ARTICOLO 18, CHI L’HA VISTO?

DI CINZIA GUBBINI

Non voglio fare polemica a vuoto, ma cercare di ragionare. Qualcuno mi può spiegare quale posto di lavoro ha salvato l’articolo 18? Io ho visto migliaia di persone licenziate, in aziende che non stavano affatto fallendo, con l’accordo dei sindacati. Se poi volete venirmi a fare l’esempio della ragazza licenziata perché non la dava al padrone, ve ne porto 10 che se ne sono dovute andare causa mobbing, perché non gliela davano. Non lo dico perché sono a favore dei licenziamenti facili, tutt’altro. E sarei pronta a scendere in piazza se qualcuno osasse voler mettere in discussione l’articolo 28 (libertà sindacale) quello che ha fatto ottenere il reintegro dei lavoratori di Melfi in Fiat (quelli sì, posti salvati contro lo strapotere padronale). Oggi, adesso, in questo momento, io ‘st’indignazione popolare per l’articolo 18 davvero non la capisco. Il licenziamento andrebbe sempre evitato, quando questo è possibile. Ma come? A che è servito st’articolo 18? Chi l’ha visto? Tanto più che praticamente non esiste più, dopo la riforma Fornero: o meglio, l’accordo con i sindacati è stato di scrivere quella legge abbastanza male per cui se vivi in zone dell’Italia con tribunali sensibili e sindacati attivi, vieni reintegrato, sennò ti attacchi. Questo è quello che sta succedendo, da tre anni. Facciamola l’analisi sulla riforma Fornero: scoprirete che in certe zone del nord le percentuali di reintegro sono alte, e in altre zone pari a zero. Questa è democrazia? No, ma siccome a qualcuno fa comodo….E stiamo difendendo sta roba qua? Ripeto, non ce l’ho con nessuno, perché capisco il punto di vista di tutti. Però andiamo anche oltre. Per esempio andiamo avanti sul job act, che è un gran casino e dice di voler facilitare, ma ne dubito. Tutti dicono che vogliono fare 3-4 contratti e poi ne rimangono in piedi 40 (38, forse…). Per me sul lavoro i problemi sono tre: 1) i salari. In Italia si lavora per due lire, ovunque, tranne alcuni top manager e gente che si porta a casa stecche allucinanti con alcune fortunate stock option. Alzare il livello dei salari e del pagamento delle prestazioni. ALZARE 2) l’unico deterrente vero per l’azienda, secondo me, è dire: se mi licenzi (sia per indeterminato che per determinato) mi devi garantire una buona uscita, e non ci stanno cavoli, accordi, eccezioni, niente. Sì, è brutto essere licenziati a 50 anni, ma intanto con un quarantamila euro in banca (in base all’anzianità di servizio, ovviamente) t’assicuro che la vita ti sorride più che stare ad aspettare l’assegnino del cavolo da 800 euro (quando va bene) dell’Inps per la cassa integrazione. Oh, ovviamente dovrebbe trattarsi di soldi non tassabili (al contrario delle attuali liquidazioni) 3) Obbligo di aggiornamento (a carico dell’azienda) da una certa età in poi. Il tutto, per ciò che mi riguarda, a fronte anche di una sfoltitina alle tasse a carico delle aziende. Non è il migliore dei mondi possibili, anzi, fa abbastanza schifo. Ma intanto può essere che soffochiamo un po’ di meno. E ora, insultatemi.

L’articolo 18 non è un privilegio