TATUAGGI, QUANDO I CORPI SI TRASFORMANO IN MURALES

Umberto Sammarini

DI UMBERTO SAMMARINI

Io appartengo alla generazione Enrico Toti, non perchè mi manchi una gamba… anche se, pensandoci bene, ogni tanto quella destra si incricca, comunque le ho tutte e due. Non sono nemmeno un tradizionalista, l’ultima volta che ho messo la cravatta è stato al battesimo di mia figlia. L’anno scorso, per fare il figo con la mia amica, ho indossato la giacca due ore, per tutto il resto vesto casual ciancicato ( stropicciato per i non residenti a Roma).

Ho vissuto diverse mode, una mi lascia perplesso: quella dei tatuaggi. Intendiamoci, mi piacciono, se ne vedono di molto belli, non la capisco più come moda, quando i corpi delle persone si trasformano in murales. Corona non c’ha più un millimetro di pelle libera, mi sorge il dubbio che sia tatuato anche nella zona riproduttiva, metà dei calciatori sembrano carte geografiche. Ormai i nuovi ricchi sono i tatuatori, tre quarti dei quali illegali. Vabbè, stiamo parlando della generazione Erasmus 2.0 (che vordì?), sono giovani, è il tempo loro.

Parlo degli altri, quelli della generazione Enrico Toti, come me. Personalmente trovo ridicolo Pannella, col suo codino spellacchiato, anche Vendola con l’orecchino gigante alla capitan Sparrow, talmente pesante che il lobo dell’orecchio gli è arrivato sulla spalla, figuriamoci un nerboruto sessantenne con i tatuaggi che gli partono dai polsi. Si piacciono, godono di sfrenata autostima, nelle foto assumono posizioni che mettono in risalto gli stessi e i bicipiti grossi come prosciutti, frutto di spaventose sculate in palestra. Mens sana in corpore sano? Mah?

Sporadicamente acchiappano pure, un’estimatrice se cerchi finisci per trovarla. Essendo un tipo estremamente onesto, mi sono posto la seguente domanda: “Sarai mica geloso, perchè con i tuoi ottantaquattro chili scarsi, senza nemmeno uno scarabocchio addosso, sei condannato alla vita dell’asceta?”. Ci ho riflettuto a lungo, ho messo una delle mie foto a confronto con una di quegli orchetti e non ho avuto il minimo dubbio. “Meglio solo che conciato così”. Fossi vagamente retrogrado?