AI CONFINI DELLA REALTA’. LA STRANA STORIA DI JIMMY SAVILE

DI FLORIANA LA ROCCA

Vuota come un sacco senza fondo o un’anima stracolma anche dell’impossibile? Quale delle due abitava il segaligno fisico di Jimmy Savile? Morto nel 2011, la sua carcassa ormai in avanzato stato di decomposizione (e il cielo sa, alla luce dei fatti postumi, quanto e come un simile individuo dovesse sgretolarsi ancor prima e più di altre salme, divorato da parassiti endemici, come endemica era la sua inenarrabile perversione) non potrà far male ad altre vittime innocenti, usando la sua popolarità di bravo e stimato presentatore (anche singolare, ma questo non sarebbe indicativo di una personalità disturbata a quei livelli) della BBC, in Gran Bretagna. Gli abitanti dell’oltretomba hanno sentenziato la sua colpevolezza o, nell’eterna vacanza della morte, altri disperati criminali si complimentano con lui non tanto per l’efferatezza dei suoi atti quanto per le modalità con cui sono stati eseguiti? Le deviazioni psicologiche stuprano una mente che dello stupro e della violenza ne fa ragioni di vita con extra-ordinarie soddisfazioni. A un bambino di dieci anni che, riconoscendolo, chiese l’autografo, usò violenza sessuale con penetrazione, negli uffici della reception di un hotel, abbondantemente protetto dalla sua fama. Dal 1955 al 2009, 214 violenze accertate, di cui 34 stupri; vittime, dagli 8 a 47 anni di età, 450 in 28 città diverse. Grazie alla sua notorietà aveva facile accesso a ospedali, scuole, carceri e ospizi. Il capo dell’Unità anti-pedofilia di Scotland Yard, David Gray, dice che egli impiegava ogni giorno della sua esistenza ad alimentare la terribile perversione e ad organizzare come attuarla. “L’uomo nero” si nasconde ovunque, spesso infiocchettato dal subdolo perbenismo e da sorrisi che ne mimetizzino la forra in cui vive. Se i buchi interiori sono troppo profondi da tollerare, il controllo sfugge sino al punto di non ritorno. Sarà mai stato felice Jimmy Savile? Sì! Quando sottometteva le sue vittime, rispettando così il patto con l’insano demone che lo schiacciava, che non poteva ignorare per quel delirio d’onnipotenza a cui doveva rispondere senza porsi domande