OLGA, LUCIA, BERNADETTA: IL LORO SACRIFICIO DI MISSIONARIE E’ UN SEME DI SPERANZA

Maria Pia De Noia

MARIA PIA DE NOIA

Si fa presto a catalogare tutti alla stessa maniera sotto il cupolone del Vaticano. Ma la chiesa è anche questo: missionari e giovani partiti in direzione del mondo non necessariamente per spargere il verbo e fare proseliti. Chiesa è anche Olga, Lucia, Bernardetta. Assassinate in un’altra parte di mondo che era diventata la loro terra.

Eugenio Melandri

OLGA, LUCIA, BERNARDETTA
Le conoscevo tutte tre. Conosco Kamenge, il quartiere di Bujumbura dove sono state assassinate. So le vicissitudini di questo centro dove sono passati e continuano a passare migliaia di giovani che si incontrano al di là di ogni differenza etnica. In un paese che nella sua storia, anche recente, ha visto persone di diverse etnie farsi guerra.
Ma non voglio ricordare personalmente Olga, Lucia e Bernardetta. Lo faranno in tanti, ricordando il loro impegno totale e quotidiano nei confronti delle persone che so andate a incontrare e con cui hanno camminato insieme.
Vorrei fare solo una considerazione che, a mio avviso, va alla radicalità dell’impegno che Olga, Lucia e Bernardetta si erano assunte quando hanno deciso di farsi missionarie entrando nella Congregazione delle Missionarie Saveriane. Decidendo, quindi di spendere tutta la loro vita per la Missione.
Sono infatti certo di una cosa: l’avevano messa in conto questa eventualità, questa possibilità. Il giorno in cui hanno accettato di seguire questa vocazione, hanno messo in conto anche l’eventualità di donare tutta la loro vita (si direbbe “fino a spargere il loro sangue”). Poco importano in fondo i dettagli del loro assassinio. Se sia stato uno squilibrato. Se le abbiano ammazzate per fare una rapina o quant’altro. Importa sapere che hanno speso tutta la loro vita. Senza tirarsi indietro. Pronte a dare la vita. “Nessuno ha amore più grande di chi dona la vita per i propri amici”, dice il vangelo.
Ricordo che i saveriani, ma parlo di tanto tempo fa, quando entravano in noviziato erano soliti cantare una canzone alla Madonna. “Mira i tuoi figli….”. Nel ritornello si cantava una strofa che può apparire superata, romantica, vecchia. Ma che, a mio avviso, coglieva bene la sostanza della scelta che si andava a fare. “O Madre pietosa, laggiù del martirio la palma gloriosa noi sospiriam”. Linguaggio forse vecchio. Romanticismo. Ma chi sceglieva questa strada sapeva fin dall’inizio di dover mettere nel conto anche il dono della vita.
E, ricordando queste tre sorelle il ricordo va anche al 30 settembre 1995 quando, allora c’era guerra civile in Burundi, vennero assassinati Padre Ottorino Maule, Padre Aldo Marchiol e la volontaria laica Katina gubert. In quegli anni, vista la situazione alcuni istituti missionari avevano deciso di lasciare il Burundi, dove i cristiani si ammazzavano tra di loro. I Saveriani avevano scelto di restare.
Qualche mese prima di quel trenta settembre ero a Bujumbura nella Casa dei saveriani. Quel giorno facevano il ritiro spirituale e il titolo era provocatorio: “Perchè restare?”. Ricordo che Padre Maule contestò il titolo. “Un missionario non si domanda mai se restare. Al massimo si chiede “come restare”. E Lui è rimasto là, piantato in quella terra a cui ha donato la vita. Così, ne sono certo, come restaranno Olga, Lucia e Bernerdetta. Quella era ed è la loro terra. Saranno piantate come seme di speranza, di vita, di solidarietà, di pace.
Ho letto che la Mogherini ha assicurato il rientro delle salme in Italia. Sono sicuro che non ce ne sarà bisogno. Resteranno là. Cocciutamente piantate in quella terra che ormai è totalmente la loro terra.
Grazie della testimonianza che ci avete dato.

 

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