riportato dai dati ISTAT, la crisi inizia a ledere lentamente anche chi con questa difficile realtà non ha mai dovuto confrontarsi, in altre parole, i benestanti.

I ricchi, secondo quanto censito, hanno ridotto i consumi dell’1,6%. Dato allarmante.

Generalmente, i livelli di spesa riportati sono i più bassi degli ultimi 10 anni.

Nel 2013 la spesa media mensile per famiglia è stata pari 2359 euro, in calo del 2,5 %, rispetto all’anno precedente. I più penalizzati sono gli operai e le coppie con due figli. I tagli riguardano la quantità e la qualità del cibo.

Senza tralasciare i pensionati, di cui il 43% vive con meno di 1000 euro mensili. In questo cupo quadro si aggiunge anche quanto riportato da Coldiretti, secondo cui le spese per le tanto agognate vacanze, hanno subito un ulteriore calo, di circa 10 miliardi.

Una valutazione inquietante che non considera l’enorme schiera di disoccupati e cassaintegrati.

Schematizzando i dati più rappresentativi, ne viene fuori un prospetto poco rassicurante:

-Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione;
– Benzina: da gennaio a luglio 2013 i consumi di benzina sono calati -6,3%;
– Cassa integrazione: nel complesso sono state autorizzate 704 milioni di ore nel periodo gennaio-agosto 2013;
– Chiusura aziende: per la crisi, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività;
– Competitività: Italia al 49° posto nel mondo;
– Consumi: nel periodo 2012-13 contrazione dei consumi di -7,8 %;
– Credito alle imprese: secondo la Bce nel luglio 2013 contrazione di -3,7%, superiore a quella registrata a giugno (-3,2%) e maggio (-3,1%);
– Debito pubblico: è aumentato a febbraio 2014 di 17,5 miliardi, raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.107,2 miliardi;
– Deficit/Pil: 2,9% nel 2013;
– Depositi: nelle banche italiane in totale sono scesi nel luglio 2013 a 1.110 miliardi di euro;
– Disoccupazione: Il tasso di disoccupazione a gennaio 2014 è balzato al 12,9%. I disoccupati sono circa 3,3 milioni;
– Entrate tributarie: nei primi 10 mesi dell’anno si sono attestate a 307,859 miliardi di euro, in calo di circa 1,4 miliardi rispetto ai 309,301 miliardi di euro dello stesso periodo dell’anno precedente;
– Evasione: nel 2013 5mila evasori totali e 17,5 miliardi nascosti;
– Export: a ottobre 2013 si registra una diminuzione dell’export (-0,5%) e dell’import (-2,6%);
– Fabbisogno dello Stato: il fabbisogno annuo del settore statale del 2013 si attesta a 79,7 miliardi, rispetto ai 49,5 del 2012;
– Fallimenti: nel primo semestre 2013 si sono registrate 6.500 nuove procedure fallimentari;
– Gettito Iva: nel periodo gennaio/aprile 2013 tra le imposte indirette prosegue l’andamento negativo dell’IVA (-7,8%);
– Immobiliare: nel primo trimestre 2013 l’indice dei prezzi delle abitazioni ha registrato una diminuzione dell’1,2% rispetto al trimestre precedente
– Imprese: in 6 anni sparite in Italia 134 mila imprese;
– Inflazione: nel 2013 in Italia il tasso d’inflazione medio annuo è stato pari all’1,2%, in diminuzione rispetto ai dati precedenti;
– Lavoro: dal 2005 l’Italia è il fanalino di coda in tutte le classifiche occupazionali;
– Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, i totalmente inattivi sono il 36%;
– partite Iva: crollate -400.000 (-6,7%) dal 2008;
– Pil: -2,0%;
– Potere d’acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua;
– Povertà: I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%);
– Produzione industriale: crollata -17,8% negli ultimi dieci anni;
– Reddito famiglie: nel 2013 e’ tornato ai livelli di 25 anni fa;
– Tasse: innumerevoli scadenze per i cittadini italiani dall’Irpef, all’Iva, all’Irap, etc.

Un triste rendiconto che per tutti gli italiani sicuramente non rappresenta di per sé una disfatta, in quanto siamo una popolazione tenace e combattiva, piena di risorse. Tutti hanno voglia di cambiare questa situazione, si percepisce ovunque, nelle piazze, nei discorsi della gente, tra i giovani. Tutti guardano con fiducia la classe dirigente e aspettano risposte concrete.