ECONOMIA. LA FRANCIA TORNA A RESPIRARE.

Edoardo Secchi

DI EDOARDO SECCHI

La Francia registra una riduzione del deficit del 9% che si attesta a 61,19 miliardi, contro i 67,2 miliardi nel 2012. Una riduzione di 6 miliardi rispetto al 2012, e di circa 30 miliardi rispetto al 2011 (90.8 miliardi). La riduzione del deficit è dovuta anche alla riduzione delle importazioni (-2.3%). C’è da notare che il peso del costo dell’energia rappresenta ben l’83% del deficit commerciale.

Il miglior surplus commerciale arriva dal settore aeronautico e spaziale che registra una buona performance, pari a 22 miliardi (20.3 miliardi nel 2012), spinta dalla vendita di Airbus (1503 contro 833 nel 2012). A seguire troviamo il settore agroalimentare che registra una crescita del 3.3% pari a 11,5 miliardi di euro (11.4 nel 2012).

Anche Il settore farmaceutico e della cosmesi hanno registrato un buon risultato. Il settore della cosmesi, profumeria e chimico cresce con un eccedente di 9.4 miliardi di euro (7.7 milardi nel 2012) mentre il mentre il settore farmaceutico registra un livello record, con una progressione del 2.5% pari a 4.5 miliardi.

Gli altri settori presentano un deficit stabile ed in alcuni casi peggiorato rispetto al 2012, come il settore automobilistico che si deteriora ulteriormente di 2.7 miliardi, toccando quota 6.1 miliardi.

La Francia è il 4° esportatore mondiale di servizi e 5° esportatore mondiale di beni

Ottima performance francese nel settore dei servizi (uno dei settori chiave del paese) che registrano un eccedente commerciale di 33 miliardi di euro, in aumento del +3.4% rispetto al 2012. Inoltre, sul campo dei beni, la Francia è quinto esportatore mondiale dopo i Paesi Bassi.

Leggero aumento delle imprese esportatrici

Sempre nel 2013 si nota un leggero aumento, pari all’1,25%, delle imprese esportatrici che raggiungono il numero di 120.700 (contro 119.200 nel 2012). Il numero delle imprese di taglia media è cresciuto del 2%, pari a 4.100.

Posizione nel commercio mondiale

La parte della Francia nel commercio mondiale è pari al 3.1% mentre nei paesi OSCE registra, dal 2010, una stabiliazzazione pari a circa il 7%