IL CAFFÈ DI CORRADINO. TRA GUERRA E PACE

Corradino Mineo

DI CORRADINO MINEO

“Fermeremo: l’Isis sono mostri”, il Corriere della Sera dà conto della reazione britannica alla decapitazione di David Haines. “Corsa per salvare il quarto ostaggio. Arabi pronti a bombardare l’Is” scrive Repubblica, ma Bernardo Valli sottolinea le contraddizioni e i limiti dell’alleanza messa su dal segretario di stato americano Kerry. La Turchia, paese Nato, non ne fa parte, L’Iran non si fida di stati sunniti, fino a ieri finanziatori del califfato, come Qatar e Arabia Saudita, in più chiede la partecipazione di Assad in cambio del sì ai bombardamenti in Siria, bombardamenti sui quali la Russia, sotto sanzioni per l’Ucraina, potrebbe porre il veto all’ONU.

Il Giornale si occupa, diciamo così, del fronte interno. “I tagliagole a caccia di italiani. Li rapiscono perché paghiamo”. Polemica servita da un’improvvida dichiarazione del sottosegretario Giro (NCD), secondo cui il governo porterà a casa con ogni mezzo gli italiani rapiti (pagando qualunque riscatto a chiunque li abbia catturati). Preoccupato del fuoco amico (Forza Italia contro Nuovo Centro Destra), Angelino Alfano butta la palla in angolo e chiede che sia usata la legislazione anti mafia per combattere i terroristi del Isis.  Eppure non dovrebbero mancare, dopo 13 anni dall’11 settembre, norme e strumenti per scovare e neutralizzare i terroristi uslamici. Forse mancano determinazione ed efficienza, cose di cui dovrebbe rispondere per primo il Ministro dell’interno.

Repubblica loda la grinta che Renzi mostra con l’Europa: “Basta diktat, sulle riforme decidiamo noi”. Sul Corriere, però, Galli della Loggia chiede al premier di “fare i nomi” di chi ostacola le riforme e Pagnoncelli rivela che “il decisionismo del premier piace (ancora) al 56% degli italiani” ma i ministri raccolgono giudizi negativi: pollice verso al 66% per Alfano e al 55 per Lupi, Boschi bocciata dal 38% e promossa dal 26, Poletti 36% di no e 16% di sì, Andrea Orlando 34 no e 17% di sì. Tale è l’apprezzamento delle riforme. Solo per il ministro del tesoro, Padoan, che pure non sembra un campione di comunicazione veloce, sì e no si equivalgono: il 33% dice di apprezzarlo, il 34 no.

Secondo la Stampa si litiga sulla durata delle vacanze: “I magistrati e i politici allo scontro sulle ferie”. All’interno, però, il giornale intervista Raffaele Guariniello il quale, con santa pazienza, spiega come la durata delle ferie si possa e si debba accorciare ma che i tempi del processo non diventeranno, per questo, più brevi. E tira in ballo quella forma di amnistia per i potenti chiamata “prescrizione”.  “Come si sa io studio tutte le sentenze della Cassazione penale: in molti casi che colpiscono l’opinione pubblica, ad esempio disastri, infortuni sul lavoro, tumori professionali, i giudici riconoscono il reato ma interviene la prescrizione”

Questo pomeriggio il Parlamento, a Camere riunite, è chiamato a votare per 2 giudici costituzionali e 5 componenti “laici” del Consiglio Superiore della Magistratura. Ieri il presidente del Senato Grasso ha lanciato l’allarme “Grave una fumata nera. Non si bloccano le Camere”, riferisce Repubblica. Ed è probabile (se non ci saranno troppe assenze perché è lunedì) che la fumata sia finalmente bianca. Ma non è senza fondamento la polemica del Fatto “Camere bloccate per i giochini di Renzi e B”. La lista dei nominandi è stata comunicata ai parlamentari solo all’ottava votazione e l’accordo tra Renzi e Berlusconi su Catricalà non ha tenuto. Nessuno ha spiegato perché sia stato escluso dalla rosa un candidato, che sembrava naturale per il CSM come Massimo Bruti, né perché invece sia stato inserito un inquisito a Napoli per “falso ideologico” come Luigi Vitali di Forza Italia. Il Parlamento avrà le sue colpe, ma “i decisori” non brillano in trasparenza. E questo, quando si vuol passare a una democrazia decidente  (riforma del Senato, legge maggioritaria, più poteri al premier) non è certo rassicurante.