FRANCESCO STELLA: HO SALUTATO CENTO VETRINE MA MI VEDRETE PRESTO IN TV

Maria Antonietta Nocitra

di MARIA ANTONIETTA NOCITRA

 Dover interpretare il ruolo del cattivo, pronto a qualunque nefandezza, di una fiction TV e recitare scene d’azione pur avendo un carattere mite e sensibile. A questo deve sapersi prestare e rendersi credibile un bravo attore come Francesco Stella. Marsalese, Classe 1974. Francesco conosce molto  bene sia il lavoro davanti che dietro la cinepresa. Infatti ha iniziato a recitare da giovane, alternando anche il ruolo di aiuto alla regia.

Ha recitato in film come Besame mucho, Parabole imperfette, Il regalo di Natale, Kappaò, L’uomo di vetro e soprattutto in tantissime fiction di successo e apprezzate dal grande pubblico come L’ispettore Giusti, Il Commissario Montalbano, Sant’Antonio da Padova, Un posto al sole, Don Gnocchi – L’angelo dei bambini, La squadraHo sposato uno sbirro, R.I.S. 5 – Delitti imperfetti, Don Matteo 7, La Certosa di Parma ma anche in alcuni spot pubblicitari. In più ha girato da regista il cortometraggio Elsa. Dopo avervi recitato, è stato per tanti anni vice-produttore creativo di Cento Vetrine, una soap opera  seguitissima dal pubblico italiano che ogni giorno regala nuovi colpi di scena. Adesso è ritornato davanti la cinepresa e lo rivedremo prestissimo in TV.

1) Che ricordi hai del giorno che decidesti di intraprendere il mestiere di attore? Avevi già una visione di ciò che avresti voluto fosse la tua carriera oppure era solo un’esigenza di espressione che vivevi giorno per giorno?

– In realtà è stato il lavoro di attore che è venuto verso di me. A 16 anni quando frequentavo il liceo vennero due attori a scuola per fare degli spettacoli con noi studenti. Io ero rappresentante di istituto così ebbi contatti diretti con loro e da lì cominciai ad appassionarmi. Poi, nel periodo nel quale frequentavo l’università di Urbino, entrai a far parte di una compagnia di strada che faceva spettacoli nelle piazze con rivisitazioni storiche, I Commedianti di Vito Giorgio. Ad Urbino c’è una gran tradizione di palii in costume. Fu lì che conobbi una regista,  Donatella Marchi, responsabile del CUS, centro sperimentale teatrale, che mi scelse come protagonista di “ Fortuna” una piece teatrale. Da lì in poi non mi sono più fermato e mi trasferii definitivamente a Roma. Sicuramente mi ha sempre guidato l’esigenza di esprimermi, la voglia di esserci, di fare qualcosa che rimanesse. Per questo ho lavorato molto su me stesso.

2) Lungometraggi e cortometraggi ma soprattutto tante fiction. Dove ti senti più gratificato? Nella capacità di indovinare un personaggio e di saperlo interpretare in alcune settimane di lavorazione oppure nello sviluppare un personaggio a lunga scadenza e farlo cambiare lentamente?

– Mi ritengo un attore atipico. Infatti del teatro mi piace molto la fase preparatoria, dove si lavora sul personaggio, si fanno le prove. Per ciò che riguarda l’adrenalina da prima teatrale non la percepisco. Forse anche perché ultimamente non è facile fare spettacoli belli. Si produce meno e troppe cose commerciali, tranne rari casi. E finché non ci saranno i giusti aiuti economici dallo Stato sarà sempre più difficile lavorare come si deve. Invece nell’ambito cinematografico riesci a ritagliarti fette di autonomia e a lavorare meglio nella costruzione anche veloce di un personaggio. Comunque sia per me è un lavoro meraviglioso, ma è pur sempre un lavoro. Non sono il tipo di attore che parla solo del personaggio che sta interpretando. Anzi mi piace circondarmi anche di persone che non fanno il mio stesso mestiere, così da arricchirmi umanamente e da acquisire sfumature che poi aiutano fortemente nel mestiere di attore.

3) Una delle tue prime apparizioni televisive è stata ne “Il Commissario Montalbano”. Quanto è  rassicurante lavorare nella propria terra e sentirsi libero di esprimersi col proprio dialetto?

– Il Commissario Montalbano per me rappresenta un grandissimo rimpianto. Feci le prime due edizioni e mi richiamarono per la terza. Ma purtroppo, come può accadere a noi attori, in quel periodo ero impegnato in altro e non potei accettare. Così persi la possibilità di fare le altre serie.

Ho un ricordo bellissimo di quegli anni. Era un prodotto genuino e che ancora non sapevamo avrebbe regalato un tale successo. Per ciò che riguarda la cadenza sicula in realtà a volte, pur essendo siciliano, non è semplice. Dopo anni di lezioni di dizione per recitare in maniera corretta ritrovarsi a parlare con la cadenza della propria terra può riservare sorprese. Comunque sia magari potessi recitare più spesso in Sicilia! Lavorare nella propria regione d’origine è stupendo! I suoi colori, odori, sapori. Se sono ciò che sono lo devo alla Sicilia.

4) Il Commissario Montalbano è divenuto un caso unico di successo spropositato. Le sue repliche fanno sempre ascolti grandiosi. Da siciliano e da attore che ha lavorato nelle prime serie quale pensi  sia il segreto del suo successo?

