CRISTINA BORASCHI: LA VOCE DI JULIA ROBERTS

DI SUSANNA SCHIMPERNA

La voce di Cristina Boraschi è splendida. Ma non basta. Caso rarissimo in Italia, la sua dizione è naturalmente perfetta, senza essere impostata, forzata. Ma non basta. Boraschi sa recitare, e a tutte le attrici che ha doppiato ha regalato con la sua voce mistero e profondità, forza e sfumature. Sono tante, queste attrici. Tutte, appunto. Tra le superstar, JuliaRoberts, Sandra Bullock, Meg Ryan, Gwyneth Paltrow, Isabelle Adjani, Julianne Moore, Michelle Pfeiffer, Jacqueline Bisset. E poi Bridget Fonda, Daryl Hannah, Geena Davies, Halle Berry. Ma anche Simona Cavallari, Agnese Nano, Valeria Golino. A sorpresa, dive indimenticabili come Merle Oberon e Loretta Young.  Però lei molte non le ama, peggio, non le stima, e non ha problemi a dichiararlo, seduta nel suo enorme divano insieme ai gatti («sono single: mi innamoro solo di uomini impossibili»), mentre mangia l’unico dolce che le piace (il gelato) nella casa di Roma in cui abita da più di quarant’anni. Una casa divertente, piena di roba, colorata, fatta per la comodità dei quattro gatti – Gaudì, Modì, Audrey, Holden – non meno che per lei. E’ così anche la casa di Parigi, mi dice. Comprata doppiando la sola Julia Roberts, che d’altronde è responsabile pure del suo premio più importante, il Nastro d’Argento per il doppiaggio vinto per il film Close.

 

Come ha cominciato a doppiare?

Mi piaceva moltissimo il cinema e avrei voluto fare qualcosa di tecnico, ma dopo laureata ho seguito il consiglio di un amico e mi sono iscritta alla scuola Fersen, senza dirlo a mia madre chesperava che cominciassi a lavorare, e facendomi prestare i soldi da mia cugina. E’ stata l’unica cosa che ho fatto di nascosto in tutta la mia vita, però dopo due mesi non ho retto e ho confessato. A scuola avevamo l’insegnante di mimo che era un doppiatore: se pensi che il mimo è quello che non parla ma usa solo il corpo e il doppiatore è quello che usa solo il corpo ma non si vede… fa ridere, no? Era specializzato in due cose in antitesi l’una con l’altra. Lui mi ha portato a vedere una sala di doppiaggio, e mi è piaciuto talmente tanto che ho detto «è questo il lavoro che voglio fare». Sono entrata in sala di doppiaggio e non ne sono mai più uscita. Ho cominciato a fare l’assistente e qualche turno di doppiaggio in contemporanea. Dopo un po’ una mia collega mi ha detto «se io fra un anno ti vedo ancora che fai l’assistente ti rompo tutte e due le ginocchia». Notevole che una collega donna ti dica una cosa così incoraggiante.

Un incoraggiamento piuttosto energico…

Ci voleva. Io sono veramente timida, facevo grande fatica a presentarmi e chiedere, ma sono anche determinata e non ho mollato. I ragazzi che mollano presto li vedi subito, e si rovinano anche se hanno talento. Essere tenaci è indispensabile. A proposito di tenacia: stavamo facendo le prove a Roma del Cirano con Proietti, e un giorno venne una nevicata esagerata. Il pomeriggio alle prove ci siamo presentati in dieci, gli otto attori non di Roma del cast, Proietti che è uno stakanovista, io che non sono di Roma che facevo l’aiuto regista… e dei 29 ragazzi della sua scuola non se n’è presentato nemmeno uno, giustificandosi tutti con «nevica, come si fa».

La sua voce è ritenuta super. Ne è sempre stata consapevole?

Assolutamente no. E’ la stessa voce di mia madre, di mia sorella. Uno standard di famiglia. Non ho mai avuto problemi di dizione, vengo da Milano e sono stata molto a Roma, ma non ho mai avuto grosse sporcature lombarde o romane. Al telefono mai nessuno mi ha detto «che bella voce!». Mi chiamavano ogni tanto i fan, nel periodo delle telenovele. Mi dicevano emozionati «ma lei è proprio Cristina Boraschi?» Sì. E loro: «veramente non sembra».

Doppiando cerca di rendere il più possibile la voce dell’attrice o ne modifica un po’ l’intonazione, la recitazione?