– Penso siano tre gli elementi principali. Il primo la sceneggiatura. Montalbano è scritto benissimo. Oltre ad esserci la mano di Camilleri, che con il suo genio è riuscito ad inventarsi un linguaggio, ci sono dietro altri sceneggiatori bravissimi che hanno sviluppato e sviluppano in maniera magistrale le storie. Il secondo i luoghi. Quale spettatore non resta incantato di fronte alla bellezza del barocco siciliano in contrasto con la ruvidità delle campagne sicule? Il terzo il cast. Hanno indovinato alla perfezione i personaggi. Tutti colleghi di calibro elevato. Il tutto, poi, miscelato dalla professionalità e bravura del regista Sironi. Un mix perfetto. E la qualità paga. Il pubblico italiano ormai è inondato da fiction per cui può scegliere, avendo migliorato il proprio gusto. In più Montalbano è trasversale. Piace alle persone anziane e anche ai giovani.

5) Nel 1999 hai interpretato un videoclip di Pino Daniele, “Che cosa penserai di me”. Quando reciti ti vengono in mente delle canzoni che ti accompagnano durante le riprese oppure sei preso solo dalle battute che devi dire?

– Durante le riprese mai. I tempi di ripresa sono strettissimi e devi essere superconcentrato. Ma ascolto continuamente musica. Quando vado in bici, in palestra. Non alla radio però ma da mie scelte personali. Per me è elemento di grandissima ispirazione. Un po’ anche in camerino. Spesso ho una mia playlist con musica tranquilla per rilassarmi

6) Hai interpretato spesso fiction di azione. Pensi di avere il volto per questo genere di lavori? Quanto hai voglia di cimentarti con un ruolo anche comico?

– Non mi sono mai cimentato con un ruolo comico, ma mi piacerebbe farlo. E adoro i film in costume. Però ritengo che ognuno di noi sia portato per qualcosa e deve fare i conti con ciò che può dare. Con una faccia particolare come la mia e con la mia voce cavernosa è più facile che mi si  diano ruoli da duro. In realtà ho un carattere molto mite ed è divertente sperimentarmi in personaggi totalmente diversi dal mio modo di essere. Finora da “cattivo” ho infranto quasi tutto il codice penale! (sorride)

7) Per tanti anni oltre ad aver recitato nella soap “Cento vetrine” ne sei stato il vice-produttore creativo. Come svolgevi questo lavoro? Non si ha un po’ paura di lasciare un lavoro e dei colleghi che dopo tanti anni diventano come una famiglia?

– In progetti come le soap ci sono tanti registi da coordinare e tante figure professionali da seguire come i costumisti, gli sceneggiatori, compresi gli attori. E’ un lavoro stupendo ma molto complesso. Ho imparato tantissimo dopo quattro anni di esperienza in “Cento vetrine” come vice-produttore creativo ma ad un certo punto ho sentito forte l’esigenza di rimettermi in gioco. Questo desiderio era più forte della paura di lasciare qualcosa che ormai mi apparteneva. Sentivo che artisticamente mi ero fermato e allora ho maturato la decisione di lasciare quel posto per rimettere in circolo l’adrenalina. Quello che mi manca tanto sono le persone che ormai per me erano una grande famiglia. In più ringrazio questa esperienza perché adesso che sono tornato a recitare a tempo pieno mi rendo conto del grande bagaglio professionale che mi ha fatto acquisire e che mi fa recitare con più consapevolezza delle cose complesse  che ruotano intorno ad un lavoro come quello delle fiction e che, soprattutto, concorrono al loro successo.

8) Dove ti vedremo prossimamente? A cosa stai lavorando adesso?

– Ho finito di girare “Solo per amore” , una produzione Endemol che sarà messo in onda in autunno su Canale 5 in prima serata. Una fiction con una bellissima scrittura e con un gran bel cast, Kaspar Capparoni, Antonia Liskova, Massimo Poggio per la regia di Raffaele Mertes, lo stesso della fiction “Le tre rose di Eva”. Invece da un paio di settimane sto girando “Ad un passo dal cielo 3”, fiction targata Rai 1, con Terence Hill. Sono il super cattivo della serie.

9) Ti sei cimentato anche come aiuto alla regia e regista. Un regista secondo te deve necessariamente  essere anche un attore o comunque è meglio che lo sia?

– Non è indispensabile, ma non sarebbe male. I registi mi hanno sempre detto che ho la capacità di trasformare ciò che loro vogliono dire in un linguaggio adatto agli attori. Ogni lavoro possiede un suo linguaggio e un attore sicuramente può spiegare più facilmente una scena ad un altro attore poiché possiedono un modo di comunicare comune.

10) C’è un regista per il quale faresti la qualsiasi per essere diretto e ti metteresti totalmente nelle sue mani facendo cose che per nessun altro regista faresti?

– Ci sono dei registi per i quali mi piacerebbe lavorare moltissimo ma cerco sempre di dare tutto ciò che posso, qualunque lavoro sto affrontando. Se aderisco ad un progetto non posso dare meno del 100%. Sia la grossa produzione cinematografica sia la web series a costo zero hanno diritto ad essere trattate con uguale professionalità e impegno. Se non credi ad un progetto a cui hai aderito allora significa solamente che hai sbagliato tutto.

11) La frase che ti ripeti sempre per spronarti nelle difficoltà?

-“Non lamentarti che sei fortunato”. Penso che nella vita solo un paio di cose siano realmente gravi: le malattie e il non poter dar da mangiare ai propri figli. Per il resto ritengo che le lamentele gratuite siano un reale insulto alla vita. A volte capitano i momenti no ma, appunto, sono momenti e sta a te farli passare. E sono certo che se hai questo atteggiamento la vita prima o poi ti ripaga.