E’ necessaria una premessa. Io faccio doppiaggio ma sono contraria. Essendo laureata in storia del cinema, a me un film piace vederlo in originale coi sottotitoli, quindi ritengo il doppiaggio un tradimento. Però per vedere un film straniero bisogna arrivare a un compromesso: o perdi le immagini per leggere i sottotitoli che sono sempre approssimativi e riassuntivi, o rinunci alla voce. In Italia il pubblico non ama i sottotitoli, ma se dobbiamo doppiare occorre rispettosi, immedesimarci in quello che vediamo, non inventare il personaggio ma assomigliare il più possibile all’originale. Se sei completamente diverso vuol dire che il direttore del doppiaggio ha sbagliato. Il doppiaggio deve non migliorare la versione originale come alcuni dicono, ma riprodurre, essere fedele.

 

Lei ha doppiato anche attrici italiane…

Simona Cavallari e Agnese Nano nella Piovra, Valeria Golino in Amnesia investigativa. C’è stata quell’epoca, tra gli anni ’80 e ’90, poi grazie a dio hanno cominciato tutti a recitare con la voce loro. C’erano anche modelle straniere che non sapevano parlare senza accento, ne ho fatte alcune. Ci sono stati incroci pazzeschi nel doppiaggio italiano. Paolo Ferrari che doppiava il protagonista italiano di un film in cui lui, Ferrari, recitava pure come attore… doppiato da un altro. Mastroianni doppiato da Sordi. Tutti sono stati doppiati, anche Gassman. Perché stavano girando un altro film, stavano da un’altra parte, e poi non si dava alcuna importanza alla voce. Ma era tutta gente che sapeva recitare. Non c’erano i cani che ci sono adesso.

Oggi tra fiction, telefilm e soap c’è una quantità incredibile di cose da doppiare, eppure il mondo dei doppiatori è in crisi. Non si guadagna più come prima, non c’è lavoro abbastanza per tutti. Come mai?

La crisi ha toccato anche noi. Tutti coloro che devono pagare il doppiaggio dichiarano di poter pagare poco. Noi avevamo un contratto di lavoro che è scaduto tre anni fa e non l’abbiamo ancora rinnovato. Sono almeno un paio d’anni che tanti, anche bravi, lavorino meno o vadano a lavorare sottocosto, e questo fa sì che la qualità dei lavori sia a peggiorata moltissimo. Ma la qualità non importa più. Si lavora a casaccio, va bene tutto, va bene gente incapace che doppia malissimo. In realtà secondo me c’è chi approfitta del periodo di crisi per dire non ci sono soldi,ma non è vero ed è mortificante per chi lavora.

Lei da sempre è veramente una cinefila. Che mi dice del cinema italiano?

A me piace abbastanza, lo vedo molto. Il limite grosso è che ha sempre un respiro esageratamente corto,nazionale, paesano. Non è perciò esportabile. La grande bellezza è un film furbo che è stato fatto richiamando qualcosa che è celebre all’estero tipo La dolce vita di Fellini, ricalcando schemi che all’estero sono già famosi. E’ stato fatto a tavolino per vincere l’Oscar, e ci ha beccato. Ma è scopiazzato e in peggio. Se parliamo di attori, in Italia di bravi ce ne sono, altroché. Gifuni, Bentivoglio, Favino, Battiston, Germano, Giallini.

Donne?

Ho un po’ di problemi con le donne. Secondo me, in questo panorama sono meno brave degli uomini. Mi piace Isabella Ragonese, mi piace la Bobulova che è straniera e anche la Smutniak, che parlano con la loro voce e recitano in un italiano stupendo, meglio delle italiane. Non mi piace Sabrina Ferilli che trovo molto limitata a quel tipo di personaggio, e detesto Isabella Ferrari. Tutte e due sono convinte di essere geni.

Tra le attrici straniere che ha doppiato chi pensa che sia sopravvalutata e chi trova invece veramente brava?

Julia Roberts è sopravvalutata. Non è malvagissima, ma non è niente di che. Sandra Bullok è un’altra che fa solo fiati, versi e soffiate, come Meg Ryan. Anche Julianne Moore è molto presa dalla sua bravura e già questo mi dà fastidio. E la Paltrow è scipita, senza personalità. Mi piace molto Michelle Pfeiffer, è graziosa, mi è simpatica. Ma non so se sia davvero brava.

(mia intervista pubblicata su Il Garantista, 7 agosto 2014)